Rispettare cultura e identità. La ricostruzione post sisma unisce

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Rispettare cultura e identità. La ricostruzione post sisma unisce
Laura Carlini Fanfogna, Maja Kocijan e Luca Caburlotto

Si è tenuto a Trieste un convegno sulle “conseguenze dei terremoti sui beni culturali e buone pratiche di ricostruzione da Italia e Croazia”, organizzato dalla Comunità croata a distanza di due anni dai terremoti di Zagabria. Il benvenuto agli ospiti in sala, ma anche a tutti gli spettatori connessi da remoto è stato porto da Gian Carlo Damir Murković, presidente della Comunità croata di Trieste, il quale ha auspicato che l’incontro possa essere un momento proficuo di scambio di buone pratiche per affrontare in modo efficace i rischi collegati a eventi catastrofici nell’ambito dei beni culturali.

Il cartellone del convegno

Il dialogo alla base della collaborazione

Pietro Mauro Zanin, presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, ha spiegato che bisogna creare collaborazione, approfondimento di conoscenza, consuetudine nel dialogo, in quanto sono le armi che ci portano alla convivenza civile.

“Lo dico in questi giorni quando molto di questo dialogo è stato abbandonato a favore di azioni aggressive – ha illustrato Zanin -. La vicinanza alla vostra Comunità è bipartisan e totalizzante nell’ottica della capacità del dialogo. Sono convinto che la convivenza di popoli diversi debba portare al bene comune del progresso umano e possa portare alla giusta sintesi se si parla e se ci si rispetta, se si fanno proprie le ragioni del prossimo. Chi rappresenta la Comunità croata nella nostra Regione ha questa funzione di ponte e questo incontro è allora un evento simbolico di unione tra i due popoli. I terremoti che hanno colpito la Croazia hanno rappresentato una riflessione su come affrontare il tema dei beni culturali distrutti. Nel 1976 un terremoto disastroso rase al suolo alcune chiese in stile gotico della zona del Friuli (mura di Venzone), beni straordinari dal punto di vista storico e architettonico. Sono architetto ed esperto di restauro, quindi ho un approccio tecnico alla tematica e penso che sia importante rifare le strutture com’erano e dov’erano perché la distruzione non è frutto del progresso”.

I saluti istituzionali sono continuati con Paolo Iannelli, membro supplente per il MiBACT presso il Comitato Operativo di Protezione Civile e componente del Coordinamento Nazionale del Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo. “Il presidente Zanin parlava del rispetto dell’identità ma ciò avviene quando si rispetta la cultura – ha puntualizzato -. Sono sovrintendente per la ricostruzione dell’Italia centrale, ma oggi voglio esporre le testimonianze, ovvero il percorso strategico fatto in questi anni, partendo dal terremoto in Friuli e a Venzone. Dobbiamo considerare non solo il danno dovuto alle scosse, ma anche il danno differito, il quale avviene dopo il sisma perché le strutture rimangono esposte a condizioni non di conservazione. Abbiamo lavorato intensamente per ridurre il tempo d’intervento e salvare in questo modo i reperti culturali e artistici”.

Il restauro dipende dai finanziamenti

Luca Caburlotto, soprintendente archivistico del Friuli Venezia Giulia ha dichiarato che in quanto archivista è nemico sia dell’acqua che del fuoco, ma per affrontare i problemi legati ai terremoti i termini chiave sono “prevenzione” e “formazione”.
“La prevenzione è stata poco curata ma il passo più importante sono stati i finanziamenti europei successivi alla crisi del Covid-19 e pari a 250 milioni di euro per il miglioramento antismistico per gli edifici ecclesiastici in Italia -ha spiegato-. Questa è stata un’occasione di strutturazione, ma anche di sviluppo ulteriore di conoscenze e buone pratiche. Sono importanti altresì gli accordi con Prefetture, Vigili del fuoco, Protezione civile, ma anche Carabinieri, per prevenire lo sciacallaggio”.
Ilario Schettino, capo dell’Ufficio Economico e Commerciale dell’Ambasciata italiana a Zagabria, ha dichiarato che la tematica dell’incontro è importante nelle relazioni bilaterali viste dalla prospettiva dell’Ambasciata Italiana a Zagabria. L’Ambasciatore della Repubblica di Croazia in Italia, Jasen Mesić, si è congratulato con Damir Murković per l’organizzazione del convegno.
“Sono archeologo e c’è sempre una competizione tra noi e gli architetti su cosa sia importante, quello che sta sotto terra o quello che sta sopra – ha illustrato -. Mi fa piacere che la nostra Comunità a Trieste abbia raccolto i rappresentanti delle Ambasciate di Roma e Zagabria, ma anche i rappresentanti del Consolato e gli esperti”.

Catalogazione e standard di qualità

Laura Carlini Fanfogna, direttore Servizi Musei e Biblioteche del Comune di Trieste, ha voluto esporre l’esperienza maturata su questi argomenti nel 2014 e che ha fatto da apripista per mettere in pratica lo strumento degli standard di qualità. Prima delle esperienze dell’ultimo decennio esistevano i requisiti obbligatori sulla sicurezza, ovvero 147 musei garantivano che gli edifici fossero sicuri, ma nessuno aveva un piano di emergenza per il patrimonio culturale mobile, solo per il personale e per l’edificio. La protezione del patrimonio è efficace solo se tutto il personale del museo è coinvolto, a tutti i livelli. Il nuovo piano di emergenza del museo doveva essere integrato all’interno del piano di emergenza civile comunale. Un altro fatto importante era l’individuazione delle opere d’arte da salvare, una scelta spietata ma indispensabile. Le opere, ha spiegato, si scelgono in base al tipo di problematica (sisma), in base a materiali e dimensioni e poi in base ad altri parametri, come l’unicità, il livello dell’artista, se si tratta di un’icona per il turismo, che abbia un valore storico piuttosto che artistico o altro.

Significativo pure l’intervento di Miroslav Gašparović, direttore del Museo dell’Arte e dell’Artigianato (MUO) di Zagabria, il quale ha ripercorso non solo le vicende degli ultimi anni, ma anche la storia del Museo, iniziata ben 140 anni fa.
“Nel 2014, quando abbiamo aiutato i colleghi italiani, non potevamo nemmeno immaginare che qualche anno dopo ci saremmo trovati in una situazione simile se non peggiore – ha ribadito -. Il 17 febbraio del 2020 il MUO celebrava 140 anni e all’epoca pensavamo che la guerra del 1991 fosse quanto di più devastante ci potesse succedere. Circa un mese più tardi è scoppiata la pandemia, seguita da ben due sismi, i quali ci hanno lasciato con 13mila metri quadrati di superficie da evacuare e un tetto di 300 tonnellate da mettere in sicurezza. Con un pronto intervento abbiamo salvato e catalogato 90 mila oggetti e ora siamo coscienti più che mai che dobbiamo sempre essere pronti a tutto, anche alle catastrofi che ci sembrano più remote” ha concluso.

I danni al tetto del Museo dell’Arte e dell’Artigianato di Zagabria

Le esperienze italiane e croate a confronto

Antonella Nonnis, referente della Commissione Sicurezza ed Emergenza ICOM (International Council of Museums), l’organizzazione internazionale dei musei e dei professionisti museali, ha parlato del Blue Shield (organizzazione per la protezione del patrimonio culturale) e dei Caschi blu.

Maja Kocijan, direttrice del Centro di Documentazione dei Musei di Zagabria, ha fatto una rassegna degli enti museali della capitale croata, illustrando i punti forti e i punti deboli di ciascuno di loro.

Kocijan ha raccontato pure l’estrazione dei reperti e l’evacuazione dei musei a Petrinja, nonché la creazione di un catalogo online con tanto di fotografie dei reperti messi in salvo, in quanto un documento di questo genere non esisteva. In Croazia ci sono 6,1 milioni di reperti museali, di cui il 65 per cento è a Zagabria. Dei suoi 33 musei solo cinque si trovano in edifici costruiti appositamente per ospitare musei e solo uno è stato costruito nel XXI secolo, ovvero il Museo dell’Arte contemporanea. Il 20 per cento risale al XVII o XVIII secolo, il 30 per cento XIX secolo. Del numero complessivo il 66 per cento è posto sotto la tutela della sopraintendenza

Solo quattro musei si trovano in edifici costruiti dopo il 1963, ovvero in seguito al terremoto di Skopje, dopo il quale sono state introdotte regole più rigide per quanto riguarda le norme antisismiche.

L’ultimo intervento della prima parte è stato quello di Paolo Scarpitti in rappresentanza dei caschi blu del Ministero italiano per i Beni e le Attività culturali culturali e per il Turismo. Scarpitti ha raccontato di essere nell’organizzazione dal 2009, anno della fondazione, e da quell’anno in soli 7 anni l’Italia è stata colpita da 3 gravissimi terremoti.

Nella seconda parte del convegno sono intervenuti Vlatko Čakširan, direttore del Museo civico di Sisak, Tajana Pleše, direttore dell’Istituto Croato di Conservazione di Zagabria ed è stata proiettata una video intervista di Gianluigi Trerè, del Museo Internazionale delle Ceramiche-MIC di Faenza.

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