Ha avuto luogo nel foyer del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume la conferenza stampa di presentazione di “Mio figlio cammina solo un po’ più lentamente” di Ivor Martinić, la cui première avrà luogo sabato 13 giugno. La nuova produzione del Dramma Italiano nasce dalla coproduzione con il CSS – Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia e Teatri Stabil Furlan. Si tratta di uno degli appuntamenti più significativi della stagione teatrale fiumana, sia perché ne segna la conclusione, sia perché propone per la prima volta in lingua italiana uno dei testi più rappresentati della drammaturgia croata contemporanea. All’incontro hanno partecipato la sovrintendente Dubravka Vrgoč, la direttrice ad interim del DI Noemi Dessardo, la regista Marcela Serli e i rappresentanti dei teatri coproduttori Rita Maffei e Massimo Somaglino. Al centro degli interventi il valore culturale di un progetto che mette in dialogo realtà teatrali appartenenti a territori diversi, ma uniti da una lunga consuetudine di scambi, prossimità e contaminazioni linguistiche. La scelta di portare in scena un autore croato in italiano, all’interno dell’unica compagnia stabile italiana attiva fuori dai confini della Repubblica Italiana, assume così un rilievo particolare nel contesto fiumano.
Un testo, molte appartenenze
Per Vrgoč questa produzione possiede anche una dimensione personale. Fu infatti durante la sua direzione del Teatro dei giovani di Zagabria che il testo di Martinić vide la sua prima rappresentazione assoluta. Ritrovarlo oggi in un’altra lingua, in un diverso contesto teatrale e con un nuovo ensemble rappresenta, nelle sue parole, un momento di particolare intensità. Un testo che resiste al tempo e continua a essere letto, tradotto e interpretato da altri attori conferma la propria forza e offre nuove possibilità tanto all’autore quanto al teatro che lo accoglie. La sovrintendente ha ricordato anche la stagione dell’ente teatrale fiumano, segnata da numerose collaborazioni e coproduzioni con importanti realtà italiane. Dopo questa première, il programma proseguirà con il concerto conclusivo dell’Orchestra sinfonica e con l’apertura delle tradizionali Notti estive fiumane, prevista il 19 giugno davanti al teatro. L’evento inaugurale sarà trasmesso anche in live stream, come saluto alla città e al pubblico che segue l’attività dell’istituzione oltre i confini locali.
Noemi Dessardo ha posto l’accento sulla dimensione umana del progetto, ringraziando Marcela Serli per avere portato nel lavoro cuore, emozione e una forte capacità di relazione. La direttrice ad interim del DI ha ricordato come, in questo caso, sia stata proprio l’artista a mettere in comunicazione istituzioni, partner produttivi e interpreti, trasformando la coproduzione in un’esperienza condivisa. La storia familiare raccontata da Martinić ha trovato così un riflesso nel percorso della compagnia, che ha accolto nuovi collaboratori dentro una sorta di famiglia teatrale allargata, con le sue energie, le sue tensioni e le sue inevitabili avventure. In questa prospettiva, lo spettacolo non nasce solo dall’incontro tra strutture produttive, ma da una pratica quotidiana di ascolto e convivenza scenica.
L’etica del vuoto
Nel suo contributo, Serli ha aperto il proprio racconto partendo da una memoria familiare legata a Fiume e agli anni della guerra. Una vicenda privata, tramandata nel tempo, che per la regista entra in rapporto con la storia complessa di queste terre e con le biografie che le attraversano. La regista ha poi ricordato il primo incontro con il testo nel 2015, in Argentina, durante una rappresentazione in lingua spagnola. Da allora, ha spiegato, ha cercato a lungo le condizioni produttive necessarie per affrontare un’opera che richiede un grande ensemble e una struttura teatrale solida. In Italia, ha osservato, non è sempre semplice disporre di compagnie stabili in grado di sostenere un progetto di tale ampiezza; per questo l’incontro con il Dramma Italiano e con i partner friulani ha rappresentato una possibilità decisiva. Ciò che l’aveva colpita fin dall’inizio era la forza della vicenda nel parlare a culture diverse. La famiglia descritta da Martinić, pur appartenendo a un contesto preciso, finisce per assomigliare a molte famiglie, con le loro fragilità, i silenzi, le fratture e la difficoltà di comunicare. Proprio per questo, ha rilevato Serli, era importante realizzare lo spettacolo in un territorio in cui la grande cultura può apparire differente, mentre la cultura intima, quotidiana e domestica conserva profonde somiglianze. Il teatro resta prima di tutto arte dell’incontro, un luogo in cui non conta soltanto quanto uno spettacolo produca, ma quanto riesca a mettere in relazione persone, esperienze e comunità. L’artista ha illustrato anche alcune scelte dell’allestimento; lo spettacolo sarà costruito attorno all’idea del vuoto e dell’essenzialità, affidando agli attori il compito di confrontarsi con uno spazio scenico spoglio. Il pubblico vedrà i personaggi, ma anche gli interpreti nel loro confronto con essi, in una tensione continua tra presenza e rappresentazione. Una scelta che Marcela Serli ha definito anche politica, perché implica denudamento, esposizione e assunzione di responsabilità.
Territori che si parlano
Rita Maffei ha evidenziato la coerenza del progetto con l’attenzione che il CSS dedica da anni alla drammaturgia contemporanea, sottolineando il dialogo tra generazioni che attraversa il testo e il gruppo di lavoro, indicando proprio in questo incontro una delle ricchezze della produzione. Somaglino ha richiamato invece l’importanza della presenza friulana all’interno dello spettacolo, resa possibile dal lavoro di traduzione di Elisa Copetti e dalla collaborazione tra istituzioni vicine per territorio e sensibilità culturale. Non ha mancato di esprimere anche grande apprezzamento per l’ensemble del Dramma Italiano, definendolo una realtà preziosa da sostenere e seguire.
Dopo il debutto fiumano del 13 giugno, “Mio figlio cammina solo un po’ più lentamente” approderà a Udine, dove inaugurerà la nuova stagione del CSS e di Teatri Stabil Furlan.
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