Uno dei programmi più creativi ed educativi del Museo d’Arte moderna e contemporanea (MMSU) di Fiume, “Stiracchiamenti mattutini” (Jutarnja protezanja), che si svolge ogni due settimane negli spazi dell’ente museale nel Quartiere artistico Benčić, ha riunito anche ieri mattina un gruppo di pensionate che desiderano arricchire la loro vita “immergendosi” più a fondo nell’arte moderna e contemporanea. Di questa interessante iniziativa abbiamo scritto qualche mese fa, ma questa volta siamo tornati al pianterreno dell’MMSU, dove il laboratorio si svolge, in quanto nel suo ambito si sta lavorando all’undicesimo numero della fanzine del Museo, intitolata Beni.
Un rapporto più profondo con l’arte
A guidare l’iniziativa sono la curatrice del Museo, Ksenija Orelj, la pedagogista museale Ivana Golob Mihić e l’artista Tanja Blašković. Come spiegatoci da Ivana Golob Mihić, il Museo pubblica le fanzine, che vengono realizzate nell’ambito delle mostre in corso. “La pubblicazione della fanzine (Wikipedia ci spiega che questo è un termine inglese derivante dalla contrazione di fan, diminutivo di fanatic ‘appassionato’, e magazine ‘rivista’: indica una pubblicazione prodotta dagli appassionati di un genere culturale. La fanzine si rivolge a un pubblico specifico e si caratterizza per il genere a cui è dedicato) è un modo di raggiungere il pubblico rendendo possibile un rapporto più profondo con l’arte. Per questo tramite, il pubblico ha la possibilità di esprimere in maniera guidata una critica, una lode, oppure proporre riflessioni relative alle opere d’arte che vede nel nostro Museo”, ha spiegato Ivana Golob Mihić.

Il settantesimo del Salone 54
La fanzine attuale è legata alla mostra “Kontinuiteti i prekidi” (Continuità e interruzioni) con la quale viene celebrato il 70esimo anniversario del Salone 54 e di quelli successivi. L’idea è quella di creare una fanzine educativa che ispirerà anche gli altri visitatori a un’interazione con l’allestimento. “Siamo molto soddisfatti della forma ‘fai da te’ di questa pubblicazione, in quanto i compiti che le partecipanti svolgono in questo ambito le coinvolgono e permettono loro di approfondire le loro conoscenze sul lavoro dell’MMSU – ha proseguito la pedagogista museale –. Cerchiamo sempre di preparare ciascun numero della pubblicazione con un nuovo gruppo di persone. L’ultimo numero è stato realizzato con il gruppo di donne che si riuniscono nell’ambito del ‘Circolo di curatori’, guidato da Ksenija Orelj, le quali erano orientate verso un’espressione letteraria delle loro impressioni e riflessioni sulle opere visionate. Uno dei numeri è stato fatto anche dai bambini, un altro dai giovani, mentre pianifichiamo di realizzare il prossimo numero con gli studenti delle medie superiori. L’obiettivo è di non limitarsi a un tema predefinito, ma di coinvolgere queste persone quanto più profondamente nell’esposizione e di permettere loro di esprimere la loro opinione e riflessione sulla stessa. Si tratta effettivamente di un gioco, in quanto la fanzine è una forma aperta che permette di esprimersi liberamente, ma al contempo è necessario pensare al design grafico e al numero di pagine della pubblicazione, in quanto ogni numero viene stampato”, ha puntualizzato la pedagogista.

Foto: GORAN ŽIKOVIĆ
Le parole crociate
All’incontro di ieri, le partecipanti al laboratorio hanno dovuto ideare le parole crociate sul tema della mostra, mentre la scorsa volta hanno inventato dei soprannomi per le opere d’arte esposte. La prossima volta si dedicheranno alle raccomandazioni per la visione dell’esposizione destinate ai visitatori.
L’artista Tanja Blašković ricopre il ruolo di redattrice della fanzine fin dal primo numero, pubblicato diversi anni fa, ma è anche ideatrice dei compiti creativi che vengono svolti con i vari gruppi e sono ispirati alla mostra in corso. Allo scorso appuntamento, le partecipanti hanno dovuto ispirarsi alle sculture, ovvero alle texture e ai materiali utilizzati nella loro realizzazione, dopodiché hanno creato dei collage. “L’obiettivo è ottenere delle reazioni sincere nei confronti delle varie opere d’arte”, ha sottolineato l’artista.

Foto: GORAN ŽIKOVIĆ
L’importanza della rassegna fiumana
La mattinata di ieri è stata movimentata all’MMSU, in quanto al Museo ha fatto tappa un gruppo di studenti del primo anno dell’Accademia di Arti applicate di Fiume, assieme alla docente Darija Žmak Kunić.
A guidarli è stata Ksenija Orelj, la quale ha fatto loro conoscere le varie opere che illustrano l’importanza dei Saloni che negli anni Cinquanta erano una vetrina dell’arte contemporanea jugoslava ed erano rassegne molto seguite. Interessante l’osservazione di Darija Žmak Kunić, la quale ha parlato della differenza nella fruizione delle opere d’arte prima e dopo l’avvento della tecnologia digitale e degli smartphone. La docente ha spiegato in questo contesto che prima uno studente non aveva la possibilità di vedere le opere d’arte stampate a colori, per cui aveva bisogno di visitarle in un museo o a una mostra per potersele godere nel loro aspetto originale. Oggigiorno, invece, la tecnologia ci permette di vedere tutte le opere che vogliamo a colori in pochi secondi e di conseguenza molti rinunciano a vederle dal vivo.

Foto: Helena Labus Bačić
Il Salone 54
“Non esiste, però, modo migliore per ‘assaporare’ un’opera d’arte che osservandola in prima persona, in quanto questa è sempre ricca di particolari che la rendono magica e nessuno schermo può riprodurli. Quindi questa mostra è un’occasione unica per visionare opere d’arte davvero eccezionali, in quanto sono solitamente rinchiuse nei depositi o nelle collezioni private”, ha rilevato la docente. In questo contesto, Ksenija Orelj ha aggiunto che i Saloni erano mostre molto seguite dai mass media e di conseguenza dal pubblico, in quanto i giornali pubblicavano ogni giorno articoli legati a questi allestimenti. “Nelle prime due settimane, i Saloni venivano visitati da ben 5mila persone – ha puntualizzato la curatrice –, il che è un numero notevole, basti soltanto dire che noi oggigiorno raggiungiamo questo numero di visitatori in tre mesi, a patto che l’esposizione venga pubblicizzata con una robusta campagna mediatica. In relazione a queste mostre si polemizzava sul livello di progressività delle opere esposte e se ne discuteva in pubblico”, ha precisato Orelj.

Foto: Helena Labus Bačić
Una specie di biennali
L’esposizione “Continuità e interruzioni”, come detto, racconta la storia dei Saloni di Fiume negli anni Cinquanta, che erano una specie di biennali jugoslave.
“Il Salone di Fiume è stato la prima rassegna artistica in Jugoslavia e presentava l’arte dell’epoca, come questa nasceva e in quali condizioni veniva presentata – ha spiegato Ksenija Orelj –. Parliamo dell’epoca dell’arte moderna che comprende una serie di variazioni, in primo luogo dell’astrattismo e dell’arte informale, ma con numerose possibilità di espressione diversa, soprattutto nella pittura e nella scultura. Qui sono esposte le opere tratte dal nostro fondo e devo dire che non era facile scegliere quale lavoro inserire nell’allestimento in quanto ce ne sono davvero tanti. La scelta è infine caduta sulle opere più caratteristiche dell’epoca, in primo luogo di autori che hanno esposto ai vari Saloni. In alcuni casi abbiamo scelto i lavori che sono stati davvero presentati nell’ambito di queste rassegne. È molto emozionante prendere queste opere, custodite nel buio dei depositi, e presentarle al pubblico”, ha rilevato la curatrice, aggiungendo che la mostra comprende soltanto cinquanta opere e altrettanti autori, anche se ai vari Saloni si sono presentati complessivamente 165 autori. Infatti, ciò che caratterizzava la realtà del Museo all’epoca e oggi è la mancanza di spazio espositivo (non è ancora noto, infatti, quando inizieranno i lavori di restauro dell’ultimo piano del palazzo che ospita il Museo, ma sembra che prossimamente dovrebbero iniziare quelli di rinnovo della facciata e del tetto, che sono assolutamente indispensabili). La mostra si può visitare fino al 2 febbraio 2025.

Foto: Helena Labus Bačić
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