L’INTERVISTA Pilar Fogliati punta alla Croazia: «Mi piacerebbe recitare a Fiume»

A colloquio con un'interprete dai molti registri, per raccontare il piacere della recitazione, l'avventura della regia, il valore delle radici e il richiamo di nuovi orizzonti artistici

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L’INTERVISTA Pilar Fogliati punta alla Croazia: «Mi piacerebbe recitare a Fiume»
Foto: album privato

Talento brillante, innata versatilità e una travolgente simpatia: Pilar Fogliati è oggi uno dei volti più amati del cinema e della tv italiana. Nata nel 1992 ad Alessandria, in Piemonte, e diplomatasi all’Accademia d’arte drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, ha saputo conquistare pubblico e critica spaziando dal grande al piccolo schermo. Tra i suoi ruoli più recenti e significativi c’è senza dubbio quello nella fiction di Rai 1 “Cuori”, in cui veste i panni di Delia Brunello, una giovane dottoressa nella Torino degli anni Sessanta e Settanta, chiamata ad affrontare le complesse sfide dell’affermazione femminile in un ambiente dominato da uomini. Una storia avvincente sulla nascita della moderna cardiochirurgia che ha appena varcato i confini nazionali per arrivare in Croazia: la HRT ha infatti acquistato tutte e tre le stagioni della serie – in onda con il titolo “Ritmo del cuore” – consentendo ai telespettatori locali di seguire integralmente i quaranta episodi di questo grande successo.

Qual è la ragione della popolarità di “Cuori”?

“Il motivo principale, a mio avviso, è dato prima di tutto dalla sua capacità di descrivere l’epoca del boom economico, che rievoca tanti ricordi a chi l’ha vissuta e, al tempo stesso, incuriosisce chi oggi ha la stessa voglia di cercare e costruire un futuro migliore. Inoltre, credo che un altro ingrediente vincente sia l’ambientazione perché gli ospedali sono un contenitore di emozioni e passioni umane che racchiude storie con cui è facile entrare in empatia”.

Foto Ufficio Stampa Rai

Quali sono i tratti distintivi del suo personaggio?

“Delia è nata con l’orecchio assoluto e questo le permette di riconoscere e codificare all’istante la frequenza esatta di qualsiasi stimolo acustico. Oltre a una sensibilità fuori dal comune, ciò che la rende speciale è la sua capacità di farsi rispettare in un ambiente prevalentemente maschile grazie alla sua competenza scientifica. Possedere una laurea in medicina, con tanto di dottorato, a quel tempo era un’autentica rarità per una donna”.

Ci sono aspetti del suo carattere che vorrebbe fare propri?

“Invidio senz’altro il suo coraggio nel prendere decisioni: mi farebbe molto comodo avere la sua immediatezza. Da attrice trovo molto stimolante interpretare scene che nella vita di tutti i giorni non mi concederei emotivamente. Ci metto una passione doppia nel calarmi in quelle parti dalle quali potrei prendere spunto per essere una persona migliore e credo che sia un po’ lo stesso motivo che spinga il pubblico ad appassionarsi ai personaggi delle fiction e a seguire le loro vicende”.

La quarta stagione si farà?

“Inizialmente non doveva esserci neanche la terza. Non ho ancora saputo nulla da parte della Rai, ma io la farei molto volentieri”.

Intanto, lo scorso fine settimana, si è concessa un po’ di relax accompagnando suo nonno materno, Andrea Abbiati, al Caorle Film Festival: che rapporto avete?

“Per me è come un secondo padre. Appena diciottenne mi ha ospitato stabilmente nella sua abitazione nel centro di Roma per consentirmi di frequentare più comodamente l’Accademia ‘Silvio D’Amico’. Ci lega davvero una bella amicizia ed è stato uno dei primi spettatori delle mie imitazioni durante le feste di famiglia”.

Cosa ne pensa del documentario che lo ha visto protagonista?

“Avevo già avuto modo di sbirciarlo in anteprima, ma mi sono davvero emozionata alla presentazione. È un invito a superare i propri limiti e ad allenare i propri desideri. Mio nonno, all’età di 90 anni, ha deciso di iniziare un nuovo sport e di darsi all’atletica leggera allenandosi a Roma sotto la guida di Abdon Pamich, lo storico marciatore e campione olimpico fiumano”.

Al ramo paterno, invece, deve il suo nome…

“Mi chiamo Maria del Pilar e il mio nome di origine spagnola è un omaggio alla lingua della mia nonna paterna. Si chiamava Polette ed era nata a Buenos Aires da emigrati polacchi che avevano lasciato l’Europa per trasferirsi in Argentina prima della Seconda guerra mondiale. A portarla in Italia, dove ha conosciuto mio nonno, è stata la sua carriera da modella. Una bella storia da film”.

A proposito, nel 2023 “Romantiche” ha segnato il suo debutto alla regia: da dove nasce la voglia di cimentarsi in questo ruolo?

“Mi piace guardarmi intorno e inventarmi personaggi partendo dagli esseri umani che destano la mia curiosità. Ho cercato di farlo attraverso la commedia, che mi ha permesso di trattare argomenti sensibili e delicati con la giusta dose di ironia e libertà di espressione”.

L’attrice nel ruolo della cardiologa Delia Brunello. Foto: album privato

Com’è stato dirigere sé stessa?

“Soprattutto in fase di montaggio ho avuto qualche difficoltà perché il regista e l’attore seguono due logiche diverse. Il primo deve scegliere l’inquadratura migliore, mentre il secondo ricerca la performance migliore. Quindi mettere insieme le due parti non è stato semplice, ma per fortuna avevo le idee molto chiare sulla sceneggiatura e uno staff eccezionale che mi ha aiutato a dividermi tra i due ruoli”.

Come attrice, invece, cosa significano a livello personale i tre Nastri d’argento vinti tra il 2023 e il 2025 con “Romantiche”, “Romeo è Giulietta” e “Follemente”?

“Sicuramente è stata una bella iniezione di fiducia. È il segno che sono sulla strada giusta e che devo continuare così. Ma, soprattutto, il fatto che questi riconoscimenti siano arrivati tutti e tre per una commedia, un genere che di solito fa più fatica a entrare nel circuito dei premi, mi rende ancora più orgogliosa”.

Ha l’onore di condividere con Paola Cortellesi il record di tre successi consecutivi nel più antico premio cinematografico italiano e il secondo più longevo in assoluto dopo gli Oscar…

“Paola Cortellesi è un autentico mito. La stimo non solo per l’immenso talento artistico, ma anche per la sua profonda intelligenza. È un punto di riferimento fondamentale per come gestisce la sua carriera e la sua immagine al di fuori dei riflettori”.

Foto: album privato

Anche la stampa straniera le ha assegnato due Globi d’oro: quanto è importante raggiungere la fama all’estero?

“Mi lusinga tantissimo l’idea di essere apprezzata anche in luoghi dove non sono mai stata. Per questo non vedo l’ora di visitare Fiume e la Croazia, magari per recitare in una coproduzione internazionale o semplicemente per girare un film fuori dall’Italia. È emozionante pensare che il mio volto riesca a intrattenere persone lontane che non conosco e che non parlano neanche la mia stessa lingua. Mi rende particolarmente felice realizzare che l’arte unisca culture diverse”.

Tra una commedia e l’altra, in “Breve storia d’amore” le è toccata una parte più intensa e drammatica: si è sentita a suo agio?

“A dire il vero, non trovo tutta questa differenza tra i vari generi. Ci sono commedie che risultano tragiche e drammi che alla fine si rivelano ironici. Proprio per questo, l’attore non deve soffermarsi più di tanto sul linguaggio del film, ma deve cercare di studiare e prepararsi per essere il più umano e vero possibile agli occhi del pubblico. È una delle prime cose che ho appreso al corso teatrale amatoriale che ho fatto ai tempi del liceo”.

Le piacerebbe tornare a teatro un giorno?

“Tantissimo. Recitare dal vivo è un’emozione che non ha paragoni ed è fonte di maggiori responsabilità”.

Tra cinema e tv, invece, ha delle preferenze?

“Ciò che conta non è l’involucro ma il ruolo. Se quest’ultimo è scritto bene merita la mia attenzione e cerco di impegnarmi per interpretarlo al meglio”.

È apparsa anche in alcuni videoclip musicali: le piace la musica?

“Sono figlia della generazione di MTV, quindi per me non c’è musica senza video. Non a caso, il mio debutto su uno schermo televisivo è avvenuto nel videoclip della canzone ‘Straordinario’ di Chiara Galiazzo, mentre lo scorso anno sono stata la protagonista di ‘Milano Baby’ di Fabri Fibra, uno dei miei cantanti preferiti. Ascolto tanta musica tra le mura di casa e mi piace anche scoprire nuove playlist”.

Foto Ufficio Stampa Rai

Quest’anno, inoltre, è stata una delle co-conduttrici del Festival di Sanremo: come ha vissuto quell’esperienza?

“Ho cercato di divertirmi e di portare sul palco dell’Ariston tutta la mia spontaneità. D’altronde era proprio quello che mi aveva chiesto Carlo Conti in quella sua prima telefonata che non potrò mai dimenticare. È stato incredibile conoscere Laura Pausini e lavorare insieme a lei per tutta la serata. Mi ha fatto tanto piacere anche ritrovare Achille Lauro, con cui avevo condotto Extra Factor qualche anno prima”.

Ci sono novità per l’immediato futuro?

“In autunno andrà in onda su Rai 1 la serie tv ‘Una piccola formalità’ con la regia di Davide Marengo. Interpreterò una giornalista che dalla cronaca rosa vorrebbe passare a dedicarsi alle inchieste. Nel frattempo, avrà a che fare con una misteriosa eredità in arrivo da uno zio sconosciuto. È una storia molto bella e pensata per un pubblico di tutte le età”.

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