Orchestra da camera di Fiume: cinquant’anni di dedizione alla musica

A colloquio con il direttore artistico dell’ensemble David Stefanutti, il maestro concertatore e primo violino Tea Grubišić-Mihalić e il contrabbassista e membro storico dell’organico Valter Veljak

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Orchestra da camera di Fiume: cinquant’anni di dedizione alla musica
Tea Grubišić-Mihalić, Valter Veljak e David Stefanutti

L’Orchestra da camera di Fiume ha celebrato di recente il cinquantesimo anniversario di ininterrotta attività con un concerto nel convento domenicano in piazza della Risoluzione fiumana. L’importante traguardo è stato festeggiato assieme a un folto e fedele pubblico, che segue con attenzione ogni esibizione del valente organico. L’Orchestra ha dimostrato ancora una volta di essere un ensemble di alta qualità, sempre orientato sulla scoperta e presentazione di compositori e musiche sconosciute dalle nostre parti, un lavoro che porta avanti con amore ormai da cinque decenni. Nell’intento di conoscere la storia dell’Orchestra e le riflessioni sul suo passato e futuro, abbiamo interpellato il direttore artistico dell’Orchestra David Stefanutti, il maestro concertatore e primo violino Tea Grubišić-Mihalić e il contrabbassista e membro storico dell’ensemble Valter Veljak.

Veljak: “Faccio parte dell’Orchestra sin dalla sua fondazione nel 1976, da quando ero maturando nella Scuola di Musica. Questo organico è stato fondato dai professori Ivan Šestak e Josip Šepić (all’epoca docenti rispettivamente di violino e violoncello in seno alla Scuola di Musica ‘Ivan Matetić Ronjgov’ di Fiume, nda) in primo luogo per dare ai giovani l’opportunità di suonare assieme a dei professionisti e per accumulare l’esperienza della quale ogni musicista di professione ha bisogno attraverso esibizioni nell’ensemble e come solista”.
Stefanutti: “Mi sono unito all’Orchestra come violoncellista negli anni Ottanta. Nel 1991, il Maestro Peter Škerjanc, che ha diretto l’ensemble fin dall’inizio, se n’è andato da Fiume e si è presentata la necessità di trovare un altro dirigente. I miei colleghi mi convinsero a prendere in mano la direzione dell’Orchestra, io accettai e ancora oggi continuo a farlo con piacere. Infatti, il mio desiderio giovanile era studiare la direzione d’orchestra, ma mio zio Bruno mi convinse all’epoca di studiare il violoncello in quanto avrei avuto un posto assicurato nell’Orchestra del Teatro e di dedicarmi allo studio della direzione in un secondo momento. Il secondo momento, però, non è mai arrivato.
Per quanto riguarda il concerto celebrativo, mi ero molto impegnato nella sua preparazione e devo ammettere che ero molto emozionato durante l’esibizione. A proposito del programma che abbiamo proposto, cerco sempre di concepirlo in base a un determinato tema. In questa occasione, il concerto era incentrato sui quattro elementi principali, ovvero il fuoco, l’acqua, la terra e l’aria. Nella ricerca di brani da suonare, mi era infatti capitata fra le mani un’opera strumentale del compositore francese Jean-Féry Rebel, grande e originale innovatore nella musica barocca, che mi è piaciuta molto, per cui ho deciso di accostarla alla ‘Wassermusik’ di Telemann. Personalmente, amo molto il barocco, per cui inserisco spesso opere di questo periodo nel nostro repertorio, anche se esso è molto vasto e comprende anche composizioni di altri periodi musicali, come pure brani contemporanei, quelli di autori croati e perfino arrangiamenti di canzoni rock”.

Grubišić-Mihalić: “Iniziai a suonare nell’Orchestra da camera di Fiume nel 1979, quando ero ancora maturanda alla Scuola di Musica. Ricordo di essere stata chiamata, senza alcuna preparazione, a partecipare a una prova dell’Orchestra nella scuola. All’epoca il ruolo di maestro concertatore e primo violino era affidato a Stanul Stanulov, una persona che nutriva un grande amore per la musica. Era molto modesto, praticamente viveva in teatro e si esercitava senza sosta. A quei tempi l’Orchestra si esibiva parecchio in giro per la Croazia, in Slovenia e anche in Italia, dove avevamo partecipato a dei bei progetti musicali. Noi giovani siamo stati accolti molto bene dai nostri colleghi più grandi e loro cercavano di trattenerci qui a Fiume. Oggi, ho l’impressione che i giovani possano accedere a un’orchestra soltanto dopo aver conseguito il diploma dell’Accademia, mentre alla mia epoca avevamo molte più opportunità per accumulare esperienza anche prima di aver concluso gli studi”.

Veljak: “Al nostro concerto in occasione del cinquantesimo hanno partecipato diversi giovani, per cui l’obiettivo dei fondatori dell’Orchestra è stato raggiunto”.
Stefanutti: “La nostra Orchestra ha dato molte opportunità ai giovani e molti si sono esibiti con noi in veste di solisti. Tra questi anche il noto violoncellista Stjepan Hauser, che ha suonato con noi mentre era ancora maturando alla Scuola di Musica”.
Questo è stato un concerto importante per il vostro ensemble, ma non vi ha preso parte né la sindaca Iva Rinčić né alcun altro esponente della Città di Fiume. Siete forse stati troppo modesti e riservati nell’organizzazione di questo evento?
Stefanutti: “Ai nostri anniversari precedenti erano presenti diversi esponenti dell’amministrazione cittadina e ci è stata addirittura consegnata una targa. Ho l’impressione che, prima, chi di dovere dimostrava più attenzione per il nostro lavoro. Anche in questa occasione, in seno alla Città si sapeva del concerto, però nessuno si è presentato”.

David Stefanutti

Opere riscoperte
Pensate di organizzare un altro concerto in occasione del cinquantesimo anniversario nel corso di quest’anno? Forse con la partecipazione di un ospite e in un ambiente più ampio?
Grubišić-Mihalić: “Qualche giorno prima del concerto celebrativo, ci siamo esibiti all’Estate culturale castuana grazie a Saša Matovina (uno degli organizzatori della manifestazione, nda), il quale si è ricordato del nostro anniversario. Gli siamo molto riconoscenti per quest’iniziativa. Il concerto celebrativo ha richiesto la partecipazione di alcuni colleghi dell’Orchestra sinfonica fiumana, che ha comportato anche ingenti costi. Nonostante ciò, sarei molto felice se si potesse riproporre questo concerto in un secondo momento perché la suite ‘Les elements’ di Rebel che abbiamo eseguito è davvero una scoperta, un vero gioiello della musica barocca. Ho sentito per la prima volta parlare di questo compositore diversi anni fa alla manifestazione ‘Aestas musica’ di Varaždin. Il modo in cui Rebel utilizza l’armonia e come ha dipinto con i suoni la creazione del mondo è davvero straordinario, la suite è un vero capolavoro”.

La scelta del programma è affidata interamente a David Stefanutti, oppure si tratta di un impegno comune?
Grubišić-Mihalić: “Riponiamo molta fiducia in David nella scelta del repertorio”.
Stefanutti: “Nella stesura della candidatura ai concorsi della Città sono tenuto a presentare anche un programma, per cui mi occupo della ricerca di composizioni da eseguire”.
Una caratteristica di grande pregio di questo ensemble è la scelta di presentare a ogni concerto almeno una composizione meno nota o raramente eseguita.
Grubišić-Mihalić: “David si impegna a scoprire sempre pagine meno note del repertorio orchestrale e ha un buon istinto anche come direttore dell’ensemble”.
Stefanutti: “Ho un istinto per scoprire nuove composizioni e per dirigere l’orchestra, ma esso si esaurisce quando si tratta di ottenere finanziamenti per il suo funzionamento (risata). Avremmo bisogno di un manager che possa dedicarsi esclusivamente alla nostra promozione e alla ricerca di finanziamenti, che sono sempre insufficienti”.

Tea Grubišić-Mihalić

Veljak: “In passato abbiamo collaborato con alcuni manager, ma la cosa non funzionava perché il loro obiettivo principale era il guadagno personale, anche a nostro scapito”.
Stefanutti: “Fatto sta che a Fiume manchi un ufficio concerti, che in passato esisteva”.
Quali sono gli aspetti che distinguono la vostra da orchestre simili attive in Croazia?
Veljak: “Credo che ci distinguiamo innanzitutto per il repertorio che suoniamo perché proponiamo sempre musiche rare o poco eseguite. In secondo luogo, lavoriamo con pochi mezzi. Inoltre, il cuore dell’orchestra, ossia la sezione degli archi, è piccola e conta 14 musicisti. A seconda delle necessità, all’ensemble si aggiungono anche altri strumentisti, il che dipende dalle composizioni che eseguiamo. Direi che un altro fattore che ci distingue è la nostra collaborazione con i giovani”.
Stefanutti: “Qualche volta veniamo invitati ad arricchire un evento cittadino, ma credo che generalmente siamo un po’ messi in disparte. Ovviamente, tutto dipende dai finanziamenti”.
Grubišić-Mihalić: “Ho l’impressione che, salvo eccezioni, i giornalisti e le emittenti televisive locali seguano poco i concerti di musica classica. La musica da camera non viene seguita regolarmente”.

Valter Veljak

Puntare sui giovani
Anni fa, i coniugi Ingrid Haller e il compianto Roberto Haller organizzavano a Fiume un festival della musica da camera, che purtroppo si è spento dopo alcune edizioni. C’è forse la possibilità che venga nuovamente organizzata una manifestazione del genere?
Stefanutti: “Sarebbe molto bello organizzare una manifestazione simile, ma ciò richiede molto impegno, come pure sensibilità da parte dall’amministrazione cittadina. Se manca la volontà dalla Città, non si può fare nulla”.
Grubišić-Mihalić: “Credo che con il passare degli anni, Fiume abbia perso una fetta del pubblico che segue i concerti, in primo luogo a causa dello scorrere del tempo e dell’inevitabile invecchiamento, mentre dall’altro lato i giovani sono poco interessati a questi eventi. Decenni fa, esisteva la cosiddetta ‘Glazbena omladina’ (La gioventù musicale) che si premurava a portare i giovani a teatro e ai concerti. Ciò che serve è un’educazione sistematica delle nuove generazioni”.

Qual è stato il periodo di maggiore prosperità nel lavoro dell’ensemble?
Stefanutti: “Il periodo di maggior prosperità sono stati gli anni Novanta. All’epoca, i mezzi che ci venivano stanziati dalla Città ci permettevano di organizzare anche quattro concerti all’anno. Oggigiorno difficilmente riusciamo a farne uno”.
Veljak: “Decenni fa i fondi destinati alla cultura erano molto più ingenti, anche perché c’era la convinzione che essa sia indispensabile. Con l’indipendenza della Croazia, molti credevano che la cultura fosse importante, ma negli anni successivi il clima cambiò e la cultura cominciò a essere vista sempre più come un peso sul bilancio e i musicisti e altri artisti come dei parassiti. La vitalità di una scena culturale dipende, in estrema sintesi, dalla sensibilità e volontà degli individui che plasmano le politiche culturali di dare slancio o meno a tale scena. Tornando agli anni Novanta, all’epoca in cui Darko Gašparović era sovrintendente del Teatro fiumano la nostra Orchestra aveva un posto importante sulla scena culturale”.

Il concerto tenutosi di recente nel convento domenicano

Un pensiero finale in occasione del cinquantesimo?
Stefanutti: “Spero che l’orchestra continuerà a funzionare, che continuerà a essere presente, anche attraverso collaborazioni con l’Estate culturale castuana”.
Grubišić-Mihalić: “La nostra orchestra si compone di professionisti e ritengo che siamo necessari con il nostro specifico repertorio. Non possiamo intralciare il lavoro dei dilettanti e così nemmeno i dilettanti dovrebbero minacciare la nostra attività. L’attività culturale dei dilettanti è ultimamente molto stimolata, il che è una buona cosa, ma credo che lo stesso si dovrebbe fare anche con i professionisti”.
Veljak: “Sono ottimista e credo che la nostra orchestra continuerà a esistere, anche perché ci sono giovani che già suonano con noi e che continueranno a farlo anche dopo che la nostra generazione si sarà ritirata”.

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