«Sotto il tappeto»: La memoria di una famiglia

Rosanna Bubola, vincitrice del primo premio per la Sezione Prosa in lingua italiana al Concorso d'Arte e di Cultura Istria Nobilissima, nell'intervista rilasciataci, illustra l'argomento dell'opera gratificata

Rosanna Bubola

Scrivere per non dimenticare. È ciò che ha spinto l’attrice Rosanna Bubola, già responsabile del Dramma Italiano di Fiume, ora direttrice dell’Università Popolare Aperta di Buie, a scrivere il racconto “Sotto il tappeto”, con cui si è aggiudicata il primo premio per la Sezione Prosa in lingua italiana al Concorso d’Arte e di Cultura Istria Nobilissima. Come recita la motivazione, si tratta di “un racconto tra lo storico e lo psicologico con passi in dialetto e una notevole ricchezza inventiva”.

 

 

Storie del nostro passato
“Il racconto ‘Sotto il tappeto’ è un misto tra fantasia e realtà, è la vita che neghiamo e ricacciamo sotto tappeto consapevoli o meno di farlo”, ci ha spiegato Rosanna Bubola, interpellata per un’intervista. “La prima traccia quella che parla di Mario, l’uomo delle mattonelle, è nata come esercizio per non perdere la creatività, è un breve racconto nato da una serie di parole a caso e legate insieme in una storia. Poi, l’autunno scorso (2019) ho iniziato a registrare mio padre e i suoi racconti d’infanzia, nel suo dialetto istroveneto di Villa Cocciani che ho mantenuto nel testo. Sono storie vive, veraci, vere, che secondo me vanno raccontate perché fanno parte del nostro vissuto ormai dimenticato. Alla fine ho deciso di incastrare le sue storie in quella traccia dimenticata in fondo all’hard disc del mio pc e così è nato il tutto. È la prima volta che ‘scrivo un racconto’ con mio padre (che ne era ignaro), per cui il merito di questo premio va anche a lui”.

 

La complessità della vita
“Il personaggio di Mario è inventato, come la sua vita e il suo amore, e ci fa capire che nonostante cerchiamo di riscattarci dal male che abbiamo fatto non sempre ci viene data quest’occasione – ha continuato la nostra interlocutrice -. È un racconto che parla di un uomo e della complessità di essere uomo, della fatica di vivere e della solitudine. Parla dei pregiudizi, dei giudizi, delle scelte e di come a volte, un estraneo, possa transitare per un frammento nella nostra vita e mutarne il corso.

È importante per me aver riscoperto la memoria di mio padre nei suoi racconti, che è la memoria della mia famiglia e la mia, perché noi non esistiamo alla nascita, ma molto prima, esistiamo già nella vita di coloro che ci hanno preceduto e veniamo cresciuti dalle loro esperienze e dal loro vissuto. Per cui, se sono come sono: grazie papà”!

 

Che cosa significa per te questo premio?
“Per me è un riconoscimento importante, significa che sono sulla buona strada, che il lavoro che sto facendo su me stessa come donna desiderosa di esprimere i suoi pensieri attraverso la scrittura è un sentiero che non devo abbandonare ma continuare a battere. Ogni premio è un punto di partenza, mai un arrivo. È un perpetuo ricominciare con la consapevolezza che le basi sono più solide e le opere da costruirci sopra dovranno essere migliori di quelle precedenti. Questo premio è una voce che dice ‘Non fermarti’, è vento nelle vele e chissà quali mari mi porterà a solcare la folle barca dei miei pensieri…”, ci ha rivelato Rosanna Bubola.

 

 

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