Raffaella Crispino e l’arte che fa riflettere

Al Museo di Arte moderna e contemporanea (MMSU) di Fiume è allestita la mostra «Vogliamo gli specchi – un viaggio nella matrice del colonialismo» dell'artista italiana, che vive e lavora a Bruxelles

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Raffaella Crispino e l’arte che fa riflettere
La mostra retrospettiva comprende dodici lavori realizzati in diversi media. Foto: Helena Labus Bačić

L’arte come spunto di riflessione, come indagine nei fenomeni più scottanti del mondo contemporaneo, come mezzo di sensibilizzazione dell’osservatore, capace di suscitare empatia e comprensione modificando la nostra prospettiva e i principi consolidati e presi per scontati.

È tutto questo la mostra retrospettiva di Raffaella Crispino allestita al Museo di Arte moderna e contemporanea (MMSU) di Fiume con la quale l’artista italiana, che vive e lavora a Bruxelles, presenta la sua attività creativa nell’arco di quindici anni. Intitolata “Vogliamo gli specchi – un viaggio nella matrice del colonialismo”, è la prima mostra personale dell’artista in Croazia. Ricordiamo che Raffaella Crispino aveva soggiornato a Fiume nel 2013 nell’ambito della residenza Kamov organizzata dalla galleria SIZ. In quell’occasione aveva svolto una ricerca nella documentazione fotografica dell’MMSU che ha dato vita al lavoro “Il nostro pubblico”: una serie di fotocollage basata sull’archivio fotografico e sulla storia del Museo disposta in una sequenza di scatti ingranditi collocata discretamente in alcuni punti dell’allestimento principale, che si presentano come un viaggio nel tempo.

Il viaggio nel tempo
Nel medesimo filone si inserisce anche l’installazione “Quand On’s Aime” del 2015 che comprende due video in cui Michel Legrand e Nana Mouskouri cantano la canzone riportata nel titolo dell’installazione. Nel video che apre l’allestimento il duetto è stato ripreso negli anni Sessanta, mentre quello che lo chiude risale a quarant’anni dopo e sottolinea il passare del tempo.
L’artista è interessata a temi che riguardano il contesto storico, sociale e politico ed è inequivocabilmente dalla parte degli oppressi e di coloro che nel corso della storia hanno dovuto subire varie forme di prevaricazione, dal razzismo alla schiavitù, dal controllo sociale generato dal patriarcato. Questi importanti temi si intrecciano anche con l’ordine coloniale, all’interno del quale – rimarca Raffaella Crispino – funziona ancora oggi la prospettiva dell’Occidente. La mostra retrospettiva comprende dodici lavori realizzati in diversi media: installazioni, video, fotografie.

Le migrazioni contemporanee
Nella prima sala, l’artista propone lavori che tematizzano le migrazioni contemporanee e la schiavitù nei secoli passati. Il lavoro “Senza titolo (Samia II)”, del 2015, è dedicato alla podista somala Samia Yusuf Omar che nel 2012 è annegata nel Mediterraneo cercando di raggiungere l’Europa: è stata trovata morta assieme ad altri migranti su un’imbarcazione al largo della costa siciliana. L’installazione “Samia II” si compone di cinque lunghe scope appoggiate alla parete, dalle quali pendono tessuti variopinti tipicamente africani, prodotti nei Paesi Bassi. Accanto a ciascuna scopa sono state posizionate delle paia di scarpe da corsa per ricordare il contrasto tra le aspirazioni e la promessa che risiedono nello sport olimpico e la tragica sorte di Samia.
Uno dei lavori capaci di abbattere ogni certezza e di far riflettere è la tela “Senza titolo – Toile de Jouy” (2015) decorata con un elaborato disegno monocromatico azzurro prodotto originariamente in Irlanda nel XVIII secolo, che presenta scene bucoliche. Il tessuto venne realizzato basandosi su una tecnica di stampa originaria dall’India e veniva prodotto soprattutto in Francia. “Toile de Jouy” ha un forte legame con l’aristocrazia europea del Settecento e in questo contesto anche con la storia coloniale nell’America settentrionale. L’artista è intervenuta sulla tela tingendo di nero i volti di tutte le figure umane rappresentate nel disegno, trasformando scene gioiose e solari in momenti che evocano la schiavitù e l’oppressione.

Estetica e significato
Nella sala successiva si trova una delle installazioni più intense, la cui piacevole estetica è in contrasto con il suo significato. Il lavoro “Laura, Sarah, Yara, Meredith, Chiara, Melania, Deborah, Veronica, Roberta, Pamela, Marianna, Elisa, Eleonora, Rosaria, Charlotte, Stefania, Donatella” (2019) è composto da unghie finte sulle quali sono dipinti diversi paesaggi italiani nei quali negli ultimi anni le donne sono state vittime di femminicidio. L’installazione è accompagnata dal video intitolato “Una mia folle idea” (2019) nel corso del quale una psicologa, durante una sessione di manicure, riflette sulle cause del femminicidio. Nel video “Il mutuo appoggio” (2021), girato in un giardino botanico, giovani donne conversano sulle strategie di sopravvivenza delle piante come metafora di collaborazione e sostegno tra le donne.

La vicenda umana
Nell’ultima sala, l’artista presenta due installazioni tessili di notevole impatto. La prima, intitolata “Nous” (2021), si compone di dieci stampe su seta di grande formato con composizioni a specchio di piante che si sono diffuse in Europa tramite la ferrovia. Le migrazioni delle piante e la loro diffusione sono interconnesse con i movimenti dell’uomo e con l’organizzazione della società. Molte di queste piante, inizialmente viste come specie invasive, sono state accettate come autoctone nelle epoche successive, un fenomeno nel quale si rispecchia anche la vicenda umana e le migrazioni.
L’ultima installazione, variopinta e di grande formato, è intitolata “Senza titolo (Fasce orarie)” (2018) ed era stata collocata dinanzi al Centro per l’arte contemporanea Pompidou Canal a Bruxelles.

La storia dell’ente
Come una delle forme di viaggio nel tempo funziona anche il lavoro “Il nostro pubblico”, una serie di particolari fotografici orientata sul materiale documentario dell’MMSU che inquadra il pubblico del Museo mentre ascolta i discorsi durante le cerimonie di inaugurazione delle mostre. “Il nostro pubblico” è un lavoro che al contempo appartiene alla storia del Museo e rappresenta una ricerca sulle dinamiche di gruppo, ritratti di gruppo accidentali e che punta a esplorare la memoria collettiva e la coscienza sociale mettendole in relazione con l’attuale situazione fiumana.
La mostra è curata da Matteo Lucchetti e dalla direttrice dell’MMSU, Branka Benčić ed è allestita nell’ambito del programma di sostegno all’arte contemporanea della Repubblica Italiana – Italian Council e con il sostegno della Città di Fiume. L’allestimento si può visitare fino al 5 febbraio 2023.

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