Alla Scuola Media Superiore Italiana di Fiume, oggi, martedì 16 dicembre, la poesia ha preso corpo attraverso un’esperienza intensa e accuratamente costruita, guidata da Petra Bernarda Blašković, interprete teatrale polese e prima figura artistica del Teatro Nazionale di Osijek.
Lo spettacolo-laboratorio interattivo PoesiAmo, finanziato dal Settore scuola dell’Unione Italiana e ideato e diretto dalla stessa autrice nell’ambito della Settimana della cultura italiana nel mondo 2025, si è svolto come un incontro diretto e viscerale con la parola poetica. Lontano da mediazioni digitali e dagli schemi scolastici convenzionali, ha offerto agli studenti delle classi prime, seconde e terze un tempo di ascolto, attenzione e immaginazione attiva.
Dopo il saluto inaugurale del preside del Liceo, Michele Scalembra, la regista e pedagoga teatrale ha introdotto il lavoro con una riflessione lucida sul divario che oggi separa i giovani dalla poesia: una distanza generata dalla velocità del presente, dalla svalutazione del linguaggio e dalla costante fruizione di immagini consumate senza attesa né profondità. Proprio per contrastare tale scollamento, il laboratorio ha scelto consapevolmente una forma analogica.

La musica dal vivo, proposta con grande sensibilità dal fisarmonicista Andrej Pezić, l’assenza di supporti visivi digitali e una serie di ritratti caricaturali in bianco e nero hanno accompagnato la lettura dei testi, favorendo un clima di contemplazione e ascolto partecipe. I disegni, ispirati a fotografie reali, richiamavano il linguaggio del fumetto: essenziale e incisivo, affine alla poesia per densità e precisione.
Tra le voci del tempo e della terra
Attraverso queste immagini evocative, Petra Bernarda Blašković ha tracciato un itinerario poetico attraversando le voci di autori legati al territorio istriano e fiumano, scrittori che hanno scelto l’italiano, il dialetto o entrambi, in contesti storici complessi.
Tra i primi nomi evocati è emersa la figura di Enheduanna (XXIV secolo a.C.), sacerdotessa e poetessa vissuta oltre quattromila anni fa, considerata la prima autrice della storia di cui si conservino testi scritti. I suoi versi, incisi su tavolette d’argilla, hanno testimoniato come la poesia preceda la scrittura stessa, nascendo dal rito, dalla narrazione e dal suono.
Il percorso ha poi toccato Dante Alighieri, riconosciuto dagli studenti attraverso immagini e richiami testuali, a conferma di come certe parole attraversino i secoli senza perdere forza evocativa. Ampio spazio è stato dedicato a Ester Sardoz Barlessi, voce profondamente radicata nei paesaggi istriani, dove mare e vento assumono nei suoi versi qualità mitologiche. Le immagini suggerite dalle sue poesie hanno invitato i ragazzi a chiudere gli occhi e a generare visioni interiori, senza l’ansia di dover comprendere ogni significato.
Un momento particolarmente toccante ha riguardato Rinaldo Rinaldi, nato a Portole nel 1889 e scomparso giovanissimo. Autore ancora poco conosciuto, ha lasciato testi attraversati da uno sguardo limpido e disincantato, che trasforma l’occhio in metafora assoluta, restituendo il ritratto di un poeta solitario e acuto osservatore del reale.
Accanto a lui è stata ricordata Giuseppina Martinuzzi, educatrice e poetessa impegnata nella difesa del diritto allo studio e nella promozione del dialogo interculturale. I suoi versi, rivolti in particolare alle madri, sono attraversati da una forte tensione etica e hanno aperto una riflessione sulla guerra, sull’ingiustizia e sulla responsabilità collettiva.
Il laboratorio ha reso omaggio anche ad Anita Forlani, insegnante e scrittrice vissuta a Dignano, recentemente scomparsa, i cui testi sono animati da una quieta e lucida attenzione alla vita quotidiana.

Non poteva mancare il riferimento a Osvaldo Ramous, figura centrale del teatro fiumano: divenuto direttore del Dramma Italiano verso la metà degli anni Quaranta, mantenne il ruolo fino al pensionamento nel 1961. Grazie al suo intervento diretto presso le istituzioni, riuscì a salvare la compagnia teatrale dalla chiusura nel 1956, preservandone l’esistenza fino ai giorni nostri.
A chiudere questa galleria di ritratti è stato Claudio Ugussi, poeta legato ai paesaggi pugliesi, autore di immagini visionarie e potenti, capaci di raccontare la fragilità del mondo attraverso scenari nitidi e simbolici.
La poesia come esercizio di libertà
Dopo la parte performativa, il laboratorio si è trasformato in uno spazio di sperimentazione. Gli studenti, suddivisi in gruppi, si sono cimentati con la figura retorica della similitudine, giocando con le parole e con l’immaginazione a partire dalla parola amore. Nel giro di pochi minuti sono nati versi inattesi, immagini trasparenti, accostamenti audaci, riferimenti alla natura e alla quotidianità.
L’esercizio ha dimostrato come la scrittura poetica richieda esercizio, pazienza e fiducia nelle proprie possibilità, soprattutto in un contesto libero dalla pressione del giudizio.
A conclusione dell’incontro, l’attrice ha condiviso una riflessione che racchiude il senso profondo del progetto: “Lavorare nelle scuole con la poesia è un’esperienza intensa e necessaria. Viviamo in un tempo che corre e che rende tutto intercambiabile, anche le parole. La poesia chiede attenzione, chiede ascolto e crea immagini interiori. Prima di analizzare un testo, bisognerebbe concedersi il tempo di sentirlo. I ragazzi hanno molte emozioni, spesso mancano gli strumenti per nominarle. Questo lavoro serve a offrire uno spazio in cui fermarsi, osservare e dare valore a ogni parola. Quando succede, la risposta dei ragazzi è sorprendente”.
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