«Norma è la punta di diamante del belcanto»

Miranda Cikotic/PIXSELL

SPALATO | Sono trascorse molto in fretta le bellissime e applauditissime rappresentazioni dell’opera “Norma” al TNC di Spalato. Sicuramente in questo periodo, molto intenso di prove e produzioni, diverse erano le voci degli spettatori che raccontavano con entusiasmo i contenuti di “Norma” e in particolare dei due personaggi italiani: il soprano Daniela Schillaci e il Maestro direttore d’orchestra Antonio Pirolli, che hanno impressionato ed entusiasmato il pubblico spalatino. Nelle interpretazioni delle rappresentazioni dell’opera, i due italiani, con la loro carica artistica e professionale e con una grande energia, hanno catapultato il pubblico in un breve ma intenso viaggio nella cultura dell’opera italiana. Per l’occasione abbiamo parlato con il soprano Daniela Schillaci e il Maestro Antonio Pirolli.

Un’ottima collaborazione con Pirolli       

Daniela Schillaci, che cosa rappresenta per lei Norma?

“È il personaggio che più mi somiglia, quello che mi rappresenta – esordice la nostra interlocutrice –. Norma è molto rigorosa nel suo essere, ma nello stesso tempo è un personaggio ricco di sentimenti forti e contrastanti”.

Com’è stato per lei rappresentare l’opera al Teatro di Spalato?

“Mi son trovata benissimo in un ambiente molto favorevole. Ho incontrato un direttore d’orchestra italiano, il Maestro Antonio Pirolli, che in pratica intellettualmente intende l’opera come la intendo io. Ho trovato dei colleghi molto carini, tutti cercavano d’essere in sintonia con in mio personaggio e soprattutto Antonija Teskera, nel ruolo di Adalgisa, mi ha sostenuto”.

La collaborazione con il basso Ivica Čikeš nel ruolo di tuo padre Oroveso?

“Ivica Čikeš è secondo me un artista del Teatro con la A maiuscola. Gli altri sono giovani promettenti ma essere artisti è un’altra cosa”.

Com’è stato il dialogo tra il palcoscenico e il podio e tra lei e il direttore d’orchestra?

“Il rapporto musicale è stato sempre basato in sintonia su respiri musicali di entrambi simultanei. Durante l’opera ci guardavamo continuamente. Questo continuo contatto visivo mi dà molta sicurezza e tranquillità negli attacchi dei recitativi e nei cambiamenti ritmici”.

Sentire gli applausi calorosi e d’affetto da parte di un pubblico entusiasta per la riuscita rappresentazione dell’opera è stato gratificante?

“È stato bellissimo; conosco bene il pubblico di Spalato. Gli spettatori sanno essere esigenti e in molti casi anche freddi. Avere questo tripudio da parte degli spettatori vuol dire che quello che volevo esprimere artisticamente nella Norma è giunto al pubblico”.

Come considera il compositore Bellini per quest’opera?

“Penso che Bellini, tra l’altro, catanese come me, ha creato il personaggio di Norma come uno dei più difficili e più belli della storia dell’opera lirica italiana”.

Quale momento dell’opera l’ha emozionata di più?

“Il finale del secondo atto è il momento più bello. Questo momento dell’opera è sempre quello che mi affascina emotivamente di più. Si parla molto dell’importanza dell’aria ‘Casta Diva’ come momento magico dell’opera. Il soprano affronta sempre quest’attimo con molta preoccupazione artistica perché già da prima deve affrontare un difficile recitativo e poi cantare un’aria, molto difficile da eseguire”.

Quale altra opera delle dieci del compositore Vincenzo Bellini le piace di più?

“Oltre a ‘Norma’ mi piace ‘La Sonnambula’. Non tanto per il ruolo di Amina ma per il ruolo di Lisa che ho cantato diverse volte. Spesso in questo ruolo che ho cantato, la seconda aria particolarmente difficile, è piena di sopracuti, e spesso veniva tagliata. Il ruolo di Lisa può essere più importante di Amina stessa se si canta professionalmente ed artisticamente seguendo la scrittura della partitura belliniana”.

Pubblico molto caloroso

Maestro Antonio Pirolli, che dire dell’opera “Norma” in poche parole?

“Spiegare ‘Norma’ in poche parole è praticamente impossibile però posso dire che la partitura si presenta nella sua semplicità se si confronta con le partiture di altri compositori. Questa semplicità, che si nota in una lettura iniziale, diventa pian piano complessa e di una difficoltà unica”.

Perché?

“Tutta la partitura belliniana soffre di una mancata ed adeguata revisione. Tutto questo mette a dura prova interpreti, orchestra e direttori nelle rappresentazioni. Molte volte quando si esegue quest’opera bisogna appellarsi al proprio gusto personale, alla propria esperienza musicale ed artistica. Molte volte si deve rileggere l’opera da capo come se ciò non fosse fatto prima”.

Come si può considerare “Norma” dal punto di vista musicale?

“‘Norma’ è sicuramente il capolavoro di Vincenzo Bellini, è la punta di diamante del belcanto”.

E dal punto di vista drammaturgico?

“In quel caso segna una tappa importantissima non solo nel mondo della produzione del belcantismo belliniano”.

Che cosa è necessario per una buona produzione e rappresentazione dell’opera “Norma”?

“Ovviamente la produzione è legata agli interpreti. Quando gli interpreti sono di grosso calibro, la produzione è un grande successo. Questo si può dire anche per altri titoli di opere ma per ‘Norma’ particolarmente occorre un’artista di un certo calibro. Fortunatamente in questa settimana a Spalato abbiamo la signora Schillaci nel ruolo di Norma e ciò vuol dire che il successo della rappresentazione è garantito”.

Come considera la produzione spalatina degli altri interpreti?

“Per quanto riguarda la produzione qui al Teatro di Spalato, posso dire che abbiamo raggiunto un buon livello nelle rappresentazioni”.

Quali sono i momenti, a lei, più cari nell’esecuzione dell’opera?

“I punti chiave l’aria di ‘Casta Diva’ con tutta l’introduzione. Il terzetto finale che per certi versi rompe un po’ con la tradizione operistica ottocentesca. In tutte le opere dei coevi belliniani abbiamo il grande concertato finale. In Bellini questo non lo ritroviamo più. Nel secondo atto il bellissimo duetto fra Norma ed Adalgisa e il finale struggente del secondo atto carico di grande pathos”.

Una sua impressione sul pubblico spalatino ?

“Il pubbblico spalatino mi ha molto meravigliato alla prima perché in Italia siamo abituati ad aver nelle prime un pubblico un po’ ingessato, freddo, gente che viene diciamolo per fare presenza, ma che magari di opera non capisce molto. Qui a Spalato era da molto che non avvertivamo un pubblico così caloroso”.

Com’è al momento la situazione culturale e operistica in Italia?

“La situazione non è delle migliori. È molto critica perché la situazione politica è molto critica. Anche la situazione culturale è molto critica e dunque tutto questo si riflette nel mondo artistico, che soffre di questa crisi. Spero che in futuro le cose cambino perché in questi anni i migliori artisti italiani sono costretti a espatriare per lavorare. Ciò non è un fatto positivo e certamente non fa onore al Paese e alla Nazione italiana”.

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