Oscar ed Eugenio Jankovits. I fratelli fiumani geni dell’automobilismo mondiale

Debutta al Teatro Basaglia di Trieste lo spettacolo di Marchig. Drammaturgia e lettura scenica di Tuzzoli

Serena Ferraiuolo, Andrea Tich, Mirko Soldano, Bruno Nacinovich ed Elena Brumini sul palco

Emerge, fiore raro e prezioso, dal naufragio causa Covid delle speranze di due città capitali per un anno della cultura e della scienza (rispettivamente Fiume e Trieste), uno spettacolo che ne riassume i significati, allineando la retta del tempo e, se possibile, aprendo nuove porte. Laura Marchig firma “L’Alfa Romeo Jankovits”, drammaturgia e lettura scenica a cura di Tommaso Tuzzoli, con gli attori del Dramma Italiano di Fiume, Bruno Nacinovich, Mirko Soldano, Andrea Tich, Elena Brumini e Serena Ferraiuolo. Il tutto realizzato con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia in occasione di Science in The City Festival (legato a ESOF). Lo spettacolo rientra anche tra le manifestazioni del Festival estivo del Litorale 2020. Viene alla luce in una notte di pioggia battente al Teatro Basaglia del comprensorio San Giovanni di Trieste, che ha accolto gli spettatori “prenotati” e quelli giunti all’ultimo minuto formando una fila disciplinata in attesa di occupare i posti a disposizione, sfasati, distanziati come l’emergenza esige. Piccoli disagi, sensazione di fastidio, mascherine e gel disinfettante ma vuoi mettere la gioia di ritornare finalmente a teatro!
Un’auto famosa in tutto il mondo
Sulla scena cinque attori e tanti personaggi. C’è la città di Fiume, quella dei lumi, del genio, della creatività della prima metà del Novecento. Si propone una lettura scenica che racconta l’incredibile storia di Oscar ed Eugenio Jankovits, figli del rappresentante dell’Alfa Romeo di Fiume, all’epoca città italiana, che nella seconda metà degli anni Trenta progettarono e realizzarono l’auto da corsa destinata a entrare nella storia dell’automobilismo mondiale: l’Alfa Romeo 6C 2300 Aerodinamica Spider, conosciuta anche come Alfa Jankovits o Alfa Aerospider. La vettura era nata grazie al progettista italiano di origini ungheresi Vittorio Jano, uomo chiave nella storia Alfa Romeo: la Casa del Biscione si trovava in difficoltà a causa della forte concorrenza internazionale, specialmente quella tedesca, e Jano si rivolse proprio ai fratelli Jankovits per mettere a punto un modello che potesse dare una scossa al mercato. Bisognava riuscire a competere con il potente motore centrale Tipo A Silver Arrow di Auto Union e il Dohc – double overhead cam – motore otto cilindri in linea sovralimentato di Mercedes-Benz.
Questa la storia. Si può fare teatro parlando di bulloni (tampagni), trasmissione, altezza del motore, aerodinamica, e tanto altro ancora? Una sfida? Molto di più.
Scavare nell’anima degli spettatori…

Un modello dell’automobile Alfa Romeo

Piccola digressione, (ma mica tanto): quando nel 2013 al teatro Rossetti era andato in scena Magazzino 18 avevamo assistito ad un miracolo. Ora immaginiamo un balzo, scelto un oggetto, una macchina, quella storia emozionante, struggente, toccante che riusciva a scavare nell’animo degli spettatori, si ripresenta, in altra dimensione, con altre dinamiche, ma colpisce con la medesima forza…praticamente una continuazione.
Mentre la storia si dipana si coglie la dimensione di una città, Fiume, che respira tecnologia e cultura, scienza e cultura, ingegno e cultura, coraggio e cultura. I due fratelli, Oscar Ferruccio (Uccio) ed Eugenio (Gino), riescono a coinvolgere la famiglia, in particolare il capitale del nonno, per trasformare la preparazione universitaria, uno è ingegnere, l’altro architetto, nell’energia necessaria a realizzare nell’officina Lampo una macchina innovativa. Operazione non facile ma dalla loro ci sono amore, passione, caparbietà, impegno. La macchina è in tutti i loro discorsi, nella vita pubblica e privata, è parte di loro, il prolungamento di un braccio, occhio, piede. Loro sono la macchina e la macchina è i fratelli Jankovits che con quel cognome unitamente a quelli dei familiari, raccontano la vicenda di una città che della diversità aveva fatto ricchezza. Ma la storia non finisce mai di macinare tempi e uomini, così negli anni Quaranta, tornati vivi dai fronti di guerra, scoprono che la macchina non è stata toccata. La loro opera, di meccanici impareggiabili, verrà richiesta da Tedeschi e Jugoslavi: bisogna sparire, ogni momento potrebbe essere l’ultimo, basta un passo falso e potrebbe essere la fine. È la nonna che decide la loro partenza a Natale, la famiglia li seguirà in primavera. Se ne vanno, esuli, a bordo del loro sogno la macchina ormai pronta per la grande prova. E quando al confine verrà intimato l’ALT, affideranno le proprie vite all’acceleratore di quella vettura perfetta.
Sogno di breve durata
Una gioia destinata a durare pochissimo. A Trieste, per sopravvivere dovranno vendere la macchina. Che viaggerà nel mondo e della quale perderanno le tracce. Fino alla fine degli anni Settanta, quando i fratelli, ormai avanti con gli anni, sfogliando una rivista specializzata, ritroveranno la loro vettura in un Museo dell’Alfa Romeo… Foglie sparse al vento, l’esilio è soprattutto in queste storie. La Marchig è riuscita a tradurne una, emblematica, quella dei fratelli fiumani, in una preziosa e dettagliata ricerca, frutto di intelligente passione e amore per il teatro. La “prima” a Trieste è stata una lettura scenica di un testo pieno, poetico, carico, che comunica passione e al quale il regista è riuscito a dare la giusta velocità. Certo l’interpretazione va affinata, gli attori dovranno rendersi più autonomi abbandonando il copione, cosa che avverrà nei prossimi spettacoli o forse no perché comunque tutto ciò nulla toglie alla loro bravura e alla forza del messaggio che è nella parola come giustamente viene sottolineato nell’epilogo. E questa parola dice molto, parla di noi, di ciò che siamo o siamo stati, o saremo.

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