«Suor Angelica». Il grido dell’anima che incanta Cittanova

Alla Comunità degli Italiani il capolavoro di Puccini prende vita in una versione raccolta e intensa, dimostrando che la grande musica può parlare a chiunque e trasformare anche gli spazi più familiari in luoghi di profonda partecipazione

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«Suor Angelica». Il grido dell’anima che incanta Cittanova
Un crescendo di applausi Foto Nicole Mišon

Quando si parla di opera lirica, la mente corre subito ai grandi templi consacrati alla musica: il Teatro alla Scala di Milano, l’Opéra Garnier di Parigi, il Metropolitan Opera di New York, la Wiener Staatsoper di Vienna o il Teatro Bolshoi di Mosca, solo per citarne alcuni. Non ci si aspetta certo di imbattersi, in “luoghi comuni” frequentati quotidianamente, nei grandi capolavori di Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Wolfgang Amadeus Mozart o Richard Wagner e, soprattutto, non si immagina che tali opere possano essere realmente accessibili a chiunque. Nell’immaginario collettivo, erroneamente, questi nomi vengono spesso associati a un universo distante, riservato a intellettuali o a persone di elevata cultura e di un determinato ceto sociale, percepito come elitario e poco inclusivo.

Eppure non è affatto così: un’opera può essere ascoltata, compresa e apprezzata da chiunque, indipendentemente dal background personale. Proprio su questo principio di accessibilità si fonda il progetto promosso dalla Società cooperativa Filarmonica FVG, nato con l’intento di valorizzare, nella regione Friuli Venezia Giulia e nei territori transfrontalieri, il talento dei giovani diplomati dei conservatori. L’orchestra si propone di sostenere le istituzioni locali e di promuovere una cultura di frontiera, attraverso concerti innovativi che trasformano l’ensemble musicale in un autentico strumento di dialogo interculturale e coesione sociale.

In questo contesto, presso la Comunità degli Italiani di Cittanova, è andata in scena “Suor Angelica”, opera di straordinario impatto emotivo composta da Giacomo Puccini. A dare il benvenuto ai musicisti della Filarmonica FVG e agli interpreti, guidati dal dirigente Petar Matošević, è stata la presidente del sodalizio Cristina Fattori, visibilmente soddisfatta nel vedere la sala gremita, tra cui erano presenti il sindaco di Cittanova, Anteo Milos, il vicesindaco in quota CNI, Andrea Zancola e il direttore della locale SEI, Luka Stojnić.

L’introduzione di Andrea Furlan e Cristina Fattori

Diffondere cultura

“‘Suor Angelica’ è una delle opere più importanti di Puccini. Presentarla in un formato ridotto come quello di questa sera è sempre un’operazione complessa: l’orchestra originale è molto più ampia rispetto a quella che vedete, così come il coro e il numero dei cantanti, ma li abbiamo ‘compressi’ per adattarli a spazi come questo – ha spiegato in apertura Andrea Furlan, promotore dell’iniziativa –. La Filarmonica FVG ha deciso di costituire un’associazione con l’obiettivo di portare la musica classica anche in realtà più piccole, evitando che sia il pubblico a doversi spostare nei grandi teatri. Il progetto è nato nel 2023 insieme a Petar Matošević ed era inizialmente rivolto alle scuole; in seguito abbiamo compreso che poteva coinvolgere un pubblico ben più ampio. Così, nel 2025, abbiamo portato ‘Suor Angelica’ a Capodistria, un mese fa a Verteneglio e ora siamo qui, con l’auspicio di estendere l’iniziativa anche ad altre Comunità degli Italiani”.

Il silenzio è calato in sala e, fin dalle prime note, è apparso evidente l’elevato livello della serata. “Suor Angelica” è un’opera in un atto di Giacomo Puccini, su libretto di Giovacchino Forzano, parte del “Trittico” insieme a “Il Tabarro” e “Gianni Schicchi”, in cui dominano i personaggi femminili. Ambientata in un convento immerso in un’apparente quiete, la composizione offre un crescendo emotivo capace di catturare lo spettatore: prima lo avvolge nella curiosità di scoprire il segreto della protagonista, poi lo trascina in uno sconforto profondo che sfocia nella tragedia finale.

Un momento dello spettacolo
Foto Nicole Mišon

Interpretazioni intense

Martina Spessot, nei panni di Suor Angelica, conquista il pubblico con le sue qualità vocali e con un’intensa espressività scenica, immedesimandosi pienamente nella protagonista e dando voce a emozioni, speranze e al dolore più straziante che si possa provare: la perdita di un figlio. Alla purezza del personaggio principale – il cui stesso nome, Angelica, evoca un’aura celestiale – si contrappone la Zia Principessa, figura austera e imponente impersonificata da Victoria Mikulina. Di fronte alla sua interpretazione, il pubblico si trova diviso tra la durezza e la mancanza di empatia del personaggio e l’indiscutibile bravura dell’artista che lo incarna.

Mentre le due donne dialogano, gli spettatori assistono impotenti al dramma che si consuma, sperando invano in un colpo di scena che possa mutarne il destino. Lo strazio di Angelica è accompagnato da un silenzio sospeso: nessuno in sala osa muoversi o fiatare, quasi a non voler turbare la sofferenza della suora lacerata dal dolore. Le barriere si dissolvono e i presenti vengono trasportati altrove, si ritrovano nel parlatorio del convento, condividendo l’angoscia della protagonista che, dopo sette anni di silenzio da parte della famiglia, apprende della malattia che ha consumato suo figlio fino alla morte.

Quando sembra che il tormento non possa farsi più acuto, Suor Angelica scende in giardino, raccoglie alcuni fiori e prepara un intruglio fatale che la condurrà ad abbandonare la vita terrena. Solo l’intervento miracoloso della Vergine Maria, che all’ultimo istante affida tra le braccia della donna morente il figlio ormai perduto, dona un tenue spiraglio di luce a questa vicenda tragica.

L’interpretazione di Victoria Mikulina e Martina Spessot
Foto Nicole Mišon

Esecuzione vibrante

Il risultato complessivo è stato quello di un’esecuzione vibrante, capace di trascinare il pubblico in un’esperienza sonora di rara intensità, anche grazie al coinvolgimento dell’orchestra ridotta per l’occasione. Ogni intervento strumentale è apparso curato nei minimi dettagli, segno di un lavoro attento e di una profonda coesione artistica.

L’opera presentata a Cittanova si configura così come un viaggio intimo e potente, capace di trascinare il pubblico nell’universo interiore di una protagonista indimenticabile. La risposta della sala è stata immediata: un applauso fragoroso è esploso al termine della rappresentazione, liberando le emozioni trattenute durante l’intera esecuzione.

Un progetto concepito con cura e lungimiranza, che avvicina l’opera lirica alle persone e dimostra, in modo chiaro e convincente, che l’arte di qualità può essere compresa, condivisa e amata da tutti.

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