Scrivere è una passione. Creare un mondo inventato, i suoi personaggi e una mitologia che li racchiude è un lavoro intellettuale enorme. Per scrivere bene poi è necessario, come per ogni altro lavoro, fare tanta pratica. Esistono sicuramente altri lavori meglio retribuiti, che richiedono meno ore di lavoro per un ritorno economico più favorevole. Però la gioia di vedersi pubblicare il proprio libro non ha prezzo. A parlare di questi temi è stato Marco Romerio, scrittore di romanzi fantasy alla sua prima esperienza editoriale. Autore del libro “Diario di un Mago, La Seconda Guerra della Magia” (primo atto di una trilogia), originario di Padova, si è presentato agli alunni della VI classe della Scuola elementare italiana “Dolac” e alle prime classi della Scuola media superiore italiana di Fiume.
Allenamento, pazienza, creatività
Gli scolari della “Dolac”, guidati dall’insegnante Barbara Fatur, hanno letto nelle scorse settimane un capitolo del romanzo di Romerio e, a giudicare dalle reazioni, il volume è riuscito a catturare la loro attenzione. Gli alunni, infatti, hanno posto all’autore delle domande su come si è evoluta la storia negli altri capitoli. Lo scrittore ha raccontato loro che la sua ispirazione sono stati i cartoni animati e il gioco da tavola Dungeons & Dragons. Partendo da un personaggio inventato in tenera età, ha sviluppato man mano durante gli anni tutto un mondo intorno ad esso. Dalle poche pagine iniziali di testo, dopo tanti anni, grazie anche ai commenti favorevoli dei suoi amici, è arrivata la decisione di scrivere un libro completo. Un libro non si scrive in un giorno, ha avvertito Romerio, ma “bisogna avere tante idee e cercare di metterle in ordine. Una volta che si ha un’idea di cosa si vuole fare, si inizia a mettere i tasselli uno dietro l’altro”. Altro aspetto importante è “vivere la storia che si sta scrivendo”, cercare di immedesimarsi nel protagonista e nelle vicende che lo coinvolgono. Non bisogna lesinare con l’immaginazione, “usate la fantasia finché non ve la rovinano”, ha aggiunto. In termini pratici, dal momento in cui ha deciso seriamente di scrivere il libro e la pubblicazione, è passato più o meno un anno. Il correttore di bozze è una figura cruciale per realizzare un libro come si deve. “Vuoi o non vuoi, per quanto tu possa rileggere il testo, si fanno sempre un sacco di errori che non si notano. Perché tu la storia l’hai riletta così tante volte che ormai non leggi più ciò che hai scritto, perché vai a memoria. Inizi a saltare e gli errori non si vedono. Bisogna per forza farlo leggere a qualcun altro”. Un altro elemento di prim’ordine è ottenere un feedback sull’effettiva chiarezza del testo. “Tu sai bene quello che volevi scrivere. Non è detto che riesci a scrivere, a chiarire bene, quello che avevi in testa”. E qui la prof.ssa Fatur si è unita al discorso, rivolgendosi agli alunni: “È importante rileggere, controllare il dizionario per non avere ripetizioni. Come faccio io spesso nei vostri compiti in classe. Io so quello che volevate dire, ma se non lo avete scritto, se non lo avete spiegato, chi legge non può capire. Quindi bisogna essere chiari quando si scrive”. Ci sono periodi in cui si fa fatica a scrivere, in cui manca l’ispirazione, ha affermato ancora lo scrittore padovano. Altri in cui, avendo tempo maggiore, il testo scorre in modo fluido. L’importante è scrivere costantemente: “Scrivete il più possibile, anche cose che non c’entrano con il racconto che state realizzando”. Fatur ha definito Romerio “un esempio importantissimo per i ragazzi a scuola. Perché, per scrivere non devi essere per forza uno scrittore. Si può fare un altro mestiere, ma coltivare la propria passione, non avere tutti quei paletti che c’erano prima”.
Il passo finale per completare l’opera è ragionare sulle copertine e sulle illustrazioni, cioè sulla parte grafica del libro. Oggi, buona parte di questo lavoro viene fatto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale (probabilmente per tagliare i costi). Talvolta, l’IA si usa per effettuare le correzioni del testo, ma i risultati possono essere inadeguati, con parti del testo completamente stravolte e fuorvianti in quanto al loro vero significato. Tutto sommato, scrivere un libro non è facilismo, ha concluso Romerio, “ragazzi, armatevi di pazienza, ve ne servirà tanta”.

La geografia dell’immaginazione
Usando un approccio simile, Marco Romerio ha presentato agli alunni delle prime classi di tutti gli indirizzi della SMSI il suo proprio libro, spiegando loro cosa significa scrivere al giorno d’oggi. In aggiunta ha ricordato che il genere fantasy ha un notevole successo commerciale grazie ai vari film e serie prodotti per il cinema e per i servizi di streaming. Avendo a che fare con un pubblico più adulto, si è dunque parlato anche un po’ di più degli aspetti economici. La storia narrata nel suo libro apre a riflessioni storiche e politiche che si legano alla nostra attualità. E, come succede spesso, ha ammesso, ogni scrittore mette un po’ di sé stesso in ogni personaggio: sia per gli aspetti postivi che per quelli negativi. È importante anche fare delle ricerche prima di scrivere, informarsi sulla terminologia e le soluzioni adottate da altri autori nelle loro opere. Lo stesso Tolkien, autore del famoso “Signore degli anelli”, come ha ricordato Romerio, si è ispirato molto alla mitologia norrena.
Dopo la presentazione, agli alunni sono state consegnate delle mappe geografiche inventate, con mari e continenti dai nomi inventati. Gli alunni, disposti in gruppi, hanno avuto il compito di elaborare una storia usando queste mappe, creare vicende e personaggi, per poi presentare le proprie idee agli altri partecipanti.
Il self-publishing
Romerio ha pubblicato il suo libro tramite Amazon, che offre un modello aperto, non costringendo gli scrittori ad adeguarsi alle esigenze dell’editore. Mediante questo sistema gli scrittori ottengono maggiore libertà a esprimersi, ma d’altro canto guadagnano molto meno e sono esposti a una concorrenza spesso spietata. La pubblicazione digitale è automatica e si stampa esattamente il numero di libri che vengono ordinati. Il sistema permette dunque a tutti di “fare gli scrittori”, ma l’altra faccia della medaglia è rappresentata dal fatto che vengono pubblicati libri in numeri spropositati, molti di qualità scadente o perfino scritti con l’IA. Per poter vivere di scrittura tramite questo modello, è necessario vendere almeno un migliaio di libri al mese, un obiettivo difficile da raggiungere.

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