«Solengo». Un’ode e un addio alla giovinezza

Lo scrittore Fabiano Di Campli ha presentato al Dipartimento di Italianistica dell'Università «Juraj Dobrila» di Pola il suo romanzo d'esordio

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«Solengo». Un’ode e un addio alla giovinezza
Fabiano Di Campli e Sandro Cergna. In primo piano alcune copie del volume. Foto Fredy Poropat

Il Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola ha ospitato ieri lo scrittore italiano Fabiano Di Campli, che ha presentato il suo romanzo d’esordio intitolato “Solengo”, edito dalla Casa editrice Carabba. Per l’autore, classe ‘96 e nativo di Lanciano, in provincia di Chieti in Abruzzo, è stato in pratica un ritorno a Pola, visto che nel 2022 nell’ambito del programma Erasmus+ (che permette agli studenti universitari di svolgere un periodo di studio o tirocinio all’estero in un’università europea o extra-europea partner), ha svolto un semestre appunto al Dipartimento di Italianistica (poi si è laureato in Filologia moderna). Da qui l’amore verso la Città dell’Arena e l’emozione sentita, come puntualizzato da lui stesso, di ritrovarsi a Pola, questa volta però in un’altra veste, ossia per presentare “Solengo” (è uscito nel marzo scorso), il primo romanzo dopo la raccolta di racconti “I miei occhi mi lasciano partire” edito nel 2022.

Il cinghiale solitario
A moderare l’incontro è stato il prof. Sandro Cergna, docente di Italianistica in seno al succitato Dipartimento. Innanzitutto “Solengo” non è un romanzo da descrivere, bensì in primo luogo da leggere per poi farsi una propria opinione, principalmente sulla solitudine. Infatti, il termine “solengo” viene usato nella zona abruzzese-toscana per il cinghiale solitario, che si allontana dal gruppo per vivere da solo e in completo isolamento, con i propri pericoli, rischi e paure. Non è buono da mangiare perché la sua carne è dura, però è molto ricercato dai cacciatori appunto per la sua furbizia che lo rende introvabile e difficile da cacciare per cui rappresenta un prezioso trofeo.

Fine di un periodo
“Solengo” quindi viene usato come una metafora per i ruoli dei tre personaggi principali del romanzo, i giovani Eugenio, Ottavia e Tommaso. La trama è contemporanea e si svolge durante un’estate in una delle contrade di Lanciano, con accanto il mare da una, e la montagna dall’altra parte. “Il romanzo nell’insieme racconta la fine della giovinezza, che è la fase d’età più bella, e il passaggio ad un’altra fase di vita. Ho cercato di descrivere la realtà di una contrada, nel suo microcosmo marginale, che è una realtà limitata e poco considerata, isolata dal contesto principale ossia dal resto del mondo. “Solengo” rappresenta tutti i personaggi principali: Eugenio è un personaggio pragmatico, pratico; Ottavia una ragazza desiderosa di viaggiare e sfuggire per poi ritornare sempre; e Tommaso è un musicista, chiuso, riservato, una persona che non sa notare che cosa gli succede accanto”, così Di Campli che ha scritto il romanzo in maniera frammentaria, e con un proprio stile particolare. “Mi interessa cercare la piacevolezza di raccontare – ha proseguito –, e adoro la riscoperta del raccontare, del parlare, del trasportare. Ciò che si conserva nei microcosmi dei tre personaggi principali. Ho cercato di raccontare un mondo che non è stato mai raccontato nella tradizione abruzzese, nonché di accettare l’immancabile fine di un ciclo della vita, che è la gioventù. Per scrivere il romanzo – ha sottolineato Di Campli –, dovevo trovare dei narratori inconsapevoli, per meravigliarsi e stupirsi sempre, tenendo conto di non dare nulla per scontato. Solengo in questa circostanza è un termine vasto, interpretato da diversi lati, e alla fin fine legato alla solitudine”, ha concluso lo scrittore.

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