“Da quella volta non l’ho rivista più/Cosa sarà della mia città/Ho visto il mondo e mi domando se/Sarei lo stesso se fossi ancora là/Non so perché stasera penso a te/Strada fiorita della gioventù/Come vorrei essere un albero che sa/Dove nasce e dove morirà”, così si espresse il grande cantautore e così ha fatto emozionare oggi, 3 dicembre, Bruno Nacinovich, nelle vesti di suo ispirato interprete alla Comunità degli Italiani di Pola. Non vi è polese “vero” o quel “polesan sicuro”, del verso Nato drio la Rena, che si dimostri in grado di restare immune a “1947”, testamento di memorie e non riconoscere dentro a tanto di stupenda espressione canora-musicale, il più intimistico amore empatico nei confronti di Pola e della sua più grande cicatrice di cui la storia l’ha sfregiata. Manco le generazioni dei decenni successivi che, senza potersi sottrarre, hanno assorbito e ereditato nel più profondo dell’anima il trauma famigliare celato entro una gamma di sentimenti complessi – dolore, perdita, timore, resilienza, speranza. È questo che si sono portati dentro i polesi andati raminghi per il mondo dopo aver abbandonato la propria città natia, deprivata dalla propria essenza storica, dalla propria gente ed anima identitaria che, fino ad allora, le aveva sempre dato forma e contenuto, volto, sembianze e immagine italiana. Nessuno, ma proprio nessuno come Sergio Endrigo, figlio di Pola, ha saputo raccontare in così nostalgica e struggente maniera, la tristezza della perdita, lo smarrimento del senso di appartenenza spazio-temporale, l’inquietudine della gioventù recisa e la conoscenza del dubbio che sorge per disconnessione dal proprio mondo d’origine.
Un personaggio che ci appartiene
E nessun altro luogo come Pola sarebbe altrettanto felice di meritarsi un breve ma intenso saggio culturale, per raccontare nuovamente Sergio Endrigo, il celebre cantautore italiano che portò con sè, stipati nella medesima valigia, Pola, il senso di sradicamento e di soffocata sofferenza interiore dei propri genitori, che attraverso il grande talento musicale è riuscita a scaturire e manifestarsi a parole di sì dolce e prorompente poesia. Il Consolato generale d’Italia a Fiume, l’Unione Italiana e la Comunità degli Italiani di Pola ci hanno nuovamente omaggiato con Sergio Endrigo e onorato della presenza dell’ambasciatore d’Italia a Zagabria, Paolo Trichilo, proponendo una piccola, ma apprezzata esposizione informativa e un intermezzo musicale dedicato al personaggio che la nostra CNI sente proprio. Lo stile espositivo e le illustrazioni fornite ricordano vagamente gli umori dell’arte fumettistica italiana anni ’70, quando Endrigo cavalcò con successo i più rinomati palcoscenici della musica italiana, anteponendo il proprio melos versatile e impegnato ai brani orecchiabili della musica leggera. Da qui si possono leggere le tappe salienti della carriera professionale di Sergio Endrigo, mentre è il primo pannello, l’incipit della sua vita, l’infanzia-gioventù polese ad attirare una più marcata attenzione, anche leggendo quel che disse, ripensando allo strappo doloroso dalla sua città (“fu veramente una sofferenza per gli adulti e così l’ho cantata pensando non tanto a me quanto a loro, ai grandi”).
Versi e parole
Quel che la mostra ha proposto (testi di Anna Villari e illustrazioni di Andrea Ventura) è stato completato in canto da Nacinovich, dando voce a “Nelle mie notti”, “Io che amo solo te”, “L’arca di Noè”, “Ci vuole un fiore”, “Canzone per te”, fino al bis voluto di “1947”. E quel che la musica non ha detto, lo hanno trasmesso le parole, tante parole di soddisfazione per quanto proposto e di gratitudine per l’incontro conviviale offerto. La presidente della CI, Tamara Brussich, ha rivolto i saluti ufficiali all’ambasciatore, alla console Iva Palmieri, al presidente della Giunta esecutiva dell’UI, Marin Corva, al vicesindaco di Pola in quota CNI, Vito Paoletić, all’assessore istriano della Cultura, Vladimir Torbica, per poi indirizzare la dovuta riconoscenza collettiva alle istituzioni diplomatiche, ai governi di Italia e di Croazia, all’UI, alla Regione e alla Città di Pola per il supporto dato alla realizzazione di tantissimi piccoli e grandi progetti dedicati ad Endrigo.
Sinergia tra istituzioni
Saluti quindi al salotto buono della CI, da parte di Paoletić, che ha invitato il pubblico appassionato a questo autore a diffonderne meglio la conoscenza e la memoria nella, sua e nostra, città. Dopo aver paragonato l’animo sensibile di Endrigo all’uomo istriano, Torbica ha quindi ceduto la parola a Corva per i ringraziamenti alle autorità diplomatiche, che essendo costantemente presenti sul nostro territorio sono riusciti a generare straordinaria sinergia tra le istituzioni, avvicinandosi alla grande all’intera CNI. Il piacere di essere a Pola, “città bella e carica di storia”, è quanto manifestato nel momento culminante della serata, dall’ambasciatore Trichilo, dettosi convinto che è proprio la sinergia ad aver portato a noi pure “questo piccolo progetto dal grande valore simbolico”, che fa parte di una pianificazione più ampia con cui si intendono celebrare più iconiche figure italiane nel mondo. La prossima, estremamente importante per l’istro-quarnerino, sarà quella del grande scrittore Fulvio Tomizza.











































