Proteste contro il balletto «Venezuela»

Lettera aperta al TNC «Ivan de Zajc» di Fiume da parte di collettivi artistici e attivisti per la Palestina

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Proteste contro il balletto «Venezuela»
Il TNC “Ivan de Zajc”. Foto: Željko Jerneić

Un’ondata di proteste scuote il Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume, destinatario di una lettera aperta che chiede con fermezza l’annullamento della prima del balletto “Venezuela”, firmato dal celebre coreografo israeliano Ohad Naharin. A promuovere l’iniziativa sono diversi collettivi e singole voci impegnate nella difesa della causa palestinese, provenienti dal mondo artistico, culturale, scientifico e attivista, tanto in Croazia quanto a livello internazionale. Secondo i firmatari della missiva, Naharin non può essere presentato unicamente come un innovatore della danza contemporanea, come si legge nel materiale promozionale del Teatro, bensì va riconosciuto come una figura centrale della Batsheva Dance Company, di cui è stato a lungo direttore artistico e che viene definita nel documento “ambasciatrice culturale dello Stato di Israele”. Sia la compagnia sia il lavoro coreografico di Naharin, viene sottolineato, beneficiano di finanziamenti diretti da parte del Ministero degli Affari Esteri israeliano, configurandosi così come strumenti della campagna Brand Israel, un progetto politico che, secondo la denuncia, mira a edulcorare e occultare decenni di occupazione, apartheid e violenze sistematiche contro il popolo palestinese, servendosi dell’arte come veicolo di “artwashing”.
Tra i promotori dell’appello figurano i gruppi Za K.R.U.H. & Štrajk za Gazu (Per il Pane & Sciopero per Gaza), Inicijativa za akademiju solidarnosti i epistemičke pravde (Iniziativa per un’accademia della solidarietà e della giustizia epistemica), Studentice za Palestinu (Studentesse per la Palestina), Nepokorena Palestina (Palestina Indomita), Inicijativa za slobodnu Palestinu (Iniziativa per una Palestina libera) e BDS Hrvatska (BDS Croazia). Tali realtà ribadiscono che né Naharin né la compagnia Batsheva possano essere considerati entità artistiche neutrali, bensì strumenti integrati in un sistema di propaganda statale che, con l’ausilio di fondi pubblici, perpetua su larga scala atti di violenza contro civili inermi.
“Nel momento in cui lo Stato che li invia in tournée internazionali per rappresentarne la ‘sofisticatezza culturale’ sta cancellando Gaza dalla faccia della Terra, eseguire le loro opere non equivale a offrire un semplice contenuto culturale, bensì a collaborare attivamente con un regime sotto inchiesta per genocidio”, si legge nel documento. Gli autori sottolineano come l’indifferenza nei confronti di questi fatti rappresenti, di per sé, la presa di posizione di voltare le spalle agli appelli delle istituzioni giuridiche internazionali, agli studiosi di genocidio e alle numerose organizzazioni per i diritti umani che denunciano con fermezza i crimini commessi da Israele. Secondo i firmatari, ogni tentativo di giustificare la programmazione del balletto appellandosi alla neutralità, alla libertà artistica o all’apoliticità è destinato a fallire, poiché si tratterebbe, affermano, di una scelta “profondamente politica e profondamente irresponsabile”. Annullare lo spettacolo, invece, significherebbe esprimere una posizione chiara contro il genocidio e al contempo riaffermare l’adesione a principi fondamentali quali la libertà, la giustizia e la responsabilità morale e civile.
Dal canto suo, lo “Zajc” ha inserito la collaborazione con Naharin tra gli eventi di maggior rilievo della stagione 2025/2026. Il direttore del Corpo di ballo, Leonard Jakovina, ha definito il coreografo israeliano “uno dei più stimati del nostro tempo”, lodandone la capacità di aver riformato radicalmente la scena del balletto contemporaneo. “’Venezuela’ – ha rilevato Jakovina – è un’opera che riflette le tensioni e le catastrofi del nostro tempo, orchestrando elementi diversi in modo ‘estremamente intelligente’”. Il direttore ha aggiunto che ottenere la disponibilità di Naharin rappresenta un vero onore e una rara opportunità per la compagnia di danza del teatro, dato che il coreografo accetta con parsimonia inviti internazionali.

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