Profumi d’oriente in via Kandler

La centralissima arteria del nucleo storico ieri era irriconoscibile per i residenti. Ha fatto da set per le riprese di una serie televisiva svedese che ha come tema principale la «Sindrome di Stoccolma» simulando una strada di Beirut d’inizio anni Settanta

Ambiente arabo nel centro storico per le riprese di una serie televisiva

Chi diavolo ha preso in ostaggio le spiagge di Saccorgiana, la storica via Kandler, Piazza San Tommaso e il Parco della Cattedrale? Il grande spiegamento di vigilantes ingaggiati per precludere le aree a noi comuni mortali tiene la bocca cucita, la Città anche, i produttori pure. Si sta girando un serial svedese sulla Sindrome di Stoccolma, dicono. É l’unica indiscrezione lasciata trapelare dietro alle quinte di tutto uno staff di attori, camerman, comparse, tecnici delle riprese sbarcati con armi e bagagli a Pola ancora nello scorso fine settimana. Fonte ufficiosa ha quindi finito per rivelare che l’attore principale della produzione filmica è anche protagonista di un noto blockbuster statunitense, ergo, di fama mondiale. Giunti a questo punto una ricerca su Internet ci ha rivelato la possibile spiegazione dell’arcano. Netflix sta preparando una nuova serie in sei parti basata sull’autobiografia del criminale svedese Clark Olofsson. La serie avrà appunto il titolo di Clark e vedrà protagonista Bill Skarsgård, famoso per aver dato il volto al pagliaccio Pennywise nei recenti It e It – Capitolo due.

Un nugolo di comparse ai piedi del Campanile

Chi era Clark Oloffson?
Clark Olofsson è stato un notissimo criminale in Svezia, colpevole di reati quali rapina in banca e traffico di droga, a partire dagli anni ’60. Fino a qui, niente di insolito o di ricollegabile alle stranezze che stanno capitando in questi giorni alla nostra città. Sta di fatto che Clark Olofsson è celebre perché è da un caso di cronaca del 1973 che lo ha riguardato che è stato coniato il termine “Sindrome di Stoccolma“: a seguito di una rapina in banca andata male, infatti, era stata notata per la prima volta l’affinità (o perfino affetto e passione) che certe persone rapite e ostaggi iniziano a nutrire per il proprio rapitore. E giunti a questo punto, le coincidenze sono tante, talmente troppe da non poter dedurre altro che alcune scene del serial si stanno girando proprio a Pola, chissà, forse anche con la presenza dell’interprete del terrificante Pennywise ispirato dalla letteratura horror di Stephen King. Su Clark, Skarsgård ha anche rilasciato alcune dichiarazioni leggibili in rete: “Clark Olofsson è, nel bene e nel male, uno dei più particolari e affascinanti personaggi svedesi. Ho accettato questa sfida con un misto di gioia e terrore e penso che, grazie a Jonas Åkerlund e Netflix, potremo raccontare una storia innovativa con una follia e un ritmo che non abbiamo ancora mai visto in televisione finora“. Il Jonas Åkerlund (Polar, Lords of Chaos) citato da Skarsgård è il regista della serie, cui si deve la produzione esecutiva che include lo stesso Skarsgård. Alla produzione Netflix si associa quindi la Scandinavian Content Group. Incredibile quanto altrettanto possibile è che Åkerlund stoa preparando pure qui da noi Clark, ovvero quella che egli definisce “la storia dell’uomo più politicamente scorretto, che ha vissuto la vita più politicamente scorretta possibile. Questo è il tipo di storie di cui sono sempre alla ricerca”.

Lo staff cinematografico all’opera sul set

La folla davanti al Duomo
Alla faccia della totale segretezza e delle misure epidemiologiche, ieri mattina era impossibile non notare la gran folla davanti al campanile del Duomo di Pola. L’anacronismo dà subito nell’occhio: giovanotti con pantaloni a zampa d’elefante, donne in minigonna, bandana e tacchi grossi. È l’inconfondibile moda stile anni 60-70. Macchine Topolino e Trabant parcheggiate in piazza con targhe del Libano dell’epoca. Un’inquietante tonfo temporale di mezzo secolo nell’epoca del notissimo criminale svedese. A fare i disobbedienti e fingendo di non notare lo sguardo “truce” dei controllori di noi semplici cittadini, si può rubare qualche immagine di via Kandler, che con tutto il suo patrimonio medievale e i suoi caseggiati di veneziana eredità è stata trasformata in un mondo da vicino oriente, ispirato alla cultura musulmana: Habibi bar, incisioni in arabo su tabelle lignee, vecchie casse accatastate, radioline alle finestre, tappeti persiani impolverati e consumati dal tempo hanno trasformato via Kandler in una strada di Beirut. Tutto un ciarpame da soffitto recuperato per creare una dimensione completamente estranea alla storia di Pola. Comunque, un “imbroglio” d’effetto se si considera l’atmosfera di antico-suggestivo che ispira via Kandler, magari evitando di puntare le cineprese vero l’architettura di Serenissima memoria.
Converrà vestire i panni di esperti in spionaggio per scoprire i prossimi spostamenti dello staff cinematografico per Pola ragionando nel contempo sul fatto che tanto di top secret e riservatezza messi in campo potrebbero trovare soltanto poche spiegazioni. Forse proprio la grande importanza della produzione filmica che quest’anno approderà su Netflix e la necessità di tutelarsi dal Covid e dagli sguardi indiscreti.

Vini d’oriente in via Kandler

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