È stata inaugurata sabato sera presso il Padiglione artistico “Juraj Šporer” di Abbazia la mostra “Pop Art – Collezione Infeld”, una rassegna che riunisce quarantadue opere originali di dieci protagonisti della Pop Art americana ed europea. L’universo figurativo nato dalla pubblicità, dal cinema, dall’editoria illustrata e dalla produzione industriale coincide oggi, quasi naturalmente, con la civiltà dell’immagine contemporanea. La selezione, ricavata da una delle più importanti raccolte private d’arte contemporanea dell’Austria, offre una selezione di lavori scelta per ricostruire, con coerenza storico-artistica, le espressioni più rappresentative del movimento. Accanto ai celebri ritratti di Marilyn Monroe e Mao Zedong firmati da Andy Warhol trovano posto la copertina dell’album “Love you live” (Amarti dal vivo) dei “Rolling Stones”, i lavori di Keith Haring, Roy Lichtenstein, Kiki Kogelnik, Mel Ramos, Allen Jones, Richard Lindner, Steve Kaufman, James Rizzi e James Rosenquist. Un rilievo particolare assumono i ritratti del collezionista Peter Infeld eseguiti nel 2002 da Steve Kaufman, storico collaboratore di Warhol, in occasione del suo 60esimo compleanno, oggi autentico emblema dell’esposizione ospitata allo “Šporer”.

Quando l’arte scelse la realtà
Come ha ricordato la direttrice del Museo croato del turismo e co-curatrice Nataša Ivančević, la Pop Art prese forma negli anni in cui espressionismo astratto e informale dominavano la scena internazionale. Una nuova generazione di artisti avvertì l’esigenza di riportare la figura umana al centro della creazione artistica e di riconciliare l’arte con l’esperienza quotidiana. Fumetti, cinema, cronaca, pubblicità, graffiti e cultura urbana entrarono così nelle gallerie, modificando per sempre il lessico visivo del Novecento. Warhol intuì con straordinaria lucidità il destino dell’immagine contemporanea e amava affermare che avrebbe desiderato essere ricordato come l’inventore dei jeans, prima ancora di consegnare alla storia la celebre intuizione secondo cui ciascuno avrebbe avuto i propri quindici minuti di celebrità. La sua Factory divenne uno dei luoghi simbolo della cultura americana, punto d’incontro di artisti, musicisti e intellettuali, destinato a esercitare un’influenza ben oltre i confini dell’arte. Accanto alle sue opere emergono quelle di Keith Haring, autore di un alfabeto figurativo essenziale posto al servizio di una forte coscienza civile, di Kiki Kogelnik, che introdusse una riflessione sulla rappresentazione del corpo femminile coniugando sensibilità europea e immaginario pubblicitario, di Mel Ramos, interprete dell’estetica del consumo, e di James Rosenquist, che trasferì sulla tela le dimensioni monumentali della comunicazione di massa.

Un progetto culturale europeo
La curatrice della Collezione Infeld, Yordanka Weiss, ha ripercorso la storia della raccolta, avviata a metà degli anni Sessanta da Peter Infeld e dalla madre Margaretha, poi ampliata con strumenti musicali e dischi in vinile e proseguita dalla moglie di Peter, Zdenka Infeld. Accanto alla Pop Art convivono la Scuola viennese del realismo fantastico, i dipinti meditativi tibetani, l’Art Brut, la pittura naïf croata e numerose espressioni dell’arte contemporanea. Con l’obiettivo di rendere l’arte accessibile a un pubblico sempre più ampio, Peter Infeld promosse la nascita dei centri culturali di Halbturn e Dobrinj, iniziativa che ha contribuito a inserire entrambe le località nel panorama culturale europeo. Proprio la visita al centro culturale quarnerino, in occasione della mostra “Love” (Amore), suggerì al sindaco Fernando Kirigin l’idea di portare una parte della Collezione Infeld anche ad Abbazia. L’incontro con Zdenka Infeld, favorito da Claudio Frank, diede avvio a una collaborazione che ha reso possibile il trasferimento di opere provenienti da una raccolta di oltre 14mila lavori, nel rispetto di severi requisiti di sicurezza.

Oltre la tela
Un ruolo determinante nella diffusione di questa stagione artistica ebbe la serigrafia, tecnica che rese possibile la moltiplicazione delle immagini, favorendo una circolazione dell’opera fino ad allora impensabile. L’allestimento porta la firma delle curatrici Yordanka Weiss e Nataša Ivančević, con il progetto espositivo di Lada Sega e Petra Klanjac Majkić, il montaggio tecnico di Ranko Puž e il progetto grafico di Wanda Design. Determinante anche il contributo del Festival Opatija, diretto da Marino Sušanj, che ha messo a disposizione il Padiglione artistico “Juraj Šporer”. La serata inaugurale è proseguita con i cocktail “Cannella”, proposti dall’agenzia Trafika di Barbara Babačić, accompagnati per l’intera durata dell’evento dalle sonorità jazz del Vedran Ružić Trio. La mostra sarà visitabile fino al 27 settembre prossimo. Per tutto il mese di agosto, ogni giovedì alle ore 19, il programma prevede visite guidate, due delle quali curate dalla grafica accademica Melinda Kostelac e dedicate alle tecniche incisorie e al loro contributo allo sviluppo della Pop Art.

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