Un film sulla famiglia e sull’importanza di trovare un equilibrio tra le responsabilità lavorative e le esigenze della vita affettiva. Questo è il leitmotiv di “Brand new landscape”, opera prima di Yuiga Danzuka presentata nella sezione parallela della Quinzaine des Cinéastes durante il Festival di Cannes 2025. Come la maggior parte dei film asiatici, il lungometraggio d’esordio del giovane regista giapponese, classe 1998, evita ogni sorta di sentimentalismo e spettacolarizzazione, privilegiando la lentezza del ritmo e permettendo agli spettatori di immergersi nei ricordi e nei silenzi di genitori assenti e figli in cerca di risposte. Sullo sfondo delle scene familiari più intime si staglia la corsa verso la modernità di una Tokyo in continua trasformazione proprio come i personaggi della pellicola.
“Brand new landscape” è il suo primo lungometraggio: cosa ha voluto trasmettere al pubblico?
“Ci sono due grandi tematiche che si intrecciano nel corso del film: la famiglia e la città. Ho cercato di sollevare la questione se fosse possibile trovare un equilibrio tra una vita familiare serena e i ritmi lavorativi dei grandi centri abitati”.
Quali sono state le sue emozioni nel debuttare proprio a Cannes?
“È stato davvero un sogno. Mi sembra di sentire ancora adesso l’applauso del pubblico al termine della prima proiezione al Théâtre Croisette. Sono veramente felice che il film sia stato apprezzato e abbia ricevuto un’accoglienza così calorosa”.
Come mai ha scelto di girare le riprese a Tokyo?
“È la mia città natale e dove vivo da sempre perciò ho un legame fortissimo con Tokyo. Inoltre il suo paesaggio urbano si adatta benissimo alle tematiche del film”.
È il regista giapponese più giovane di sempre a presentare un film in una sezione parallela del Festival di Cannes: quali sono le principali tappe del suo percorso formativo?
“Tre anni fa ho scritto e diretto il mio primo cortometraggio ‘Far, far away’ sotto gli auspici di New Directions in Japanese Cinema, un progetto supportato dal governo giapponese per incoraggiare i giovani registi locali. Anche Yoko Yamanaka, che lo scorso anno era stata protagonista alla Quinzaine des Cinéastes con ‘Desert of Namibia, aveva mosso i primi passi nella cinematografia attraverso questo programma. Sono felice di condividere questa bella soddisfazione con tutto il Giappone”.
Come si è trovato alla Quinzaine des Cinéastes?
“Benissimo. A dire il vero non ho altri termini di paragone perché questo è il mio primo festival internazionale. Però sono davvero grato agli organizzatori per avermi scelto e per avermi fatto sentire a casa”.
È concentrato soltanto sulla sua carriera cinematografica oppure si sente già proiettato verso una famiglia tutta sua?
“Ho 26 anni, vivo da solo e in questo momento sono felice di avere tutto il tempo e lo spazio per potermi dedicare soltanto al mio lavoro. Il film non è collegato a una situazione personale, al resto ci penserò più in là”.
Chiudiamo con una battuta sul cinema italiano: le piace?
“Certo. In particolare, sono un grande fan di Federico Fellini. In tempi più recenti ho visto ‘Lazzaro felice’ di Alice Rohrwacher e mi è piaciuto tantissimo”.
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