«Schmarrn». La nostra storia nel piatto

Il romanzo ibrido della scrittrice e poetessa connazionale Laura Marchig tocca temi importanti della nostra esistenza usando la gastronomia come punto di incontro

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«Schmarrn». La nostra storia nel piatto
Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

Basta un piccolo dolce, la madeleine, immersa nel tè di tiglio, a risvegliare un ricordo del passato e riportarlo alla memoria. La cosiddetta “Madeleine de Proust”, conosciuta anche come sindrome di Proust, in quanto raccontata in “Alla ricerca del tempo perduto” dello scrittore francese Marcel Proust, è diventata il simbolo sinestetico del risveglio di un’emozione attraverso l’assaporamento di un piatto.

Proprio come è avvenuto per Proust, così anche nel libro, potremmo definirlo romanzo ibrido, della scrittrice e poetessa connazionale Laura Marchig, “Schmarrn”, la gastronomia tradizionale e i piatti tipici gustati nell’infanzia o in compagnia di persone care, aiutano a riallacciare i legami con la nostra storia e con il territorio. Le ricette, spesso molto semplici, un pezzo di pane col lardo e il sale, trasmettono calore, l’amore che diventa nutrimento. In un’epoca in cui tutto passa e niente è imperituro, i piatti tipici diventano un lascito familiare importante che risveglia in noi un senso di appartenenza.

Un invito a curare le nostre tradizioni
L’autrice stessa spiega di aver dedicato il volume a suo figlio Martino con la raccomandazione di mettere sullo schmarrn, una sorta di palacinca sfilacciata, lo sciroppo di lampone, proprio come le raccomandava a suo tempo sua nonna. Questa dedica è contemporaneamente un invito a curare le nostre tradizioni, preservare la nostra memoria storica, anche attraverso semplici ricette. Il libro, però, non vuole essere nostalgico, ma piuttosto un momento di unione, anche gioiosa, con i nostri morti.

L’importanza dello stare insieme
Parlando degli “gnocchi de susini”, gli gnocchi dolci con le prugne, Marchig fa un confronto tra le numerose famiglie di una volta e la solitudine delle famiglie moderne, che gustano gli stessi piatti di allora, ma nei medesimi sapori sembrano trovare meno gioia di quando si mangiavano in compagnia.
Le famiglie moderne non considerano più il cibo come un pretesto per stare insieme e le persone, non solo in famiglia, ma anche nel vicinato, sono più distanti e sole. “Schmarrn”, a detta dell’autrice, non vuole essere un ricettario e non insegna come riproporre le pietanze menzionate. Il cibo è uno spunto che dà vita a storie di persone incontrate e amate, ma i piatti tipici fiumani e di tutto il nostro territorio, spesso di origini tedesche, ungheresi o italiane, raccontano il capoluogo quarnerino e i suoi abitanti. I nonni dell’autrice sono nati nella seconda metà dell’Ottocento e lo schmarrn era un piatto che all’epoca si mangiava spesso, era fatto con le crêpes che non riuscivano.
La decisione di prendere proprio questa pietanza per racchiudere in una sola parola tutto il libro è legata alla semplicità dello schmarrn, che nasce da un errore, una crêpe imperfetta e brutta, che con qualche accorgimento diventa deliziosa.

Qualcosa da tramandare
Ciò che può sembrare brutto, storto o frammentato, imperfetto come lo siamo tutti noi, ha il potenziale di diventare qualcosa di prezioso da tramandare ai posteri. Non sono da trascurare nemmeno le pietanze a base di carne o di pesce, nelle quali Marchig trova non solo numerosi ricordi di gite in famiglia o incontri con amici, ma anche una profonda pietas per gli animali, che si immolano per nutrirci e nei confronti dei quali al giorno d’oggi non nutriamo né riconoscenza né empatia.
Un simile ragionamento viene fatto per quanto riguarda i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale, che influenzano il nostro territorio, ma anche le abitudini alimentari. L’autrice vuole sensibilizzare il lettore e lo invita a riflettere su alcuni aspetti che ci porta la modernità e che per molti versi sono dannosi.

Un’occasione per ricordare
Per quanto il cibo possa essere un’occasione per ricordare, per riflettere e per incontrarsi, in “Schmarrn” Marchig ci insegna che anche un semplice zabaione, il cosiddetto “chateau” o “satò”, può essere una consolazione nei momenti difficili e può strappare un sorriso. Il libro è stato presentato alla Fiera del libro “Sa(n)jam knige” di Pola e ha avuto un grosso successo non solo per il fatto che racchiude generi letterari diversi, poesia, prosa, immagini, ma anche perché l’autrice è editrice di sé stessa e ha realizzato il volume senza avere il sostegno di grandi case editrici. Il romanzo è stato accompagnato pure dal mediometraggio “Glazba spaja/ Moj svijet na tanjuru – La musica unisce/Il mio mondo in un piatto”, che è il proseguimento e l’emanazione del ricettario di famiglia. Il link verrà mandato a chi otterrà in omaggio o acquisterà il libro disponibile anche nella libreria Edit di Fiume.

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