«Stabat mater», eccelle il Coro

Goran Žiković

FIUME | Dopo otto anni dall’ultima esecuzione nella Cattedrale di San Vito, nel Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” è stato riproposto mercoledì scorso lo “Stabat mater” di Gioachino Rossini, che ha visto protagonisti l’Orchestra e il Coro della Filarmonica slovena e il Coro della Scuola di Musica di Vinko Vodopivec di Ajdovščina, sotto la direzione del Mº Borut Smrekar. In veste di solisti il soprano Kristina Kolar e il basso Dario Bercich dell’Opera fiumana, nonché il mezzosoprano sloveno Jadranka Juras e il tenore colombiano Kirlianit Cortés Gálvez.

Rossini compose lo “Stabat mater” in due fasi, tra il 1831 e il 1841, e dopo aver completato i primi sei movimenti dovette fermarsi per motivi di salute. Incaricò quindi Giovanni Tadolini di portare a termine questa sequenza liturgica. Dal momento che Rossini si dedicò nuovamente alla composizione nel 1841, non fu mai chiarito quali siano stati esattamente gli interventi del Tadolini nel tessuto musicale dello “Stabat mater”. La prima esecuzione, che fu dedicata a don Manuel Fernández Varela, ebbe luogo a Parigi nel 1842 e fu un trionfo.
Si tratta di una composizione particolare, in quanto, salvo quinto, nono e decimo movimento, è strutturata come una serie di arie d’opera – il forte di questo maestro della lirica –, intercalata dagli interventi del coro. A chi è abituato a opere sacrali pregne di pathos e solennità, questo “Stabat mater” si rivela musicalmente piuttosto in contrasto con il drammatico testo della sequenza cattolica del XIII secolo, tradizionalmente attribuita al Beato Jacopone da Todi. In compenso, l’opera vanta una serie di belle linee melodiche e cori di particolare delicatezza.
L’eccellente Orchestra e il Coro della Filarmonica slovena si sono dimostrati un organico compatto e preciso nella resa delle impegnative pagine di Rossini, sotto la guida del gesto essenziale del Mº Smrekar. Particolarmente riusciti si sono rivelati il quinto movimento (Eja mater) per basso e coro, nel quale Dario Bercich si è cimentato in un avvincente dialogo con l’organico corale, in un movimento particolarmente esigente dal punto di vista dell’intonazione. Lo stesso vale per il quartetto di solisti nel sesto movimento (Sancta mater), mentre la culminazione dello Stabat mater si è avuta nel nono e decimo movimento (Quando corpus morietur e In sempiterna saecula. Amen). È qui che la sequenza ha raggiunto la sua apoteosi drammatica e la solennità tipica delle composizioni sacrali. Delicate e belle le armonie, dolce ed emotiva l’interpretazione del Coro.
Si sono fatti onore i solisti dell’Opera fiumana Kristina Kolar, la quale ha offerto ancora una delle sue sentite e affidabili interpretazioni, e Dario Bercich, con i suoi interventi sempre competenti. Brava Jadranka Juras e discreto Kirlianit Cortés Gálvez.
Il pubblico ha premiato con un caloroso applauso i solisti, ma soprattutto il Coro e l’Orchestra, il che ci fa sperare che questa non sarà l’ultima occasione di vederli sul palcoscenico del TNC “Ivan de Zajc”.
Una piccola osservazione riguarda il programma di sala che è di solito ben curato. Questa volta non è stato così. Infatti, oltre all’espressione “a cappella”, che in tutto il testo viene riportata erroneamente “a capella”, dobbiamo segnalare pure le sviste nelle brevi biografie dei solisti ospiti (Jadranka Juras e Kirlianit Cortés Gálvez) nelle quali si leggevano soltanto i loro cognomi, mentre le frasi erano sconclusionate. Sarebbe opportuno prestare più attenzione a questi particolari, soprattutto considerato il fatto che i programmi di sala non vengono distribuiti gratuitamente, ma sono a pagamento.

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