Rebeka Legović: fotografo pubblicitario dell’anno 2020

A colloquio con la giornalista e fotografa connazionale la quale ha vinto, per il secondo anno consecutivo, il primo premio nella categoria Moda del concorso IPA

Una fotografia della serie premiata “Temple of Colors”

Una delle arti più diffuse al giorno d’oggi, soprattutto grazie all’avvento della tecnologia, ma contemporaneamente poco studiata in quanto sottovalutata è la fotografia. Quanto sia difficile realizzare uno scatto di alta qualità lo si può evincere dai concorsi fotografici internazionali, dove nonostante le decine di migliaia di lavori pervenuti, pochi riescono a conquistare il favore della giuria. La connazionale Rebeka Legović, la quale ha lavorato anche per il nostro quotidiano, occupandosi di arte, moda e televisione, ha ottenuto il primo premio, per il secondo anno consecutivo, nella categoria Moda del concorso IPA (International Photography Awards). Dal 2003 lavora a TV Koper – Capodistria come giornalista, redattrice e conduttrice. Ha realizzato numerosi servizi e documentari ed è stata autrice e conduttrice di trasmissioni culturali e d’intrattenimento. Fin da giovane coltiva l’interesse per il design e per la fotografia, cosa che l’ha portata a sviluppare un occhio critico, alla continua ricerca del bello. Dal 2010, al lavoro di giornalista affianca anche quello di fotografa. Si esprime soprattutto in generi quali architettura e moda.

Rebeka Legović

Temi ricorrenti della sua produzione sono l’architettura, la moda e il nudo femminile. Quali sono le particolarità di questi tre elementi? Cosa trova in ciascuno di loro, che non esiste negli altri due?
“Del nudo femminile non mi occupo ormai da anni. D’altro canto non posso fare a meno dell’architettura, e non posso fare a meno della moda. Utilizzo entrambi i generi fotografici per esprimere le mie visioni, dando vita molto spesso a un interessante crossover tra architettura e moda. Sono attratta dal design e dalle linee pulite e da come la luce interagisce con lo spazio circostante. Preferisco il minimalismo, i colori potenti e una suggestiva composizione. Sono costantemente alla ricerca di luoghi che possano trasformarsi in mondi in cui le regole sono molto diverse, praticamente un’opportunità per sfuggire alla routine visiva. Solitamente ritraggo strutture imponenti in contrasto con la figura umana, il cielo e le nuvole. Queste ultime sono molto frequenti nei miei lavori e rappresentano il metafisico, l’effimero, un punto d’incontro tra il palpabile e l’immateriale, tra conscio e subconscio, tra l’evocativo e il subliminale. Praticamente una metarealtà di matrice onirica in cui reale e surreale si confrontano. Nel immortalare spazi senza tempo, plasmati dall’interazione della luce, dei colori e dei volumi, l’intento è dare corpo alle mie più intime visioni. Spesso mi allontano dalla rappresentazione realistica di un edificio e della figura umana adottando uno stile che si avvicina alla grafica o alla pittura. Conseguentemente ho notato che molte immagini suscitano dubbi mettendo in discussione il linguaggio fotografico stesso. Il mio stile è sicuramente emerso nel tempo. È qualcosa a cui ho inconsciamente lavorato. È importante trovare una propria strada, ma nulla arriva sotto forzature. Penso che un’immagine debba stimolare lo spettatore a creare la propria storia, e probabilmente ognuno ne fa una diversa. Non credo che una buona fotografia debba raccontare un’unica storia definitiva. Il mio desiderio è presentare e trasmettere allo spettatore una dimensione sino ad allora inimmaginabile, ma di perturbante nuova identità del reale”.

Quest’anno al premio internazionale per la fotografia sono giunti ben 13.000 lavori da 120 Paesi, in 13 categorie. Lei ha ottenuto il premio nella sezione dei fotografi non professionisti la foto «Temple of colors». Potrebbe illustrarci di che cosa si tratta e da dove ha tratto l’ispirazione per lo scatto?
“Innanzitutto vorrei sottolineare che ‘Temple of Colors’ non è una foto, ma una serie di fotografie che nasce un anno fa a Fiume. In collaborazione con l’agenzia di moda IM Studio Model Management e la loro modella Ivana Brajdić, a quanto pare abbiamo fatto un ottimo lavoro. Nella fotografia di moda bisogna stare attenti a tutte le componenti che sono egualmente importanti: stile, location, modella… Sono molto meticolosa per quanto riguarda la scelta della location perché, come detto prima, mi occupo anche di architettura, quindi ogni volta cerco di scegliere un luogo che unisca armoniosamente moda e architettura. Dal titolo della serie si evince quanta importanza ho conferito ai colori che ho usato non solo per una piacevole estetica, ma anche per enfatizzare le linee e conseguentemente rafforzare la composizione. Quando penso alla fotografia sono consapevole che l’osservatore medio non vede ogni elemento separatamente, ma vede l’insieme, che include non solo gli elementi sopra citati, ma anche le relazioni che si instaurano tra di loro. La nozione di fotografia non è una composizione casuale e meccanica dei vari elementi, ma una comprensione molto più approfondita di schemi strutturali significativi. In questo senso colori diversi creano di per sé diversi gradi di interesse. La distribuzione di questi interessi è ciò che controllo per determinare le dinamiche della composizione. Conseguentemente lo stesso elemento o colore posizionato altrove non avrà la medesima carica nell’ambito della comunicazione visiva. La complessità di questi rapporti è in realtà ciò che è stato apprezzato dalla giuria di quest’anno. Una composizione sbilanciata risulta casuale, provvisoria e quindi priva di valore. Una foto non si scatta, si crea”.

Siblings IPA 2019

L’anno scorso ha vinto lo stesso premio ma come fotografo dell’anno per lo scatto «Siblings» nella categoria Moda. In che cosa si differenzia l’immagine dell’anno scorso dalla serie premiata quest’anno?
“L’anno scorso, come d’altronde quest’anno, ho vinto nella categoria Moda e sono stata nominata Fotografo pubblicitario dell’anno. Quindi i due premi e i due titoli sono identici. È ancora difficile da capire che per due anni di seguito sono riuscita a bissare questo prestigioso riconoscimento. L’immagine ‘Siblings’ e la serie fotografica ‘Temple of Colors’ sono due progetti simili e diversi allo stesso tempo. Diverso è sicuramente l’approccio che ho avuto con la luce. Per ‘Siblings’ puntavo su una luce diffusa che mi desse la possibilità di ottenere quei colori morbidi e pastello, inoltre c’è una totale assenza di ombre ed il tutto sembra immerso in una dimensione senza tempo. In ‘Temple od Colors’ ho puntato su colori decisamente molto più aggressivi, i contrasti sono accentuati e le pose della modella non erano così statiche e plastiche. Tutti i due progetti sono però contraddistinti da una composizione ben riconoscibile, anche se in ‘Siblings’ ho aggiunto il gioco della prospettiva che ha enfatizzato ulteriormente il rapporto tra linee e volumi”.

Ha iniziato a occuparsi di fotografia nel 2010, affiancandola al giornalismo di cui tuttora si occupa. Come si intrecciano e si sostengono questi due settori?
“Il giornalismo e la fotografia nel mio caso s’intrecciano perché da giornalista seguo soprattutto l’arte contemporanea e la fotografia, e quindi mi occupo di un settore che d’altro canto è una delle mie passioni. Inoltre, il giornalismo televisivo ha molto a che vedere con l’arte fotografica. Si pensi solo al fotogiornalismo che è una forma particolare di giornalismo che utilizza le immagini per raccontare una notizia. Solitamente si fa riferimento solo alle immagini fisse, ma il termine si riferisce ovviamente anche al video utilizzato nel giornalismo televisivo”.

Al progetto ha partecipato l’agenzia di moda IM Studio Model Management

Da dove è nato il desiderio di fare della fotografia una passione e un tipo di arte?
“La passione per una determinata forma d’arte non può nascere da un desiderio. La passione o ce l’hai o non ce l’hai. La passione trascende il desiderio, è sempre insita da qualche parte, mentre il desiderio può comparire e scomparire. La passione ha una forza magmatica che permea di sé il fondo della vita umana. Non puoi sfuggire alla passione ed è antecedente al desiderio. Il mondo della moda poi, è una dimensione che mi accompagna costantemente nella vita. Quando penso agli ultimi dieci anni appena ora intravedo con quanta naturalezza si è realizzato il tutto. Credo che ognuno di noi sia predestinato a svolgere un determinato ruolo nel corso di questo breve e faticoso viaggio sul pianeta Terra”.

Si può vivere di fotografia? Ha mai pensato di lasciare tutto per fare solo la fotografa?
“Vivere di fotografia è possibile, ma in Croazia e in Slovenia è alquanto arduo. I lavori autoriali vengono pagati pochissimo, nessuno è interessato alla qualità e al valore artistico di uno scatto. Molti considerano la fotografia una riproduzione della realtà, ma la faccenda è molto più complessa e intrigante. Al giorno d’oggi siamo bombardati da immagini di ogni genere e tipo, ma paradossalmente regna un totale analfabetismo fotografico. Non puoi dare per scontata un’immagine fotografica, televisiva o cinematografica poiché la sua lettura dipende da numerose conoscenze e svariati contesti. Fortunatamente non vivo solo di fotografia e in questo senso posso permettermi la libertà di scelta e la libertà di espressione. Dieci anni fa non potevo immaginare minimamente che tutto ciò potesse accadere e quindi le opzioni sono ancora tutte da giocare. I cambiamenti non m’impauriscono. Attendo che il futuro mi sorprenda. In fondo, imparare a vedere, è il tirocinio più lungo in tutte le arti”.

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