Notte dei videoclub e il ritorno al tempo delle videocassette

Negli spazi della Biblioteca civica di Fiume ha avuto luogo un'informale tavola rotonda incentrata sull'epoca delle videocassette

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Notte dei videoclub e il ritorno al tempo delle videocassette
Goran Protega, Darko kinkela, Bojan Mušćet e Vladimir Mrvoš. Foto: Željko Jerneić

Nell’ambito della rassegna “Storia estiva dal Benčić”, promossa dalla Città di Fiume con il supporto della Biblioteca civica e del Museo Peek&Poke, si è svolta la prima “Serata VHS” mai organizzata in città. L’evento era dedicato all’epopea delle videoteche, a quella dimensione parallela che tra gli anni Ottanta e Novanta ha rivoluzionato il modo di fruire cinema, musica, fumetti e di immaginare il mondo. Organizzato nell’ambito del format “Radio Benčić”, l’incontro ha visto la partecipazione di figure chiave di quell’epoca pionieristica come Darko Kinkela, fondatore dei videoclub Video Darko, Goran Protega, gestore del caffè Grand Prix, il giornalista e animatore culturale Vladimir Mrvoš, con il moderatore Bojan Mušćet, promotore di cultura giovanile. Una tavola rotonda informale ma densa di aneddoti e riflessioni ha fatto rivivere un tempo scomparso ma decisivo per un’intera generazione.

Le origini di una rivoluzione
La nascita delle videoteche a Fiume non fu il risultato di strategie commerciali, ma di una spinta dal basso, alimentata da curiosità e passione. Darko Kinkela ha ricordato i suoi primi passi negli anni Ottanta, in un’epoca in cui il mercato ufficiale delle videocassette in Jugoslavia non esisteva ancora. “All’inizio andavamo a Trieste a cercare riviste specializzate”, ha raccontato. “Poi acquistai il primo videoregistratore e cominciai a procurarmi i film che i marittimi si scambiavano. Li duplicavo e li prestavo gratuitamente, finché il mio appartamento non fu letteralmente invaso da persone da Albona, Ilirska Bistrica, Slovenia, Gospić, dalle isole…”. Da una mensola con trenta videocassette nel soggiorno al quinto piano di un palazzo a Valscurigne nacque il primo videoclub “Video Darko”, nonché dal prestito gratuito si passò al noleggio, poi all’apertura di sei sedi in città. “Lavoravo tantissimo, poi è arrivato Internet, e nel giro di poco ho dovuto chiudere tutto. Ma sono stati anni irripetibili”, ha concluso Kinkela con nostalgia.

Il tempo dell’entusiasmo e dell’invenzione
Anche Goran Protega ha condiviso il suo percorso, diverso ma parallelo. Partendo da un bar e due televisori, acquistò una delle prime antenne satellitari a Skopje, un investimento enorme per l’epoca, circa 10mila marchi tedeschi. Assemblando componenti da Belgrado e Zagabria, creò un piccolo centro multimediale dove si trasmettevano videoclip e si organizzavano proiezioni. “Arrivavano persone da Belgrado, vere leggende del pirataggio, con prime visioni come ‘Rambo 2’ o ‘Rambo 3’ e professori che traducevano i sottotitoli per tutta la notte”, ha ricordato. Le videocassette, spesso di qualità mediocre, erano veicolo di energia e condivisione contagiose. Bojan Mušćet ha sottolineato che quegli anni erano caratterizzati da una cultura della ricerca, in netto contrasto con l’attuale cultura dell’offerta. “Non era tutto a portata di click. Dovevamo cercare, conquistare i contenuti. I televisori a colori arrivarono nel ‘74 e ci aprirono un mondo, ben oltre le sale del Partizan, del Beograd o del Jadran, dove si proiettavano film di kung-fu o erotici”. Il videoregistratore e la VHS, oggetti concreti, avevano un’aura magica e trasformavano il salotto in un cinema privato dove scegliere, rivedere, rallentare, condividere.”Grazie a persone come Darko e Goran – ha detto Mušćet – il nostro sguardo si è ampliato. Era un’educazione estetica e narrativa che ci formava nel profondo”.

Memoria e identità
Il giornalista Vladimir Mrvoš ha ripercorso la trasformazione avvenuta con l’arrivo del satellite, un passaggio decisivo. “Avvertivo i videotecari che il satellite avrebbe portato via il pubblico. E così fu. Ma prima, la rivista ‘Val’ organizzava una vera pattuglia tra bar, discoteche e una ventina di videoclub. Avevamo la top list dei film più visti, e quelli di Darko e Goran erano sempre in cima. Anche a Castelmuschio proiettavamo film, c’era la TV locale, la gente partecipava. Erano davvero bei tempi”. Uno degli organizzatori, Kristian Benić, ha osservato che oggi molti sono pronti a dimenticare le videoteche, ma hanno avuto un ruolo fondamentale. Hanno formato emotivamente, plasmato i gusti, il carattere. È importante parlarne.
Nel tempo in cui lo streaming ha smaterializzato l’esperienza audiovisiva, ricordare l’epopea delle VHS significa celebrare un’epoca in cui la cultura popolare si costruiva fisicamente. Viveva nel passaparola, nel gesto del prestito, nel rito della visione condivisa. Un tuffo nel passato, certo, ma anche uno specchio per riflettere su quanto velocemente archiviamo interi mondi e sull’urgenza di conservarne traccia.

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