«Quarnero nel corto 2»: Approcci individuali alla regia

Nell’ambito della seconda edizione della rassegna, all’Art cinema di Fiume sono stati proiettati quattro cortometraggi realizzati nella Regione litoraneo-montana da giovani autori

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«Quarnero nel corto 2»: Approcci individuali alla regia

Il film è di casa nella Regione litoraneo-montana. Negli ultimi anni, infatti, Fiume, il suo circondario e la Regione attirano sempre più attenzione come location per film e serie televisive, mentre con la fondazione della Commissione cinematografica del Quarnero nel 2016 è stata incentivata la produzione cinematografica nel territorio. Un aspetto particolarmente importante in questo segmento è il sostegno alla produzione cinematografica dei giovani. Nell’ambito della seconda edizione del programma “Quarnero nel corto”, che ha compreso anche due workshop nei quali ai giovani del territorio è stato proposto uno spazio di studio e pratica delle tecniche dell’industria cinematografica, sono stati proiettati all’Art cinema di Fiume quattro cortometraggi realizzati da giovani registi: “Hortikultura” (Orticoltura) di Silva Ćapin, “Martin Torpedo” di Toni Jelenić, “Oblaci su daleko” (Le nuvole sono lontane) di Goran Nježić e Matija Tomić e “U šumi” (Nel bosco) di Sara Grgurić.

Sara Grgurić

Temi sociali e personali

Si tratta di quattro corti realizzati nella Regione litoraneo-montana nei quali i giovani autori hanno elaborato in maniera molto individuale temi sociali e personali cercando di trovare un’espressione cinematografica originale e creando così lavori di notevole spessore, la cui qualità è stata riconosciuta anche in ambito internazionale. Il film “Hortikultura” di Silva Ćapin si basa su un racconto breve di Valent Pavlić, si svolge nell’Alto Adriatico e punta il dito, in maniera umoristica, sull’egoismo umano. “Martin Torpedo” è un cortometraggio documentaristico di Toni Jelenić, il quale racconta la vicenda dell’anziano senzatetto Martin che ha trovato una dimora negli spazi dismessi dell’ex fabbrica Torpedo. Il cortometraggio “Oblaci su daleko” di Goran Nježić e Matija Tomić si distingue per la ricerca di inquadrature inusuali e racconta la giornata di una ragazza costretta a prendersi cura della nonna e così rimasta senza la propria giovinezza. Il film della regista fiumana Sara Grgurić, “U šumi”, è stato girato in una casa privata del Gorski kotar in pieno lockdown e racconta in maniera molto raffinata l’”inizio della fine” di un rapporto di coppia.

Goran Nježić, Toni Jelenić e Matija Tomić

La location come ispirazione

Al termine delle proiezioni si è tenuta una tavola rotonda con gli autori, moderata da Marija Katalinić. L’autrice di “U šumi”, Sara Grgurić, ha spiegato che nella realizzazione del film è stata ispirata dalla location, in quanto, essendo studentessa a Zagabria, ha trovato ispirazione nell’idea di ritorno nel luogo natio, ossia, nel suo caso, a Grobnico e nel Gorski kotar (luogo d’origine della sua famiglia). Nel suo film ha voluto raccontare il declino di un rapporto di coppia causato dalla mancanza di comunicazione e ha voluto creare un contrasto tra i sentimenti dei protagonisti (in primo luogo della protagonista) e la meravigliosa natura del Gorski kotar. “Il lockdown – ha osservato – ha messo in crisi numerose coppie che, costrette a trascorrere più tempo chiuse in casa, hanno dovuto affrontare problemi di comunicazione che forse in tempi normali non sarebbero emersi in maniera così pronunciata”.

L’altra faccia del turismo

Silva Ćapin, autrice del corto “Hortikultura”, ha rilevato che l’idea del film era quella di presentare una coppia di coniugi che stanno insieme da molto tempo e che si conoscono così bene da non aver più niente di nuovo da dirsi, ma non possono vivere l’uno senza l’altra. “Ho voluto presentare pure l’altra faccia del turismo su un’isola, ossia il periodo che precede e quello che segue la stagione turistica, quando gli appartamenti sono ancora vuoti e tutti si preparano all’arrivo dei turisti”, ha precisato l’autrice.

Toni Jelenić, autore di “Martin Torpedo”, ha rilevato che la location, ossia gli stabilimenti dismessi dell’ex fabbrica Torpedo in via dell’Industria (oggi via Milutin Barać), in riva al mare, ha dettato il tema del suo film, che è il suo debutto nell’arte cinematografica. “Durante un sopralluogo in questa via molto speciale, alla ricerca della location per il mio film, avevo incontrato il senzatetto Martin e avevo deciso di raccontare la sua storia – ha spiegato Jelenić -. Il lavoro al film è durato sei mesi e in quel periodo ho trascorso molto tempo in compagnia di Martin, il quale mi ha raccontato molte cose di sé stesso, spesso anche contraddittorie”.

Il pubblico in sala

Un’esperienza personale

Goran Nježić, assieme a Matija Tomić, autore di “Oblaci su daleko”, ha rilevato che la storia è nata da un’esperienza personale, mentre nella fase di post-produzione i due registi avevano deciso di abbandonare la classica forma narrativa. Inoltre, avevano deciso di non introdurre una colonna sonora nel film, ma di potenziare i rumori della città per sottolineare il disagio e la sensazione di angoscia provati dalla protagonista.

Il programma “Quarnero nel corto” si è concluso ieri con un laboratorio sul tema della professione cinematografica di produttore e di organizzatore delle location (location manager), tenuto da Dean Lalić nella Casa dell’infanzia.

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