Riflessione sulla libertà e sul suo prezzo

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Riflessione sulla libertà e sul suo prezzo

È una vera e propria chicca, da gustare dal primo all’ultimo minuto, la performance di danza multimediale “I’am alive” (Sono vivo) che ha avuto luogo nel fine settimana alla Filodrammatica. Di grande impatto e sopra le righe, dal piglio punk e decisamente in linea con l’estetica di Alessandro Michele che disegna Gucci, dalla riconoscibile firma coreografica di Žak Valenta e quella drammaturgica di Andrej Mirčev, con protagonista assoluto il bravissimo e irriverente ballerino Toni Flego. Lo spettacolo, prodotto dal teatro Trafik (in coproduzione con Platforma.HR), attraverso il coraggioso e giocoso assolo di Flego, vuole essere una sorta di omaggio alla personalità e al lavoro del controverso artista scozzese Michael Clark. Ma è pure una riflessione sull’espressione artistica e il mondo della danza in generale, sulle figure del coreografo e del ballerino, sui confini, progetti e vincoli burocratici imposti dall’industria culturale dell’Unione europea, sulla libertà e il suo prezzo, sui limiti (e sul modo in cui questi vengono superati) dell’uomo, sulla vita.

 

Coinvolgente Toni Flego

Il giovane ballerino è coinvolgente e si esibisce con disinvoltura, riportando sul palco alcune scene di Clark immortalato nel sesto episodio della popolare serie “The Performers”, (curata da Dylan Jones, prodotta nel 2018 da British GQ e il brand italiano Gucci, diretta da Johnny Hardstaff) mentre balla, rigorosamente indossando Gucci, nei luoghi più disparati di Tokyo, tra eccentrici love hotel e i tipici bagni termali. E come lui, o meglio, grazie a lui e tramite Valenta, Flego usa la danza e il movimento per raccontare la storia personale di un corpo che rifiuta di essere solo un enigma filosofico e/o solo un burattino al servizio di qualche sistema, che per cercarsi (e salvarsi?) cambia, si trasforma e, in tal senso, simboleggia la contemporaneità nella ricerca del crudo sopravvivere.

Toni Flego

Un essere forte e debole

Un essere forte e debole, amato e odiato, che si spinge fino all’estremo perfezionismo, ma che altrettanto denota una personalità anarchica e contorta, che sembra stabilire le proprie regole per poterle infrangere, che soffre ma non demorde e “vive” (emblematico il finale accompagnato da “Starman” di Bowie). L’energia ipnotizzante esiste proprio in quel punto di equilibrio tra forza e fragilità, potenza e vulnerabilità, che il ballerino fiumano riesce abilmente a trasmettere. Nel momento in cui le vite (la danza) di Clark, Flego e Valenta si intersecano si sente la riflessione a voce alta, in inglese, del ballerino, proiettata tramite un video in cui, sulla scia del short film di cui sopra, davanti allo specchio (Clark lo fa all’interno di una macchina), si interroga sul senso e significato della danza e racconta le proprie fragilità.

Specchiarsi per scoprirsi

È una fusione fra le loro percezioni e visioni, tra le inquietudini e le passioni, uno specchiarsi per scoprirsi, per raccontarsi, per capirsi e farsi capire.

La voce è alternata a un brano di musica elettronica. Sia gli accessori (Gucci) e gli abiti, tutti glamour e sfoggiati con cautela (creati dai costumisti Lidija Lovrić Bošnjak e Nikola Barbir), che gli interni sono scelti in modo da restituire allo spettatore un sorta di estetica post-punk, colorata, luminosa (le luci sono state ideate da Žak Valenta e Mario Vnučec), e in alcuni casi kitsch, che si presenta coerente con la presenza non più solo oltraggiosa, ma quasi iconica del protagonista. Tutto l’insieme, quindi, intreccia abilmente vari livelli e modalità narrative, confondendo realtà e finzione, elementi biografici e autobiografici, storie individuali e collettive.

Riferimenti alla cultura popolare

Oltre alla danza, la musica, con svariati riferimenti alla cultura popolare (come David Bowie e Lou Reed), è parte integrante dello spettacolo e ne sostiene perfettamente l’idea. L’ingegnosa scenografia di Magdalena Pederin consiste in un grande materasso (usato anche nel film di Clark) che si trasforma, grazie all’abilità del performer, secondo le esigenze della scena, e da un voluminoso lampadario costituito da un mucchio di preservativi gonfiati, a mo’ di palloncini. L’originale multimedialità è firmata da Ira Tomić e John Kardum e le comparse nel video sono Nina Jelić, Renato Buić, Afrodita Lekaj, Monica Karleuša. Il progetto è finanziato dal Ministero della Cultura e dei Media, dalla Città di Fiume, dall’Associazione Molekula di Fiume e dai centri di danza “K2K” di Fiume e “TALA” di Zagabria.

Un fotogramma del video

Il travolgente e ribelle Clark

Michael Clark (1962) è uno dei grandi fenomeni della scena londinese post-punk, un catalizzatore sui generis di talenti, culture e linguaggi. Sin dai primi anni Ottanta, il ballerino e coreografo scozzese è noto come genio iconoclasta della danza moderna, dopo esser stato un allievo prodigio alla London’s Royal Ballet School. Le sue creazioni uniscono da sempre rigore tecnico con divagazioni pop, rock e punk, e hanno trovato spazio non solo nei luoghi classicamente deputati alla danza, ma anche al Whitney Museum di New York e alla Tate Modern a Londra. La sua estetica è sempre stata non convenzionale, provocatoria, spregiudicata e ribelle e il suo look sovversivo. Caduto e rinato decine di volte, Clark ha attraversato l’ultimo trentennio della danza da protagonista eccentrico.

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