TRIESTE | La ventisettesima edizione del Forum Tomizza ha fatto tappa mercoledì scorso nella Sala Paolo Alessi del Circolo della Stampa di Trieste con un incontro dedicato al tema “Orient Express”, filo conduttore degli Incontri internazionali di frontiera organizzati tra Umago, Capodistria e Trieste nel nome dello scrittore Fulvio Tomizza. Un titolo scelto per riflettere sul rapporto tra Oriente e Occidente, sui nuovi confini culturali e politici europei e sulla persistenza di stereotipi legati all’idea dell’”Altro”.
Il concetto di orientalismo
A coordinare la serata è stato Martin Lissiach, che ha presentato gli ospiti dell’incontro: la storica Marta Verginella, il produttore culturale Matjaž Manček, gli operatori umanitari Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi e il caricaturista e geografo Franco Juri. Gli interventi si sono sviluppati tra italiano e sloveno.
Il filo conduttore della serata era il concetto di orientalismo elaborato da Edward Said, utilizzato come punto di partenza per riflettere sulla persistenza di stereotipi e contrapposizioni culturali legate all’Europa orientale, ai Balcani e ai fenomeni migratori contemporanei. Nel suo intervento Marta Verginella ha affrontato il tema della storicizzazione del confine italo-sloveno, soffermandosi sul modo in cui certe categorie interpretative siano rimaste presenti anche dopo l’ingresso della Slovenia nell’Unione europea e il superamento formale delle frontiere.
Richiamando “Immaginando i Balcani” di Maria Todorova e “L’irredentismo adriatico” di Angelo Vivante, la storica ha parlato della persistenza di narrazioni nazionali costruite in forma speculare e vittimistica. “Soltanto un approccio comparativo transnazionale che include più punti di osservazione e più prospettive può produrre un cambiamento nella narrazione storica di queste nostre aree”, ha affermato in conclusione.
L’esperienza diretta con i migranti
Il tema del confine è stato affrontato da Gian Andrea Franchi e Lorena Fornasir anche dal punto di vista dell’esperienza diretta con i migranti lungo la rotta balcanica. Franchi ha ricordato la situazione vissuta negli anni passati nell’area del Porto Vecchio e di Piazza Libertà, descrivendo una presenza di migranti spesso ignorata o resa invisibile nello spazio urbano. “Noi lottiamo contro i confini”, ha dichiarato, raccontando il lavoro di assistenza svolto assieme a Fornasir. Lorena Fornasir ha insistito sul carattere politico dell’attività di Linea d’Ombra. “Noi siamo lì non perché siamo buoni ma perché siamo attivisti politici”, ha affermato, criticando le politiche di gestione dei migranti e ricordando lo sgombero del 3 dicembre 2025. “Dare da mangiare è un atto politico e noi lo rivendichiamo”, ha aggiunto nel corso del suo intervento.
Uno dei contributi più articolati della serata è stato quello di Matjaž Manček, che ha riflettuto sul rapporto storico tra Trieste e l’Oriente partendo dalla letteratura triestina. Citando Scipio Slataper e Vladimir Bartol, Manček ha descritto Trieste come una città in cui il rapporto con l’”Altro” è sempre stato parte integrante dell’immaginario culturale e della vita quotidiana. Il produttore culturale sloveno ha collegato questo tema anche alla situazione contemporanea della città, parlando della presenza dei migranti lungo il confine carsico e nel centro urbano, delle discussioni sulle recinzioni in Piazza Libertà e della crescente tensione politica attorno alla questione migratoria.
La cultura come spazio di confronto
Accanto a questi aspetti, ha però sottolineato anche il ruolo della cultura come possibile spazio di integrazione e confronto. Nel suo intervento Manček ha dedicato ampio spazio all’esperienza del quartiere di San Giacomo e alle attività culturali del festival TACT, descritte come esempi di convivenza costruita attraverso musica, teatro e utilizzo condiviso degli spazi pubblici. Secondo Manček, iniziative di questo tipo possono contribuire a ridurre stereotipi e polarizzazione sociale, creando occasioni di incontro tra gruppi diversi. “Trieste dovrebbe tornare a essere il luogo in cui i due mondi non si guardano più attraverso gli stereotipi, ma negli occhi”, ha affermato nelle conclusioni. Anche Franco Juri ha affrontato il tema della costruzione storica dell’Oriente come spazio percepito come minaccia, parlando del mito dei barbari orientali e del riemergere contemporaneo di retoriche fondate sulla paura dell’invasione e dello scontro tra civiltà. Nel corso del suo intervento ha richiamato anche il tema dei confini come spazi ibridi e mutevoli, facendo riferimento al libro “I confini” di Eric Gobetti.
La serata si è conclusa con la presentazione del volume “Hostaria Histria” di Milan Rakovac, pubblicato in tre lingue dallo Slovenski klub e dal Forum Tomizza. Con l’autore ha dialogato Aljoša Pužar, chiudendo un incontro che ha messo al centro il rapporto tra memoria storica, confini e trasformazioni culturali nello spazio adriatico e balcanico.
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