Olivera Baljak si racconta: dopo il teatro tanti viaggi

La primattrice del Dramma Croato del TNC «Ivan de Zajc» di Fiume ha celebrato ufficialmente quarant’anni di carriera artistica

Olivera Baljak, primattrice del Dramma Croato, ha celebrato ufficialmente la settimana scorsa quarant’anni di carriera artistica. Uno dei simboli del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” – come osservato dal sovrintendente Marin Blažević durante la festa in onore dell’attrice -, è stata per quattro decenni una delle colonne portanti dell’ente teatrale fiumano, mettendo in mostra il suo grande talento in un centinaio di ruoli. Nata a Fiume, Olivera Baljak ha studiato giurisprudenza, dopodiché ha deciso di dedicarsi alla recitazione, il suo grande sogno dalla più tenera età, frequentando il corso dislocato dell’Accademia di Arti drammatiche di Zagabria. Per rafforzare la voce, ha studiato per due anni canto alla Scuola di musica “Ino Mirković” a Laurana.


Fuori dal palcoscenico Olivera Baljak è una persona riservata e garbata, dal modo di fare pacato, in netto contrasto con la personalità vulcanica ed estroversa della Signora ministra (Gospođa ministarka) che l’attrice recita nell’omonimo spettacolo. Non è facile ripercorrere una carriera ricca di successi e noi abbiamo deciso di iniziare dalla fine, dal momento che tra qualche mese l’attrice si ritirerà in pensione.
“Mi ritirerò in pensione all’inizio dell’anno prossimo, per cui questo è un periodo davvero intenso per me, considerato il ruolo di protagonista nello spettacolo ‘Signora ministra’, i quarant’anni di carriera e l’imminente pensionamento. Devo dire che sono un po’ emozionata in seguito a tutti questi cambiamenti. Attendo il pensionamento con serenità, perché lo vedo come una nuova fase della mia vita e non credo affatto che questo significherà rinunciare alla recitazione, anche se sarà un addio al teatro. Sono sicura, comunque, che se i miei colleghi del Dramma Croato avranno bisogno di me, non esiteranno a chiamarmi. Sono aperta a tutte le collaborazioni, ma soltanto dopo che sarà passato un periodo di tempo, perché prima voglio riposarmi un po’.”

Come trascorrerà il tempo in pensione?
“Mi dedicherò a cose che prima non potevo fare per mancanza di tempo. Vorrei iniziare a studiare l’inglese e a riordinare le decine e decine di fotografie che si sono accumulate nelle scatole e sul computer. Nella speranza che la pandemia da coronavirus cessi presto, vorrei dedicarmi ai viaggi, cosa che prima non mi era sempre possibile con il lavoro che faccio. Mi dedicherò alla lettura, guarderò film, starò in compagnia, farò lunghe passeggiate con i miei cani e spero di trascorrere più tempo sulla mia isola, Premuda. Insomma, mi dedicherò a me stessa e alla ristrutturazione del mio appartamento. Forse inizierò a occuparmi anche di un nuovo hobby.”

Nello spettacolo “Amerika” con Živko Anočić

Purtroppo, la situazione in cui ci troviamo non ha permesso di organizzare la sua festa così come si addice al quarantesimo anniversario…
“Ciò mi dispiace perché alla festa non hanno potuto prendere parte alcuni miei amici, parenti e colleghi che avrebbero voluto parteciparvi. Ad ogni modo, sono grata alla direzione del Teatro, ai miei colleghi e alla Città di Fiume per l’impegno profuso nella celebrazione del mio anniversario. Il mio cuore batte forte.”

In un’occasione ha dichiarato che ha sentito il ruolo di Živka Popović nella Signora ministra come un destino, un sogno che si è avverato. Possiamo dire che questo ruolo è uno degli apici della sua carriera?
“Il ruolo di Živka Popović rientra senza dubbio tra quelli più esigenti e impegnativi. Molto spesso, e ingiustamente, si parla della commedia come di un genere più ‘facile’ rispetto al dramma teatrale. Ma non tutti gli attori sono capaci di recitare in una commedia. Per quale motivo si dice che si tratti di un genere più ‘facile’? Perché spesso gli operatori teatrali vi si approcciano in maniera superficiale e dilettantistica, in contrasto con il dramma, che viene visto come un genere in cui l’attore deve scavare nella sua intimità ed essere sincero. Dimenticano, però, che un attore può fingere anche in un dramma. Quando uno lavora con serietà, come lo ha fatto l’ensemble della ‘Signora ministra’, bisogna avere l’accortezza di mettere in scena una storia realistica, ma di orientarla nella direzione di una commedia. Se la pièce viene allestita creando delle caricature dei personaggi, allora il lavoro non funziona. Dare vita a Živka Popović sulla scena non è stato un lavoro facile, perché si tratta di un personaggio passionale, bramoso di potere, affamato di controllo delle vite altrui, sulle quali vuole influire senza mezzi termini. Si dedica anima e cuore al suo ruolo di ministra, la quale ha il potere di fare tutto e di vendicarsi di coloro che l’hanno offesa o che non l’hanno tenuta in considerazione in precedenza. È così che funzionano le cose quando abbiamo a che fare con la mentalità piccolo-borghese.”

Mentalità piccolo-borghese
“Questo tipo di società è uno dei temi principali dell’operato di Branislav Nušić (autore della ‘Signora ministra’). La mentalità piccolo-borghese, infatti, vede come prestigiose le persone che sono in posizioni di potere, benestanti, mentre tutti coloro che non fanno parte di questa classe sociale non vengono presi in considerazione e non sono visti come importanti. Una volta che la ‘signora ministra’ ha raggiunto lo status di potere attraverso suo marito, ecco che ha messo in mostra la sua vera natura. Nonostante ciò che Živka Popović si permette di fare sia da condannare assolutamente, io la trovo simpatica. Gli spettatori possono riconoscersi nei suoi modi di fare – o meglio, riconoscere qualcun altro, in quanto tutti noi siamo raramente propensi a individuare i nostri difetti. Ad ogni modo, questo è un ruolo molto complesso, per cui non è strano che da giovane ragazza pensavo spesso a Živka Popović e mi chiedevo se sarei stata mai in grado di portarla in scena. Ed ecco che la ‘signora ministra’ mi è stata offerta per la terza volta, che è stata quella buona. È molto impegnativa, ma le voglio bene.”

“La Signora ministra”

Tornando alla sincerità nella recitazione, in quale misura un attore può salvare un testo che non è stato scritto bene? La ‘Signora ministra’, invece, ha un ottimo testo. È possibile rovinarlo?
“Branislav Nušić fu un maestro nella creazione di piccoli studi di personalità, da quello più piccolo alla Signora ministra e ciascun personaggio è assolutamente necessario per la trama. Per quanto riguarda la possibilità di salvare un testo scritto male, devo dire che per l’attore questo è molto difficile, ma non è impossibile. Ciò dipende dal regista e dall’ensemble di attori che lo mettono in scena. Naturalmente, è possibile anche rovinare un ottimo testo: anche certi allestimenti di Shakespeare, Nušić e Molière lasciano a desiderare…”

Oltre alla Signora ministra, quali sono i ruoli nel corso della sua carriera che le sono rimasti impressi?
“I ruoli che rimangono impressi nel cuore sono quelli che un attore ha vissuto profondamente. Quando un personaggio ti ‘prende’, allora ti sembra di vivere la vita di questo personaggio per un’ora o due. Hai l’impressione che, se succedesse qualche imprevisto sul palcoscenico, reagiresti come questo personaggio, non come te stessa. Non è possibile che tutti i ruoli ti prendano in questo modo. Naturalmente, i gusti si differenziano, ma generalmente i ruoli che mi hanno segnato sono stati accolti favorevolmente dal pubblico e dalla critica. Si tratta di una conferma che il personaggio che hai creato è riuscito a emozionare le persone.”

Dal musical “Nunsense”, con Andreja Blagojević, Antonela Malis, Anastazija Balaž Lečić e Leonora Surian

È difficile recitare ogni sera il medesimo personaggio? Le è mai successo di non sentirsela di salire sul palcoscenico?
“Io amo il teatro e il palcoscenico, ma qualche volta è difficile farlo perché tutti noi abbiamo anche una vita privata nella quale può accadere di tutto. Nonostante ciò, la recitazione è una magia, perché molte volte, quando mi sentivo giù e credevo di non potercela fare, mi è sembrato di avere un ‘bottone di riserva’ che, una volta sul palcoscenico, veniva attivato e cambiava completamente il mio atteggiamento, dandomi una carica di energia. Si dice che il metabolismo di un attore cambi completamente in scena. Ad ogni modo, l’adrenalina di esibirsi dinanzi al pubblico ci aiuta a superare anche i momenti di crisi.”

Le è mai successo di dimenticare il testo di una battuta?
“Molto raramente. Ormai da anni il nostro Teatro non dispone di un suggeritore, per cui ogni attore deve concentrarsi al massimo affinché non gli succeda di dimenticare il testo. È importante essere immersi completamente nel proprio personaggio e seguire il proprio partner in scena. L’interazione in scena è molto importante, per cui recitare con un buon partner è essenziale.”

“Esercitazione alla vita”: Olivera Baljak (Mama Flora) con Galliano Pahor

Nel corso della sua carriera ha recitato anche nei film. Le è piaciuto?
“Ultimamente ho avuto più occasione di recitare nei film, avendo preso parte a cinque cortometraggi. È stata una bella esperienza. L’ultimo film che ho girato, diretto da Sanja Milardović (intitolato ‘Ništa ja tebi ne govorim’, nda) avrà la sua première prima in Francia, dopodiché sarà proiettato a Zagabria, in novembre. Si tratta di un lavoro diverso rispetto a quello a teatro. Si lavora tutto il giorno, come sul palcoscenico, ma una volta che hai girato un’ottima scena non c’è più bisogno di ripeterla. Il teatro è una cosa completamente diversa. Durante la mia carriera non ho mai avuto una particolare ambizione di recitare nei film, ma ora mi interessa, perché sono un’attrice piuttosto curiosa. Di conseguenza, mi piace cimentarmi in generi teatrali diversi e mi annoierei a morte a dover recitare esclusivamente nei drammi, nelle commedie e via dicendo. La bellezza sta nella ricerca.”

Oltre a recitare, nel corso della carriera si è occupata anche di canto.
“Ho studiato canto alla scuola ‘Ino Mirković’ per ‘aprire’ la voce. Questo percorso mi ha aiutata a cimentarmi pure nei musicals (l’anno scorso, infatti, l’attrice si è alternata con Leonora Surian nel ruolo di Norma Desmond, protagonista del musical ‘Sunset Boulevard’, nda). Detto questo, mi piace cantare, soprattutto le chanson. Mi sono esibita sette-otto volte al festival Čansonfest a Castua, al Chansonfest di Zagabria e ho tenuto pure tre concerti di musica popolare e delle ‘sevdalinke’ bosniache. Credo che in pensione mi dedicherò anche al canto e farò una selezione di brani da eseguire in concerto.”

All’ultima conferenza stampa ha dichiarato di aver espresso il desiderio di diventare attrice già all’età di cinque anni. Crescendo, le è capitato di cambiare idea qualche volta?
“Occasionalmente mi è successo di immaginare di diventare, ad esempio, veterinario, perché amo gli animali, oppure capitano di una nave o archeologa, ma il desiderio di diventare attrice non mi ha mai abbandonata. Nel profondo dell’anima avevo la certezza che un giorno sarei diventata attrice e che sarei salita sul palcoscenico dello ‘Zajc’. I miei genitori non mi hanno permesso di andare a Zagabria a studiare recitazione, ma ogni volta che passavo accanto al Teatro non avevo alcun dubbio che un giorno questo sarà il mio posto di lavoro. Oggi mia madre è molto orgogliosa di me. Anche mio figlio ha scelto la stessa via e ora frequenta il terzo anno di recitazione all’Accademia di Arte drammatica di Zagabria.”


Ci sono attori che considerano il loro lavoro come un gioco, un costante divertimento. È così anche per lei?
“Devo dire che ho sempre invidiato le persone che consideravano questo lavoro soltanto come un gioco. È vero che l’attore è un homo ludens, ma per me la recitazione è una cosa seria. Mi sono sempre approcciata a un nuovo ruolo con passione e determinata di offrire qualcosa di nuovo, di non ripetermi mai. Per me la recitazione voleva dire anche responsabilità verso me stessa, i miei colleghi in scena e il pubblico. Molto spesso non era facile creare un personaggio, per cui non posso dire che per me questo lavoro è stato soltanto un gioco.”

Come funziona e quanto dura il processo di creazione di un personaggio?
“A uno spettacolo si lavora di solito per un mese o due. Si parte con le prove in cui il testo viene letto, dopodiché le prove si trasferiscono in scena. L’essenziale è imparare bene il testo e interiorizzarlo fino a quando non diventa parte dell’attore. Attraverso la riflessione sul personaggio si cerca quindi di ‘costruirlo’ cercando di capire le sue motivazioni, la sua personalità, quale rapporto ha verso sé stesso e l’ambiente circostante, che cosa vuole, che cosa desidera… L’obiettivo è creare un personaggio diverso da me stessa e dai ruoli che ho recitato in precedenza. La cosa più importante per me nel corso di tutta la mia carriera è stata di non ripetermi mai.”

Nel corso della sua carriera è stata insignita di numerosi premi. Quanto questi sono importanti per lei?
“Ogni premio è importante ed è una conferma che il lavoro che ho fatto, il cuore e la passione con cui ho recitato in scena è stato riconosciuto dal pubblico e dalla critica. Non credo alle persone che dicono che i premi non sono importanti e che affermano di non apprezzarli. Ogni essere umano desidera che il suo impegno venga riconosciuto. A partire dall’applauso alla fine dello spettacolo, alle congratulazioni sincere del pubblico e dei colleghi.”

Come trascorre il tempo libero?
“Tra le altre cose, mi piace guardare i film. Mi piacciono il genere poliziesco, i thriller, i film storici, i classici…”

Parlando di film, ci sono attori hollywoodiani, ad esempio, che si immedesimano nel ruolo in maniera così completa che non “escono” dal personaggio nemmeno quando lasciano il set. Uno degli attori più noti in questo contesto è l’inglese Daniel Day-Lewis. È possibile che ciò accada anche a teatro?
“Non in maniera così drastica, ma può accadere. Ricordo che mi ero talmente immersa nel ruolo di Erminia nello spettacolo ‘Mirisi, zlato i tamjan’ che avevo continuato a sentirla dentro ancora tanto tempo dopo. Erminia è uno dei personaggi che mi aveva davvero ‘presa’.”

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