Per uscirne atteniamoci alle regole

La pandemia di Covid-19 ha influito su tanti aspetti della vita quotidiana, in tutti gli ambienti, sociali, economici e culturali. Abbiamo chiesto ai nostri connazionali residenti in altri Paesi, artisti e musicisti, ma anche studenti e scienziati, di raccontarci in che modo vivono questo momento difficile

Francesco Squarcia

Francesco Squarcia: «Vorrei partire per Fiume. Tenete duro!»
C’è preoccupazione per una situazione con troppe incognite. È un cambiamento pazzesco, capitato improvvisamente. Circa un mese fa ero ancora a Fiume e non avrei mai immaginato che ci saremmo ritrovati in una situazione così pesante. Non possiamo che attenerci alle disposizioni, se vogliamo uscirne. Essendo un musicista, per me è più facile, perché suono, mi dedico al mio strumento ed è una psicoterapia meravigliosa. Cerco di comporre quando ne ho voglia, anche se in questo momento mi dedico di più a esercitarmi. E poi guardo la televisione e leggo, perché è importante tenere la mente occupata ora che le giornate sono davvero lunghe. Per fortuna abbiamo un giardino dove mi posso muovere un po’ di più. Quando c’è il sole mi metto lì e ascolto il cinguettio degli uccellini e la primavera che è ormai sbocciata. Quindi, le mie giornate non sono poi così tanto monotone. E poi ogni tanto esco per andare al supermercato. All’ingresso si sta in fila a distanza di tre metri e si entra quando un altro esce. Tutti rigorosamente muniti di guanti e mascherine. Quanto mi manca Fiume? Tantissimo. Vorrei poter saltare in macchina e partire come faccio sempre. Alle volte mi immagino di essere lì: vedo il mare, il golfo, il porto… e faccio idealmente un giro in bicicletta. Leggo con piacere che vi state difendendo bene dal virus. Bravi! Siate responsabili, tenete duro e abbiate cura di voi.
Stefania Squarcia: «Roma sembra l’ombra di sé stessa»

Stefania Squarcia

Vado al lavoro tutti i giorni e faccio o l’apertura o la chiusura della giornata. Sono la caporedattrice di Agorà, il programma tv su Rai 3, che va in onda tutti i giorni in diretta, occupandosi soprattutto di attualità. Per il lavoro che faccio ora più che mai c’è bisogno di fare servizio pubblico, perché nei momenti di crisi bisogna lottare contro le fake news cercando di fornire l’informazione più corretta possibile, veicolando anche messaggi positivi per aiutare le persone a superare questo momento così complesso. Passo collegata a social, agenzie di stampa, contatti con gli inviati e corrispondenti dall’estero gran parte delle mie giornate. Riesco a lavorare poco in smart working e spesso sono l’unica a fare le riunioni in redazione in conference call.
Roma è deserta. Quando esco non la riconosco più. Fa impressione perché questa è una città sempre caotica, sempre in movimento, sempre viva… Ora sembra invece l’ombra di sé stessa, irriconoscibile. Un po’ come del resto tutte le nostre vite adesso. Mi sembra di vivere in una situazione surreale e non nascondo di essere molto preoccupata. Vivo con i miei genitori che sono ovviamente chiusi in casa, perché comunque sono anziani e hanno entrambi qualche acciacco. Da parte mia c’è quindi la paura di poter portare qualche cosa a casa, sebbene le precauzioni siano ossessive e maniacali. Io sono poi una persona molto fisica e mi piace manifestare con un abbraccio, una stretta di mano o una carezza ciò che provo nei confronti di amici, colleghi o familiari; e questo mi manca tantissimo. Fiume? Sono legatissima e per me è una grande rinuncia in questo momento non poter vedere il mare. Specialmente quello del Quarnero, quello dei ricordi più dolci della mia infanzia, delle vacanze con i nonni e con mio fratello.
Aldo Craievich: «Quando finisce faremo tutti una grande festa»

Aldo Craievich

Membro dell’Accademia delle Scienze del Brasile, ricercatore e professore universitario nel campo della cristallografia, discendente di emigranti istriani e amante dell’Istria, soppratutto delle canzoni popolari istriane, Aldo Craievich è un “giovane ottantunenne” residente a San Paolo, in Brasile.
Come in tanti altri Paesi del mondo, il grande problema adesso è anche lì la pandemia del coronavirus. “A San Paolo i negozi sono tutti chiusi, salvo i supermercati, le farmacie e i distributori di benzina – ci racconta Aldo Craievich –. Le persone della terza età ricevono le provviste per ‘delivery’, a casa. Non sappiamo fino quando questa situazione continuerà. Abbiamo delle difficoltà addizionali perché dal governo dicono che il problema di salute non è grave. Per fortuna, i governatori degli stati, come quello di San Paolo, la pensano diversamente e ci fanno prendere tutte le precauzioni possibili. I numeri degli ammalati aumentano ogni giorno. La città è vuota e si vedono poche macchine. Devo dire che mi sento particolarmente sensibile al problema di questa terribile malattia, perché i miei nonni materni sono entrambi deceduti nel 1918, in Istria, per una pandemia simile, la febbre spagnola, e hanno lasciato mia madre e le sue due sorelle orfane quando erano ancora bambine. Pochi giorni fa mi sono sentito col mio secondo cugino, Vlado Kraljević, e con sua moglie Ivka e, dopo esserci raccontati la situazione intorno alla pandemia in Croazia e nel Brasile, abbiamo deciso all’unanimità che una volta finiti i pericoli di questa terribile malattia ci troveremo a Umago per fare una grande festa insieme. Ma secondo me, questo meriterebbe più di una festa, almeno un’altra anche a Roma e, perché no, una terza a San Paolo!”
Stefano Peruško: «Applausi al personale medico»

Stefano Peruško

Stefano Peruško, originario di Pola, 24 anni, frequenta il secondo anno di dottorato di ricerca in chimica organica alle Università di Bruxelles ed Anversa in Belgio.
“È da più di due settimane che sono in isolamento nel mio appartamento a Bruxelles. Sto seguendo tutte le raccomandazioni delle autorità per quando riguarda il virus, che finora non ho contratto, e sto bene. Non posso garantire per le altre zone della città, ma qui, al Quartiere Europeo di Bruxelles, la gente si vede raramente in strada; ogni tanto qualche macchina. Trascorro le giornate lavorando al PC da casa, praticando attività fisica, sempre a casa, e meditando … a casa. Quando splende il sole spalanco le finestre e ne approfitto. A mio avviso è fondamentale prestare attenzione alla salute fisica e mentale in questo periodo di isolamento (ma non solo). La sera, poi – momento speciale – alle ore 20 ci si affaccia alle finestre e si applaude al personale medico e a tutti coloro che stanno lottando in prima linea contro e nonostante il virus.
“Per quanto riguarda il lato sociale, la tecnologia aiuta molto nei contatti con la famiglia e con gli amici, nel mio caso sparsi in giro per l’Europa. Poi, nel tempo libero, gestisco la comunità ‘PNB Professional Network Brussels’ su Facebook, gruppo di incontro tra professionisti e studenti di vari settori a Bruxelles. Per il resto, penso positivo, aiuto come posso e prendo il tutto come un’esperienza di vita. Un messaggio finale? Invito tutti ad essere responsabili, tenersi aggiornati, prendersi cura di sé stessi e tutelare gli altri, ma anche di sorridere, che fa bene alla salute! Tanti saluti da Bruxelles.
Gianfranco Venucci e Gabriella Pogaciar Venucci: «Supereremo anche questo momento»

Gabriella Pogaciar Venucci e Gianfranco Venucci

Per cercare di capire che aria tira nella disciplinatissima Germania, abbiamo contattato i coniugi connazionali ed ex liceali Gianfranco Venucci e Gabriella Venucci Pogačar, che già da parecchi anni risiedono a Kettig, vicino a Coblenza. Dopo aver speso parte della vita professionale come tastierista in vari complessi musicali – tra cui la band “Srebrna Krila” –, suonando in diversi Paesi europei ed extraeuropei, dalla Finlandia a Casablanca e alle Antille, Gianfranco, assieme a Gabriella, ha deciso di mettere radici in Germania. E come tanti altri cittadini d’Europa, sono “reclusi” nel loro appartamento. Gianfranco – che organizza e gestisce il lavoro in un’industria privata – ha colto questo periodo per dedicarsi di più al pianoforte, a Bach in particolare, la sua passione di sempre, mentre Gabriella ha tutto il tempo per spendersi nella sua attività preferita che è la pittura. “Le ditte in cui lavoriamo mia moglie ed io per il momento hanno chiuso i battenti. Anche qui è come in Croazia, in Italia, in Spagna. Allo stato attuale sono in vigore misure di prevenzione e contenimento molto rigide. Tutti i ritrovi pubblici, compresi teatri, chiese, musei, ristoranti, bar e quant’altro, sono chiusi. Come il resto della popolazione, ci limitiamo a fare la spesa, rispettando sempre le dovute distanze precauzionali tra le persone. Comunque, in genere, non abbiamo contatti particolari con gli abitanti di Kettig. I tedeschi sono molto riservati. Dobbiamo accettare la situazione attuale e farcene una ragione È un momento pesante, però si supererà anche questo”.
Arduina Nardi: «Rispetto tutte le misure imposte»

Arduina Nardi con i figli, Marina e Aldo, e il nipotino Matteo

Arduina Nardi, classe 1939, nata a Fiume ma che dall’età di sei anni vive a Torino, in Piemonte, alla veneranda età di 81 anni non ancora compiuti, si trova ad affrontare questo terribile virus che colpisce e miete soprattutto i cittadini della terza età.
Alla domanda di come stia andando questo periodo di autoisolamento, Arduina risponde: “Questo periodo di auto isolamento per adesso non mi sta pesando molto. Era da qualche tempo che per il periodo invernale uscivo di rado. Avevo l’appuntamento fisso il venerdí al Circolo degli esuli, per pranzare in compagnia, ma quello per il momento è saltato. Spero di poter riprendere quanto prima queste uscite che per me erano molto importanti. Purtroppo in questo periodo di restrizioni imposte, puè venire a trovarmi soltanto mio figlio, che abita nel mio stesso Comune. Il grosso della spesa me l’aveva giá fatta mia figlia due settimane fa. Peró le faccende domestiche, a gran fatica sono costretta a farmele da sola, ma sarà per poco tempo, spero”.
È preoccupata per il coronavirus? “Sì, sono molto preoccupata e prego piú volte al giorno la Madonnina che protegga tutti i miei cari. Sono fiduciosa che in un futuro molto prossimo le cose inizieranno ad andare meglio”.
È in contatto con parenti e amici? “Grazie al cellulare chiamo i miei figli e le mie amiche per tenerci sempre in contatto e aggiornati sulla nostra salute. Non uso le nuove tecnologie, ma anche il telefono per me è un mezzo importante di comunicazione. Per il resto, sto a casa e prevalentemente dormo, guardo alla televisione le mie puntate preferite su Retequattro e Canale 5… Cosa che già facevo abitualmente”.

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