È stata una mattinata fuori dall’ordinario per gli studenti maturandi della Scuola media superiore italiana di Fiume. Niente banchi né interrogazioni, ma una proiezione cinematografica nella Comunità degli Italiani. Davanti a loro, accompagnati dai professori Dario Ban, Leo Nenadich, Tomislav Pauletig, lo schermo si è acceso con “Fiume o morte!”, docu-film di Igor Bezinović che affronta con tono ironico e originale l’epopea dell’impresa dannunziana. Una narrazione affilata, che non si limita a evocare il passato, ma lo mette in dialogo con il presente. La visione del film non è stata fine a sé stessa. Subito dopo, le immagini hanno trovato voce e carne negli attori fiumani che vi hanno preso parte. Un secondo momento dell’incontro, altrettanto significativo, ha permesso agli studenti di avvicinarsi al cinema non solo come spettatori, ma come ascoltatori di chi il film lo ha vissuto in prima persona, da dentro.
Una conversazione in famiglia
A coordinare l’incontro è stato Enea Dessardo, presidente della Comunità, che ha presentato ai ragazzi alcuni membri della CI che hanno preso parte al film. Tra questi, Silvana Zorich, Renzo Chiepolo, Andrea e Sara Marsanich, Adriano Ferletta. Volti noti, volti di casa. Le loro parole hanno intrecciato una narrazione parallela, fatta di aneddoti, impressioni, retroscena e piccoli gesti quotidiani, che hanno restituito il senso profondo di un’esperienza collettiva.
Silvana ha ricordato con affetto l’inizio dell’avventura, l’incontro con Bezinović, incuriosito dal dialetto fiumano e desideroso di coinvolgere la comunità locale nel progetto. “Ci ha chiesto di partecipare, di raccontare, di essere parte viva del film”, ha detto. Con un sorriso ha invitato anche i ragazzi a cogliere occasioni simili, perché “è stato divertente, stimolante. Se vi capita, provateci anche voi”. L’orgoglio si è fatto palpabile quando ha menzionato la proiezione del film al MoMA di New York, dove la Fiume raccontata ha trovato risonanza internazionale. Renzo Chiepolo ha condiviso il ricordo di una scena girata a Cosala. Vestiti da ufficiali, si sono trovati davanti a un anziano che, vedendoli, ha chiesto con stupore “Cosa succede qui?”. “Siamo tornati!”, gli hanno risposto per scherzo, prima di spiegare che si trattava di un film. Ma sotto l’ironia si nascondeva una consapevolezza più profonda. “Ai tempi del liceo, negli anni Sessanta, di D’Annunzio si studiava solo il poeta”, ha raccontato. “Questa esperienza mi ha permesso di scoprire aspetti della sua figura che erano rimasti in ombra”. Ha elogiato il lavoro con il regista, definendolo “calmo, rispettoso, sempre pronto ad ascoltare. Ci ha fatto sentire a nostro agio”.

Foto: ŽELJKO JERNEIĆ
Un coinvolgimento inatteso
Andrea Marsanich ha ammesso di essere stato coinvolto quasi per caso, su iniziativa della figlia Sara. Ma da quell’invito è nata un’esperienza profonda. “Un film ironico e insieme delicato, curato nei dettagli”, ha commentato, sottolineando l’importanza dell’uso del dialetto fiumano, una scelta linguistica che ha riacceso una voce spesso marginalizzata. Ha poi ricordato con fierezza il successo del film: oltre 23mila biglietti venduti, terzo documentario più visto in Croazia dall’indipendenza. La figlia Sara ha confermato come tutto si sia costruito a piccoli passi. “Non avevamo una visione completa”, ha spiegato. “Le scene venivano girate in modo non lineare, tra il 2021 e il 2022. Solo alla première del 2024 all’Art cinema abbiamo potuto vederlo nel suo insieme”. Andrea ha parlato del film come di “uno scrigno prezioso, un’eredità per voi e per chi verrà”.

Foto: ŽELJKO JERNEIĆ
Sul set, senza sapere il finale
Alla domanda di Dessardo su quanto i partecipanti conoscessero l’insieme della storia durante le riprese, la risposta è stata netta: nessuno aveva una visione d’insieme. Le riprese frammentate, la distanza temporale tra le sessioni di lavoro, l’assenza di una sceneggiatura condivisa nel dettaglio, hanno reso l’esperienza simile a un mosaico composto solo alla fine. Ma forse è proprio questa costruzione per frammenti ad aver dato alla pellicola un senso di autenticità e verità emotiva. Adriano Ferletta ha portato una testimonianza diversa, più fisica. Ha ricordato le ore passate sotto il sole estivo, in uniforme invernale e con un fucile in mano. Le sue scene, alcune tagliate in fase di montaggio, fanno comunque parte di quell’impegno collettivo che ha dato vita a un racconto corale. “Anche se non tutto è finito sullo schermo, ogni momento ha avuto valore”, ha detto.
Un film che unisce generazioni
“Fiume o morte!” si è dimostrato, quindi, molto più di una rievocazione storica. È un ponte narrativo fra generazioni, un gesto di affetto verso una città dalla storia stratificata, spesso contraddittoria, ma ancora viva. Grazie alle testimonianze di chi ha partecipato, gli studenti hanno potuto entrare in contatto con una realtà viva, fatta di linguaggio, memoria condivisa e legami invisibili ma fortissimi. Nessun eroe epico, nessun effetto speciale. Solo Fiume. Quella vera. Quella che si esprime nel dialetto, che conserva, che sa ridere e anche resistere. Per un giorno, nella sala della Comunità, la città si è fatta più vicina. Più vera. E più loro.

Foto: ŽELJKO JERNEIĆ
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