L’isola di Brioni Minore, con il suo fascino selvaggio e la sua stratificazione storica, si è trasformata in un autentico palcoscenico naturale per la tragedia shakespeariana per eccellenza: “Re Lear”. Andata in scena negli ultimi giorni per la regia del Teatro Ulysses, l’opera non si presenta come una semplice rappresentazione teatrale, bensì come un’esperienza immersiva che fonde il dramma umano con la maestosità del paesaggio. Le rovine della Fortezza Minore, memoria austro-ungarica, con le loro mura scrostate e il silenzio rotto solo dal fruscio del vento, dagli insetti e dallo sciabordio del mare, si fanno simbolo del regno in rovina e della mente spezzata del protagonista. A sorprendere non è solo l’allestimento, ma l’intero contesto: la brezza marina che accarezza il pubblico, il cielo tinto dai colori del tramonto, la luna quasi piena che accompagna la discesa nella notte. Il tutto avvolge e amplifica ogni gesto, ogni parola, ogni emozione.

Un’immersione totale
L’esperienza comincia già a Fasana, dove gli spettatori si imbarcano accolti da attori e musicisti che danno avvio alla narrazione. Una volta sull’isola, gli oltre 400 presenti intraprendono un percorso itinerante, attraversando sei diverse location. Il porticciolo funge da introduzione, poi, dopo una breve camminata, inizia il primo atto tra alberi secolari e atmosfere cariche di tensione. L’immersione nel dramma è totale.
La scelta di mettere in scena “Re Lear” in un luogo simile non è certo casuale. La storia di un sovrano che decide di dividere il suo regno tra le tre figlie, chiedendo in cambio solo una dimostrazione d’amore, risuona con potenza tra le rovine di un impero scomparso. Le mura fatiscenti diventano testimoni della fragilità del potere e della follia umana. La trama, ben nota, è qui restituita con una sensibilità che ne esalta l’attualità. Lear, accecato dall’adulazione di Goneril e Regan, ripudia Cordelia, la più giovane e sincera. La sua caduta, da monarca arrogante a uomo spezzato, è un percorso interiore che lo mette di fronte ai limiti della propria umanità. Il disfacimento del suo regno esteriore va di pari passo con quello della mente, offrendo una riflessione sulla natura del potere, la paternità, l’ingratitudine e la redenzione. In questo contesto, l’isola stessa diventa parte del dramma: osserva, avvolge e amplifica la tragedia, offrendosi come quinta vivente.

I personaggi
Punto di forza dell’allestimento è l’interpretazione degli attori. Il ruolo di Lear, fulcro dell’intera opera, trova in Rade Šerbedžija un interprete d’eccezione: potente, carismatico, vibrante. Il suo Lear è rabbioso, straziato, deluso, ma anche profondamente umano. Le sue invocazioni al cielo nella tempesta diventano urla dell’anima, tentativi disperati di dare un senso al caos. Accanto a lui, Goneril (Ksenija Marinković) e Regan (Lucija Šerbedžija) incarnano perfettamente freddezza e spietatezza, in netto contrasto con la Cordelia di Aleksandra Vulanović, sincera e luminosa, nonostante la breve presenza in scena. Importante anche la figura del conte di Gloucester (Miodrag Krivokapić), il cui destino si intreccia con quello del re, e del Matto (Bojan Dimitrijević), la cui ironia pungente, tra gioco e verità, ha saputo strappare sorrisi persino nel cuore della tragedia.
Un percorso a tappe
“Re Lear” del Teatro Ulysses non è solo una rappresentazione teatrale, ma un’esperienza immersiva e coinvolgente, destinata a lasciare un segno profondo. La bellezza aspra e incontaminata delle Brioni si fonde armoniosamente con l’intensità drammatica della tragedia shakespeariana. L’isola non è più soltanto sfondo, ma coprotagonista della narrazione, parte integrante del racconto emotivo e visivo. Lo spettacolo abbraccia cinque location principali, due delle quali brevi – da seguire in piedi – e tre più ampie, con tribune allestite per il pubblico. Ma ciò che rende unica questa messinscena è il percorso stesso: gli spettatori, spostandosi tra le varie tappe del Forte, attraversano gli spazi scenici e gli ambienti utilizzati dagli attori, vivendo da vicino la struttura narrativa e l’azione teatrale, entrando in contatto diretto con il respiro dell’opera.

Pièce dinamica e poetica
La regia è affidata a Lenka Udovički, co-fondatrice del Teatro Ulysses, che ha saputo orchestrare sapientemente ogni elemento – attoriale, visivo e sonoro – in un dialogo continuo con l’ambiente naturale. La scenografia, firmata da Richard Hoover e Damir Medvešek, sfrutta al meglio le rovine della fortezza, trasformandole in spazi evocativi e vibranti. I costumi, realizzati da Jagoda Buić-Wuttke, aggiungono profondità ai personaggi, marcando le dinamiche interne del potere e dei sentimenti. Fondamentale anche la colonna sonora, composta e diretta da Nigel Osborne, che accompagna l’intero arco drammatico, mentre le coreografie di Kate Foley e Ani Udovički contribuiscono a una messa in scena dinamica e poetica.
Al termine di quasi quattro ore di rappresentazione, Rade Šerbedžija – anima dello spettacolo e dello stesso Teatro Ulysses – ha voluto ringraziare calorosamente tutti i protagonisti: attori, musicisti, tecnici e collaboratori. Ma anche il pubblico, sottolineando con emozione che quella a cui avevano appena assistito era la centesima replica di “Re Lear”. Un traguardo straordinario, raggiunto dopo 25 anni di intensa attività teatrale. Un lungo viaggio che dimostra come il teatro, quando è fatto con passione, possa trasformarsi in un’esperienza memorabile e profonda. E le Brioni, con il loro silenzio e la loro bellezza, resteranno per sempre custodi di questa emozione.
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