Serena Ferraiuolo un anno dopo

L’attrice del Dramma Italiano racconta il suo primo anniversario trascorso in seno alla compagnia fiumana

Serena Ferraiuolo

È da un anno esatto che l’attrice Serena Ferraiuolo è venuta a rimpolpare le file del Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume, subentrando all’ex direttrice Rosanna Bubola.
Nata a Napoli, diplomata nel 2016 alla prestigiosa Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano con i migliori docenti e registi del panorama teatrale italiano ed europeo, l’attrice 27.enne si è imposta all’audizione svoltasi all’inizio di aprile dello scorso anno in seno alla nostra compagnia di prosa. E proprio in occasione del suo primo anniversario al Dramma, l’abbiamo voluto raggiungere per porle alcune domande.

Che cosa ci dici di questa tua esperienza fiumana?

“A Fiume mi trovo bene, è una città accogliente. Ciononostante ho impiegato un po’ ad ambientarmi, devo ammetterlo. È stato un cambiamento di vita radicale e abbastanza repentino. Il primo ostacolo è stato senza ombra di dubbio la lingua. Ma ci tengo a dire che anche nei momenti di difficoltà non mi sono mai pentita della scelta fatta. Ero già abituata a stare lontano da casa. Napoletana di Pozzuoli, ho vissuto a Milano per cinque anni prima di venire a Fiume e l’idea di un trasferimento in sé non mi spaventa, è connaturato al nostro lavoro, e a volte è necessario”.

Come riassume questo periodo trascorso alla compagnia di prosa in lingua italiana di Fiume?

“È stato un anno di transizione e travagliato, senza dubbio, per il Dramma Italiano. Di transizione perché poco dopo il mio arrivo è avvenuta la nomina a direttore di Giulio Settimo e travagliato perché il Dramma ha avuto difficoltà dal punto di vista finanziario. E pertanto il mio è stato un inizio ‘caldo’ e difficoltoso. Ma sono rimasta piacevolmente colpita dall’atteggiamento dei miei colleghi, da tutta la compagnia, che mi ha accolto sin da subito con grande calore e che ha dimostrato sempre grande professionalità nei momenti di disagio”.

Immagino che l’ansia dovuta a questa situazione di liquidità influisca non poco sulla qualità artistica?

“Penso che la qualità artistica vada oltre ogni problema e che ogni singolo professionista, coinvolto in un progetto, abbia la responsabilità di dare il meglio di sé stesso. Il teatro soffre spesso della mancanza di fondi, chiaramente il caso della nostra compagnia ha le sue specificità. Ma l’atteggiamento per affrontare questo genere di difficoltà può essere lo stesso”.

Abbiamo avuto modo di seguirla in quattro produzioni della compagnia. L’ultima di questi giorni, nel ruolo di un consigliere nello spettacolo “Effetto farfalla”. Come si trova in quest’ultima produzione?

“È un personaggio che mi diverte molto. Oltre al personaggio in sé, che trovo molto stimolante, ho apprezzato il processo creativo che ha portato alla nascita dello spettacolo. Si è creata un’atmosfera di lavoro propositiva e giocosa, e ognuno di noi ha apportato qualcosa di personale al testo di Marco Di Stefano e Chiara Boscaro”.

Quale genere di teatro predilige?

“Mi piace molto quando, soprattutto nella drammaturgia contemporanea, si riescono a trattare temi seri con il sorriso. Più che un genere o un tipo di ruolo, posso dire che ho tre sogni nel cassetto: recitare un testo di Pinter, uno di Cechov e una tragedia greca”.

Ha avuto modo di descrivere o spiegare ai suoi colleghi italiani la fattispecie dell’ente teatrale dove lavora?

“Sì, molti miei colleghi e compagni di accademia sono rimasti incuriositi. In Italia non esistono realtà simili, per lo più gli attori sono liberi professionisti. È stata una novità per me e per la maggior parte delle persone con cui ho parlato, purtroppo non molte persone sanno dell’unico Teatro stabile italiano all’estero. È un peccato”.

Quali sono i suoi progetti futuri? Rimarrà al Dramma Italiano o ha intenzione di proseguire altrove la sua carriera artistica?

“A oggi mi sento di poter dire che continuerò a lavorare con il Dramma, ma come sempre questa è una domanda difficile alla quale poter rispondere. Vi è un grande margine di imprevedibilità nel nostro lavoro e credo che un attore debba essere pronto a cogliere le occasioni che gli si presentano. Ed è proprio con questo spirito che un anno fa, quando ho visto l’annuncio del Dramma Italiano, sono partita da Milano”.

Trovandosi a Fiume, come si rapporta con la lingua croata?

“Sono dell’avviso che studiare le lingue sia un grande stimolo e allenamento, il croato poi ha delle sonorità molto diverse dall’italiano e per questo mi ha incuriosito e, allo stesso tempo, spaventato sin da subito. Ho atteso qualche mese prima d’intraprenderne lo studio, perché avevo altre priorità all’inizio, ma presto ne ho sentito l’esigenza e adesso prendo lezioni. È fondamentale nella realtà quotidiana a partire dalle cose più semplici come la spesa, o per la comprensione degli spettacoli in lingua croata, o anche la semplice chiacchierata al bar. Ma la mia comunicazione in croato è ancora sempre precaria!”

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