Pola, dove il grande Dante è di casa

Sì come ad Arlì, ove Rodano stagna, sì com’a Pola, presso del Carnaro ch’Italia chiude e i suoi termini bagna
(Inferno, canto IX)
Il 21 novembre 1888 il patriota triestino Giacomo Venezian scrive a Giosuè Carducci una lettera, in cui per la prima volta si propone di costituire una Società per la tutela e la diffusione della lingua italiana. Il poeta risponde subito all’appello e a lui si deve l’idea di dare alla Società il nome di Dante. Nel 1889 viene pubblicato e diffuso il Manifesto agli Italiani, la Società è ormai formata. Lo scopo della Società è di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all’estero con la madre patria ed alimentando tra gli stranieri l’amore ed il culto per la civiltà italiana.
La Società Dante Alighieri è stata fondata a Pola nel luglio del 1919, primo presidente il dottor Devescovi, la Società contava 500 soci, ed è stata sciolta nel 1947.
A Pola il culto di Dante ha lunga data. Da un documento di eccezionale valore storico sono venuta a conoscenza che il Comitato formato da giovani polesi, iniziò nel marzo 1900 a raccogliere, e organizzare balli, veglioni, lotterie nelle trattorie, per raccogliere i fondi per l’erezione di un busto di Dante. Il 15 maggio del 1901 è arrivato a Pola il busto bronzeo di Dante, fatto dallo scultore Ettore Ferrari e messo sotto la loggia del Palazzo municipale. Dante che conobbe la via dell’esilio, seguì le alterne vicende delle nostre genti e il suo busto fu trasportato a Venezia, dove si trova tuttora.
A Pola, la Società Dante Alighieri contò sempre molti soci e svolse la sua attività per un lungo periodo, sino all’annessione dell’Istria all’ex Jugoslavia, quando fu soppressa. Nel 1992, con la formazione dello Stato croato, la Società fu ricostituita, primo presidente è stata la prof.ssa Marisa Slanina, segretaria la signora Graziella Signorelli che da allora ad oggi, svolge con lodevole impegno il suo compito di amministrazione della Società che presiedo dal 1996.
La nostra Società opera nella sede della Comunità degli Italiani che ci sostiene e partecipa alle nostre molteplici attività.
In questi anni abbiamo organizzato 106 corsi di lingua italiana a tutti i livelli, abbiamo assegnato parecchie borse di studio a studenti meritevoli, per la permanenza di un mese in Italia e abbiamo organizzato gite in Italia. Abbiamo partecipato ai Congressi internazionali della Società. Abbiamo avuto l’onore della visita del Presidente, Ambasciatore Bruno Bottai, il quale purtroppo è venuto a mancare, notizia che ci ha profondamente colpiti: per noi è stato un amico, attento alle esigenze e ai problemi dei comitati esteri. Il nuovo presidente è il prof. Andrea Riccardi. Il Comitato di Pola è sempre aperto ad ogni collaborazione, ha accolto con piacere il progetto “Sample” in collaborazione con la Città e ha organizzato corsi di lingua italiana per i dipendenti dell’amministrazione cittadina: spero che ne abbiamo tratto profitto.
In questi lunghi anni abbiamo organizzato serate letterarie, concerti, mostre, come la mostra itinerante sulla lingua italiana “Dove il sì suona” ideata dalla Sede centrale della Società Dante Alighieri che dopo Firenze, Tirana, Zurigo, Berlino, è arrivata da noi. È impossibile enumerare le molteplici attività svolte, ma non posso trascurare l’opera balletto l’Inferno della compagnia Ariston di San Remo che è stata rappresentata nel Teatro di Pola con la partecipazione di tutte le Comunità degli Italiani dell’Istria, grazie al sostegno della Regione istriana.
Alessandro Masi, segretario della sede centrale ha detto: ”La nostra lingua è una lingua ricchissima adatta alla coltivazione dello spirito: è il giardino fiorito che tutti vorrebbero”, anche Papa Francesco sceglie l’italiano come lingua della Chiesa.
Per una comprensione e una stima reciproca è necessario non soltanto lo studio della lingua di un popolo, ma anche la conoscenza della sua cultura. Compito primario della Società Dante Alighieri è quindi quello di diffondere la lingua italiana, ma anche di far conoscere agli appartenenti della maggioranza, sia essa croata, slovena od altro, la cultura, gli usi ed i costumi di quella minoranza con la quale convivono, nel nostro caso la minoranza italiana. Soltanto allora potremo parlare di una convivenza pacifica, di un costante scambio di valori con i vicini, di un continuo e inevitabile arricchimento, nel nome di una cultura universale di cui in Dante riconosciamo il simbolo.
*presidente della Società Dante Alighieri di Pola

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