«Segni d’impresa» nelle nostre terre di mare

A Trieste, al Civico museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata, mostra in visione fino a 29 settembre

TRIESTE | Alimentari e conserve, vini e liquori, sigarette e fumo, oli, petroli, carboni, chimici, tessili, cementi, laterizi, carte e valori, commercio, porti, cantieri, navigazione, turismo, e poi cartolibrerie, società assicurative, aziende edili, studi fotografici, vari negozi al dettaglio e persino allevamenti di canarini. Insomma, tutto ciò che ha fatto economia e dunque anche vita e benessere in Istria, Fiume, Quarnero e Dalmazia fra XIX e XX secolo. Nomi come Arrigoni, Apollonio, Calò, Cosulich, Drioli, Luxardo, Modiano, Romsa, Martinolich, Scoglio Olivi, Vlahov, cui si accompagnano le firme di autentici pionieri e maestri della cartellonistica italiana, Giuseppe e Pollione Sigon, padre e figlio, artisti e illustratori quali Argio Orell, Leopodo Metlicovitz, Gigi Vidris, Glauco Gamgon, Carmino B. Visentini, Gustavo Petronio, Alberto Zhelizh, Antonio Quaiatti, Gino Boccasile, Orfeo Toppi, Aldo Raimondi, Giorgio Dabovich…
Sono i “Segni d’impresa”, che l’Istituto regionale per la Cultura istriano-fiumano-dalmata porta in scena nell’estate 2019. Come spiega il presidente dell’Istituto, Franco Degrassi, che proviene da Isola (nota per l’industria conserviera), si è cercato come di consueto di offrire al pubblico una nuova mostra particolare, sfiziosa e accattivante – è stata inaugurata ieri sera al Civico museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata – incentrata sul mare della Venezia Giulia, non dimentichi dell’impegno istituzionale, che è quello di valorizzare e promuovere il patrimonio storico-culturale di queste terre, contribuire alla conoscenza della vita e dell’attività delle loro genti. “Sempre fedeli alla scelta di parlare di mare, del nostro mare, quello dell’Istria, Fiume e Dalmazia, questa volta lo abbiamo voluto in unione con la terra, quasi in simbiosi, in modo che entrambi contribuissero a far risaltare la laboriosità e la capacità imprenditoriale locale. Tante le chicche, tra queste la pubblicità dello spumante rosa prodotto a Orsera. L’impresa istriana, fiumana e dalmata fu grande protagonista dello sviluppo industriale, in particolare degli anni ’30, con numerose aziende appartenenti a diverse categorie. In quel periodo l’Istria era al primo posto fra tutte le Province italiane per aumento della manodopera. Fra il 1930 e il 1939 l’incremento del personale impiegato era pari al 57,13%, potendo contare allora su ben 689 aziende di significativa importanza, dando lavoro a oltre 26mila operai”. Come spiega il curatore, Piero Delbello, il solo ramo alimentare, nell’area della conservazione e del trattamento del pesce, vantava un’attività in grado di soddisfare non solo le richieste interne ma da essere in grado anche di produrre per una notevole esportazione.
In visione, tasselli che testimoniano il vissuto delle terre istriane, fiumane, dalmate: affascinanti inserti pubblicitari, oggetti, documenti, stampe, disegni, fotografie, guide… “Quantitativamente, ma anche qualitativamente, le meglio rappresentate sono le fabbriche e le industrie dei liquori, dove artisti come Giuseppe Sigon, agli inizi del ’900, con la Modiano, offrirà alcune locandine e manifesti di alta qualità, quali i tipi per l’Amaro Istria, della Petrali di Rovigno, o il maraschino Vlahov di Zara. Ma lo stesso Sigon – aggiunge Delbello – connoterà i manifesti per l’Austro Americana dei lussignani Cosulich o, in tutt’altro campo, i biscotti per fabbrica Calò di Rovigno. Resteranno nell’immaginario collettivo della gente altre pubblicità create fra gli anni ’20 e ’30 del Novecento, come la tigre dell’Arrigoni, disegnata nel 1924 dal figlio d’arte Pollione Sigon, o l’omino che guida la freccia dell’Italoil di Fiume, opera di Alberto Zhelizh attorno al 1930. Sino ad arrivare alla grazia leziosa che Ziliotto dà alle sigarette zaratine con la donnina déco che fuma. O agli ineguagliabili figurini per gli impermeabili Pirelli per il negozio Pancirolli di Pola disegnati dal triestino Giorgio Dabovich”.
“La mostra parla da sola”, ha commentato Delbello, e racconta di grandi uomini, che facevano lavori anche umili, e di grandi idee. Quelle che l’Irci sta mettendo in atto da alcuni anni, grazie all’armonia ritrovata tra presidente, consiglio direttivo, collaboratori e i volontari, che prestano la loro opera e ai quali Degrassi ha rivolto un sentito ringraziamento. “Tanti stanno cercando di impadronirsene, ma siamo noi che dobbiamo scrivere la nostra storia”, ha rilevato il direttore Delbello. L’Irci dovrà in futuro concentrarsi soprattutto sulla ricerca. Si apriranno ulteriori prospettive quando sarà messo in funzione il Magazzino 26, dove saranno trasferite non soltanto le masserizie degli esuli, ma anche parte dei cimeli conservati oggi nel palazzo di via Torino 8.
Al taglio del nastro, gli assessori Alessia Rosolen (Lavoro, Università e Ricerca) e Giorgio Rossi (Cultura, Sport, Giovani), che oltre a portare il saluto a nome rispettivamente del governatore della Regione FVG, Massimilano Fedriga, e del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, si sono complimentati con l’Irci per l’opera svolta e con la grande competenza e passione che anima il direttore Piero Delbello. Rossi, la cui madre era impiegata presso la Arrigoni di Umago, ha citato la grande dignità lavorativa delle nostre genti, di un popolo che ha poi affrontato l’esodo non in maniera pietistica, ma rimboccandosi le maniche per risollevare le proprie sorti. Anche Rosolen ha evidenziato l’intelligenza e la vivacità dei giuliano-dalmati, che con l’esodo hanno portato in Italia valori e principi, insieme con un patrimonio artistico e storico che hanno fatto grande non soltanto la città di Trieste, ma anche l’Italia e la civiltà occidentale. E dobbiamo essere orgogliosi di ricordare. Tra il pubblico, pure il presidente dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Renzo Codarin, l’ex presidente dell’Irci, Silvio Delbello. Luci puntate anche sulla Modiano, dalla quale provengono diversi materiali: l’amministratore delegato Guido Crechici ha annunciato una grande mostra per il 151.esimo della società.
La rassegna allestita al pianoterra del Civico Museo della Civiltà istriana, fiumana e dalmata, rimarrà aperta fino al 29 settembre.

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