Il maestoso Requiem di Giuseppe Verdi è un “ospite” gradito al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume, dove viene proposto con cadenza quasi regolare per la gioia del pubblico fiumano, sempre felice di assistere numeroso all’esecuzione di un capolavoro verdiano. Quella di domenica sera, in occasione della Commemorazione dei Defunti, non è stata un’eccezione e ha attirato a Teatro un foltissimo pubblico. Protagonisti della serata sono stati anche questa volta, com’è stato il caso all’ultima esecuzione proposta sette anni fa, l’Orchestra sinfonica fiumana, il Coro dell’Opera e il Coro della Radiotelevisione croata (HRT), ma in questa occasione diretti dal Maestro Valentin Egel e con in veste di solisti il soprano Kristina Kolar, il mezzosoprano Martina Gojčeta Silić, il tenore Bože Jurić Pešić e il basso-baritono Marko Mimica.
Un’«opera in veste sacra»
È stato rimarcato più volte il carattere duplice di questo Requiem, composto nel 1874 in memoria del grande scrittore italiano Alessandro Manzoni, nel quale la profonda spiritualità del testo liturgico si sposa con un’espressività canora e un’orchestrazione che siamo abituati ad associare alla produzione operistica di Verdi, ma che insieme danno vita a pagine di trascendente bellezza. Quest’“opera in veste sacra”, come viene definita nel programma di sala dello “Zajc”, raccoglie in sé una vasta gamma di emozioni e stati d’animo, è un universo di umanità alla ricerca di redenzione e di elevazione spirituale.
Stando al musicologo italiano Antonio Rostagno, “con il Requiem di Verdi non si parla di musica, ma dei grandi temi della spiritualità, della ricerca della fede, della paura della morte, o meglio di cosa ci aspetta dopo; e soprattutto del terrore che in questo ‘dopo’ non ci sia altro che il nulla. Gli anni di composizione sono i più turbolenti della vita di Verdi, e corrispondono al periodo in cui egli è più lontano dalla fede; ma al tempo stesso numerosi lutti lo portano a riflettere più profondamente sulla morte e sul trascendente. Per entrare a fondo nel Requiem, occorre sempre tenere presente questo dato: la più importante composizione sacra di Verdi è una risposta a due impulsi opposti, da un lato una crescente ricerca di spiritualità e dall’altro il suo altrettanto crescente scetticismo sul problema della fede”.
Delicatezza e intensità
Il Requiem dell’altra sera ha fatto vivere le vibranti e sublimi linee melodiche, mentre l’intensità sonora dell’orchestra e del coro ha riflesso la potenza e la drammaticità del materiale musicale. Il Maestro Valentin Egel ha costruito un’interpretazione stratificata e attenta ai particolari, in cui momenti di eterea delicatezza si alternavano a quelli di straordinaria intensità. Sia il Coro che l’Orchestra hanno seguito con attenzione il direttore offrendo un’esecuzione toccante e di alto livello. I due cori, istruiti dai maestri Matteo Salvemini e Tomislav Fačini, hanno contribuito al suono monumentale del Requiem. Uno dei momenti più intensi è stato lo stupendo Lacrimosa, che è senza dubbio uno degli apici dell’intera composizione. Ci sono stati momenti di incertezza nell’intervento degli ottoni in Tuba mirum, ma nel suo insieme il Requiem ha raggiunto l’anima di chi l’altra sera si è trovato allo “Zajc”.
Solisti di spicco
I solisti hanno dato il loro determinante contributo alla riuscita del Requiem, interpretando i loro esigenti assoli con la gravità che esige una Messa per i defunti. Gli interventi di Kristina Kolar sono stati limpidi ed espressivi, particolarmente nel Libera me, nel quale però ci ha sorpresi un acuto mozzato laddove sarebbe stato necessario lasciarlo vibrare un po’ più a lungo. Ha fatto un bel lavoro Martina Gojčeta Silić, soprattutto nel Liber scriptus, offrendo un’interpretazione cesellata. Sono stati particolarmente belli i duetti tra Kolar e Gojčeta Silić e tra questi spicca Agnus dei, in cui le voci delle soliste assieme al coro e all’orchestra hanno dato vita a uno dei momenti più toccanti della serata. Il tenore Bože Jurić Pešić si è sentito particolarmente a suo agio nell’esecuzione del Requiem, dimostrandosi un interprete sensibile e generoso, dotato di una voce duttile. Jurić Pešić ha messo in mostra le sue doti nell’Ingemisco, che ha interpretato con grande delicatezza. Gli assoli di Marko Mimica, con la sua voce calda e vellutata, sono stati precisi e incisivi.
E mentre il quartetto dei solisti a cappella nel Lacrimosa è stato intonato con sicurezza, nel terzetto del Lux Aeterna le armonie ci sono sembrate un po’ imprecise. Tutto ciò, come abbiamo sottolineato più sopra, non ha inciso sulla qualità del risultato finale, il quale è stato degno di un capolavoro di tale portata. Il pubblico ha premiato tutti i musicisti con un lungo e caloroso applauso.

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