Risiera di San Sabba, una mostra ricostruisce il processo del 1976

A cinquant’anni dalla sentenza, documenti e fotografie ripercorrono il procedimento celebrato a Trieste. Presentati anche due convegni di approfondimento storico e giuridico

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Risiera di San Sabba, una mostra ricostruisce il processo del 1976
Dunja Nanut, Serena Pignatado, Carla Marina Lendaro, Franco Cecotti, Tristano Matta. Foto JAN D'ALESSIO

Aprirà domani, 19 febbraio, alle ore 12 al Palazzo di Giustizia di Trieste la mostra dedicata al processo per i crimini commessi alla Risiera di San Sabba, presentata oggi nel corso di una conferenza stampa che ha riunito magistrati, storici, curatori e rappresentanti istituzionali. L’iniziativa si inserisce nel percorso di riflessione legato al cinquantesimo anniversario della lettura della sentenza del processo celebrato a Trieste nel 1976.

Una vicenda ai margini
La vicenda giudiziaria sulla quale si incentra l’evento, pur avendo rappresentato un passaggio rilevante nella storia cittadina e nazionale, è rimasta per lungo tempo ai margini del discorso pubblico. Il processo celebrato negli anni Settanta affrontò i crimini commessi nella Risiera di San Sabba durante l’occupazione nazista, nel contesto della Zona d’Operazioni del Litorale Adriatico, riportando al centro dell’attenzione una pagina drammatica della storia del Novecento.
Ad aprire l’incontro è stata la magistrata Carla Marina Lendaro, che ha richiamato il significato civile dell’iniziativa. Lendaro ha sottolineato l’importanza di tornare a riflettere su quel procedimento non soltanto come evento giudiziario, ma come momento di confronto collettivo con il passato, in un equilibrio delicato tra memoria storica e responsabilità istituzionale.

Patrimonio documentario
È intervenuto quindi Tristano Matta, presidente dell’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia, che ha evidenziato il lavoro di ricerca e conservazione svolto dall’istituto. L’ente dispone di un fondo archivistico ampio e strutturato, frutto di anni di raccolta e catalogazione di materiali relativi alla vicenda della Risiera e al processo del 1976. Parte di questo patrimonio documentario costituisce la base del percorso espositivo.
Franco Cecotti ha ricordato come negli anni non siano mancati momenti di studio e approfondimento dedicati al processo, segno di un interesse che progressivamente è tornato a emergere. La mostra nasce in questo contesto, con l’obiettivo di offrire al pubblico uno strumento chiaro di lettura e di comprensione, capace di restituire la complessità della vicenda giudiziaria senza semplificazioni.
Dal punto di vista dell’allestimento è intervenuta Dunja Nanut, che ha illustrato il lavoro di revisione e selezione del materiale fotografico. L’esposizione si configura come una mostra fotografica accompagnata da testi esplicativi, organizzata in modo da guidare il visitatore lungo le principali tappe del procedimento. Una parte dei contenuti è proposta anche in lingua slovena, riprendendo integralmente i testi della versione italiana, a sottolineare la dimensione plurilingue e transfrontaliera della memoria.

L’approfondimento del contesto
Il progetto non si esaurisce nell’esposizione. Nel corso della conferenza è stato spiegato che sono previste due giornate di convegno: una dedicata agli aspetti storici e una a quelli giuridici, con l’intento di approfondire il contesto e le implicazioni del processo. A queste si aggiungerà una tavola rotonda conclusiva, organizzata in tre lingue, a conferma della volontà di coinvolgere pubblici diversi e di favorire un confronto ampio.
È intervenuta anche Serena Pignatado, in rappresentanza della Cassa di Risparmio di Trieste, che ha espresso il sostegno dell’istituto al progetto, definendolo un’iniziativa di significativo valore culturale per la città. Sono stati inoltre citati, tra i collaboratori e i soggetti coinvolti nella realizzazione dell’iniziativa, il professor Mauro Bortolussi e altri contributori che hanno partecipato al lavoro preparatorio. La mostra si propone dunque di riportare al centro dell’attenzione cittadina il processo del 1976, offrendo ai visitatori la possibilità di rileggere quella vicenda attraverso documenti e immagini, in un percorso che intreccia ricerca storica e riflessione civile. L’obiettivo dichiarato è quello di restituire visibilità a un passaggio giudiziario che per anni è rimasto in secondo piano nel racconto pubblico, riaffermandone il valore nel contesto della memoria contemporanea.

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