Osvaldo Ramous, un’opera letteraria ancora da esplorare

Al Museo LETS di Trieste è stato presentato il cofanetto bilingue «I figli della cometa e prose sparse»

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Osvaldo Ramous, un’opera letteraria ancora da esplorare
Riccardo Cepach introduce l’incontro in collegamento con Franco Papetti

La riscoperta di Osvaldo Ramous passa anche attraverso le carte rimaste nei suoi archivi, le pubblicazioni disperse sulle riviste e i testi che per decenni sono rimasti difficili da reperire. È questo il filo conduttore dell’incontro “Osvaldo Ramous a Trieste. L’opera ancora inesplorata” ospitato dal Museo LETS di Trieste, dove è stato presentato “I figli della cometa e prose sparse”, il cofanetto bilingue italiano-croato curato da Gianna Mazzieri-Sanković. Il volume, quarto della serie dedicata agli autori fiumani, raccoglie racconti pubblicati e inediti e porta avanti un progetto di valorizzazione della letteratura della città.

Valorizzare la memoria
Ad aprire l’incontro è stato Riccardo Cepach, che ha ricordato il percorso del progetto “Ritorno culturale al Fiume” e il ruolo di Ramous nella vita culturale della città. Poeta innanzitutto, ma anche narratore, drammaturgo, giornalista, critico e direttore del Dramma Italiano, Ramous attraversò buona parte della storia novecentesca di Fiume rimanendo nella città mentre cambiavano confini, ordinamenti e appartenenze. La sua attività fu anche quella di mediatore culturale: Cepach ha ricordato, tra le altre cose, i rapporti con il Piccolo Teatro di Milano e Paolo Grassi, la cura della prima antologia di poesia jugoslava e l’organizzazione di occasioni di incontro fra autori italiani e croati. Il progetto nasce proprio dalla volontà di riportare al centro figure che appartengono alla storia culturale fiumana e che, secondo i promotori, possono ancora parlare alla città contemporanea.
La parola fu poi passata a Franco Papetti il quale ha illustrato il percorso dell’iniziativa, nato dalla volontà di affiancare alla memoria dell’esodo e della comunità italiana una più ampia valorizzazione del patrimonio culturale fiumano, coinvolgendo istituzioni, scuole e realtà del territorio. Rosanna Turchinovich ha invece richiamato il lavoro svolto negli ultimi anni per riportare all’attenzione scrittori e intellettuali della città, sottolineando come la riscoperta della loro produzione possa contribuire a mantenere vivo un patrimonio che rischia altrimenti di rimanere confinato alla memoria.

Rosanna Turcinovich Giuricin e Gianna Mazzieri-Sanković

I convegni del Dipartimento
Corinna Gerbaz Giuliano, intervenuta per il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Fiume, ha ricordato il lavoro dell’ateneo sulla letteratura istro-quarnerina e il corso dedicato a Ramous. La collaborazione con il progetto ha portato anche alla cura scientifica degli atti dei convegni dedicati a diversi autori fiumani. Al centro della serata è stata però Gianna Mazzieri-Sanković, alla quale è legata una parte importante degli studi su Ramous. Il rapporto con lo scrittore nasce anche attraverso il padre Ettore Mazzieri, amico dell’autore, e prosegue dagli anni universitari con la ricerca sulle sue carte. La studiosa ha raccontato di avere raccolto nel tempo una grande quantità di materiali, compresi i documenti conservati dalla vedova Nevenka Ramous Malić. Sono proprio questi materiali ad avere modificato, in alcuni casi, interpretazioni formulate negli anni precedenti. Tra gli aspetti emersi c’è il rapporto di Ramous con la propria identità. Rimasto a Fiume, continuò a scrivere in italiano anche quando la sua letteratura si trovò priva di una sede editoriale stabile. Mazzieri-Sanković ha insistito sulla necessità di leggere questa scelta senza ridurla a una contrapposizione fra culture: la difesa della lingua e dell’identità italiana conviveva in Ramous con l’attenzione verso le altre culture presenti nella città e con una concezione più universale della letteratura. Una condizione che contribuì anche a renderlo più conosciuto in alcuni ambienti stranieri che in Italia.

Corinna Gerbaz Giuliano

I figli della cometa
Il nuovo cofanetto nasce da questa esigenza di recupero. “I figli della cometa” era il titolo che Ramous stesso aveva pensato, annotandolo nel 1968 per una futura raccolta. Mazzieri-Sanković ha scelto di conservarlo accompagnandolo con “prose sparse”, riunendo testi apparsi su riviste dagli anni Trenta in avanti e materiali rimasti inediti. L’apparato editoriale registra, dove possibile, la rivista e la data di pubblicazione e quella di stesura, offrendo così anche uno strumento per le ricerche future. Il volume comprende inoltre tre testi collegati al “Cavallo di cartapesta”: “Uomini e formiche”, “Il mostro” e “Una pallottola sulla tettoia”. La raccolta permette così di seguire la varietà della scrittura ramousiana. Nelle prose compaiono Fiume e la sua storia, i rapporti fra uomini e donne, l’arte, la musica, la tecnologia, ma anche interrogativi sull’esistenza.

Isabel Russinova

Il realismo magico
Alcuni racconti ricorrono al realismo magico, che Mazzieri-Sanković ha accostato alla lezione di Massimo Bontempelli: una realtà riconoscibile viene attraversata da elementi fantastici capaci di affrontare indirettamente questioni che non possono essere espresse in modo esplicito. È in questa prospettiva che la studiosa ha interpretato anche l’immagine dei “figli della cometa”: persone segnate da una storia che le ha costrette a cercare un luogo, un’appartenenza, una propria identità. Nel caso di Ramous, la metafora può comprendere tanto chi è rimasto a Fiume quanto chi ha attraversato confini e cittadinanze, senza rinunciare alle proprie radici. La serata ha toccato anche la produzione teatrale ancora inedita e il lavoro di digitalizzazione dell’archivio, avviato per rendere consultabili materiali che altrimenti rischierebbero di rimanere confinati alle carte private. L’epistolario comprende rapporti con numerosi protagonisti della cultura italiana e jugoslava del Novecento, mentre le carte continuano a restituire testi e collegamenti utili a ricostruire l’opera dello scrittore.
“I figli della cometa e prose sparse” mostra quanto rimanga ancora da esplorare nell’opera di Ramous: una produzione distribuita fra generi, lingue, riviste e archivi diversi, nella quale la storia di Fiume si intreccia continuamente con la ricerca di una voce personale.

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