Il 22 marzo 1978 è la data che segna ufficialmente la nascita del punk in Croazia. I primi riff ringhianti della nuova corrente del rock giunta dall’Occidente si sentirono nel Salone delle Feste della Comunità degli Italiani di Fiume, all’epoca chiamata Circolo, e a produrli fu il gruppo Paraf. Tra il pubblico che ha testimoniato a questo importante evento nella storia della musica rock nel nostro Paese, all’epoca parte della Jugoslavia, si trovava Nikola Petković, uno dei fotografi che ha documentato la nascita e l’evolversi di questa subcultura giovanile spinto dalla passione per la fotografia e dall’amore per la musica. Anche se non è mai diventato un fotografo professionista, il suo contributo al riconoscimento della scena punk rock fiumana come un fenomeno di importanza nazionale e internazionale è imprescindibile. La sua opera fotografica legata al genere è stata valorizzata nell’ambito della mostra “Radosna pobuna” (Ribellione gioiosa) al Museo civico (Cubetto) di Fiume e comprende una sessantina di fotografie risalenti all’epoca più vibrante del rock fiumano, illustrando la vitalità della scena musicale a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Gli scatti presentati si distinguono per la loro immediatezza, ma anche per la qualità estetica che denota la capacità dell’autore di catturare espressioni, movimenti, composizioni che riflettono lo spirito del tempo.
Documento di un’epoca
“Non sono state esposte tutte le fotografie, anche perché molte, essendo state custodite in condizioni non proprio idonee, sono state danneggiate – ci spiega Nikola Petković –. A quei tempi non pensavo che sarebbe stato importante conservare come documento di un’epoca il materiale fotografico che avevo raccolto. Gli scatti presentati alla mostra documentano un breve arco di tempo, ovvero soltanto tre anni della scena punk e new wave fiumana. È stato Velid Đekić (scrittore, pubblicista, responsabile delle relazioni pubbliche del Museo civico di Fiume, nonché studioso della storia musicale del capoluogo quarnerino, nda) a convincermi a fare una cernita dei miei scatti e a presentarli in una mostra. In passato non ho mai avuto tempo per occuparmene in maniera sistematica. Se qualcuno me lo chiedeva, scannerizzavo qualche fotografia che poi veniva utilizzata per illustrare monografie e libri che parlavano di quell’epoca, o per la galleria del portale Ri rock”.

Il fascino della fotografia
Da adolescente, quando iniziò a occuparsi di fotografia, Petković era affascinato dal processo tecnologico che portava allo scatto finale. Quando diventò collaboratore della rivista “Val”, iniziò a seguire assiduamente la scena rock. Tra i personaggi di rilievo dell’epoca c’erano Goran Lisica Fox, che scriveva dei gruppi punk che emergevano, e il pubblicista Ivan Molek, i quali hanno documentato questa “ribellione giovanile” nei loro scritti. “Entrambi spronavano me e i miei colleghi fotografi a documentare i concerti delle varie band fiumane e a realizzare fotografie a scopo promozionale – prosegue il nostro interlocutore –. Le mie foto nascevano in un’atmosfera amichevole, mentre socializzavo con i ragazzi che suonavano nei gruppi. La maggior parte del materiale è stato prodotto nell’arco di tre anni: credo che si tratti di 400-500 fotografie. Tra queste si trovano anche foto legate a temi d’attualità che venivano trattati nella rivista ‘Val’, in quanto la stampa giovanile di quegli anni si occupava di ciò che di nuovo accadeva sulla scena musicale, nel campo della cultura e nel mondo giovanile in generale.
Quando bisognava realizzare le fotografie promozionali, con la band ci davamo appuntamento sul ponte accanto all’albergo Kontinental, il famoso Kont (all’epoca il nome dell’albergo era scritto con la “k”, nda), improvvisavamo e giocavamo un po’ con le pose e la composizione degli scatti. Il gruppo Termiti non aveva bisogno di molto tempo per giungere a qualche idea e in poco tempo, tra scherzi e risate, si giungeva a un risultato soddisfacente”.

La cernita, un compito arduo
“A quei tempi avevo realizzato anche fotografie di altre tematiche, tra cui diversi ritratti, ma ci siamo focalizzati sulle foto con le quali ho documentato la scena rock fiumana – puntualizza –. È stato un compito davvero arduo fare una cernita. Molte foto erano già state utilizzate in diverse occasioni, sia per i portali web, sia per libri e antologie che tematizzavano quell’epoca. Con l’aiuto di mia figlia, ho deciso di suddividere il percorso espositivo in due sezioni, di cui la prima contiene gli scatti promozionali delle band e la seconda è legata ai concerti. Nell’allestimento non sono entrati tutti gli scatti che avevo selezionato, per motivi di spazio e del costo di produzione, per cui abbiamo deciso di pubblicarli in un libretto, con un testo esplicativo firmato dal redattore e recensore Davor Konjikušić”. Nel suo testo, Konjikušić spiega che le foto incluse nella pubblicazione raccontano una “storia parallela” del movimento punk attraverso immagini che riprendono il pubblico, momenti meno rappresentativi, ma più immediati, più vicini all’osservatore.
A quei tempi, ci spiega il nostro interlocutore, i gruppi si esibivano nelle sedi dei comitati di quartiere e nei club, al Palach, nella Casa del ferroviere (Dom željezničara), nell’allora Circolo, come pure nelle piazze. “Le condizioni in cui lavoravamo erano molto diverse da quelle odierne, a cominciare dall’illuminazione, che era molto scadente. Soltanto nel caso in cui una band si esibiva da apripista per gruppi famosi come i Bijelo dugme si poteva contare su un’illuminazione decente. Inoltre, l’attrezzatura fotografica della quale disponevamo era modesta e spesso non abbastanza sensibile per lavorare in spazi male illuminati”.
Petković osserva che dal punto di vista estetico, le fotografie dei concerti “possono risultare tediose, salvo se sul palco non si trovano interpreti che sanno come attirare l’attenzione. I Termiti appartenevano alla seconda categoria: le loro esibizioni erano dei veri e propri spettacoli. Bisognava, però, essere veloci a fotografarli perché solitamente le band suonavano due o tre canzoni, dopodiché sul palco saliva il gruppo successivo”.
La maggior parte delle esibizioni è stata ripresa in bianco e nero, salvo alcune fotografate con diapositive a colori. L’estetica di quella scena musicale era profondamente legata a quel linguaggio visivo.
“Gli scatti che ho presentato alla mostra illustrano l’atmosfera della scena punk e rock sul palco, ma anche in strada, davanti al Kont – prosegue Petković –. Mi dispiace di essere stato abbastanza noncurante con i miei scatti. Non avevo problemi a darli in prestito, ma poi molto spesso non li riavevo indietro e tante cose sono andate perdute. In alcune occasioni avevo prestato alcune fotografie affinché venissero pubblicate in riviste nazionali quali ‘Start’ e ‘Studio’, che scrivevano della scena punk soltanto se accadeva qualcosa di ‘scandaloso’, come lo è stata la famosa esibizione dei Termiti nella Sala dei cristalli nel 1979 (corredata con una tazza da wc e piume, nda). Di solito non erano interessati alla scena musicale dei giovani, della quale scrivevano soltanto le riviste giovanili.
Una volta avevo inviato una mia foto al Concorso della fotografia rock a Belgrado, che venne premiata e venne pubblicata come locandina ufficiale del concorso. Essa raffigura due punker che avevo ripreso durante una rassegna musicale a Celje”.

Trovava ispirazione dalle fotografie pubblicate in riviste straniere mentre seguiva la scena fiumana?
“Inizialmente no, anche se da noi arrivavano dischi e riviste musicali straniere. Queste ultime si potevano acquistare nell’ex libreria Mladost in Corso. Negli anni Ottanta, quando emerse il new wave, una corrente nuova di musica che giunse anche dalle nostre parti e portò alla nascita di nuove band a Fiume e in tutta la Jugoslavia, ammiravamo le foto che uscivano nel New Musical Express. Il punk è stato la ‘prima ondata’, per così dire, del nuovo suono alla fine degli anni Settanta, il new wave si è sviluppato più tardi.
Parlando di ispirazione, c’erano alcuni fotografi stranieri che conoscevamo, ma direi che inizialmente eravamo più influenzati dai professionisti nostrani, che pubblicavano i loro lavori nelle riviste giovanili, tra cui la “Polet” zagabrese, il cui redattore grafico era l’artista Goran Trbuljak. Egli dedicava molto spazio nel design della rivista alla fotografia, per cui i fotografi che lavoravano per “Polet” avevano la possibilità di essere creativi. Tutti questi professionisti hanno avuto un impatto sul mio lavoro fotografico e su quello dei miei colleghi, anche se siamo cresciuti a contatto con l’estetica che caratterizzava l’opera dei fotografi della generazione precedente quali Henri Cartier-Bresson, Helmut Newton e altri, che conoscevamo tramite le riviste di moda o libri di fotografia. Questi ultimi si potevano acquistare a Trieste, dove si andava anche per comprare il materiale fotografico del quale avevamo bisogno”.
In un’intervista aveva dichiarato che nel suo lavoro dovette improvvisare in seguito alla carenza di materiale e dell’attrezzatura necessaria.
“Credo che nel 1980 tutte le mie fotografie, salvo le foto di Bojan Mušćet (giornalista, scrittore e musicista fiumano, nda) che legge la rivista ‘Val’ sdraiato su una chaise-longue in Corso e dei Paraf dinanzi al Kont (che ho ripreso con un obiettivo grandangolare preso in prestito da un amico), siano state scattate con un obiettivo ordinario. I fotografi professionisti disponevano di un’attrezzatura molto più sofisticata, mentre noi ci arrangiavamo con ciò che avevamo. Ciò sicuramente era limitante, ma era anche una sfida e ci costrinse a essere più creativi e a giocare con i due obiettivi che avevamo a disposizione. In fin dei conti, anche i grandi fotografi del passato, di cinquanta-sessant’anni fa, lavoravano con soltanto due obiettivi e ci lasciarono lavori straordinari con i quali documentarono la loro epoca”.

Com’era Fiume a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta?
“Negli anni in cui emersero i gruppi punk ero studente alla Facoltà di Marineria e il mio gusto musicale era già abbastanza strutturato. La mia generazione è cresciuta con il rock e il blues degli anni Sessanta e Settanta, ma poi accadde il famoso concerto in Circolo al quale si presentarono dei ragazzi non molto più giovani di noi che stupirono tutti con il loro atteggiamento di sfida verso le strutture del potere. Eravamo scioccati da questo nuovo genere musicale, ma trovavamo intriganti i loro testi taglienti e diretti. Ogni fase del rock era una specie di ribellione e così lo era anche il punk. Tra le band che si erano esibite al Circolo quella sera c’erano anche due band jazz-rock che suonavano molto bene ed erano due o tre anni più grandi dei Paraf, ma quando questi ultimi salirono sul palco e iniziarono a saltare, a fare baccano e a parlare coraggiosamente di ciò che osservavano nella società, eravamo consapevoli di una nuova energia. Ogni generazione ha i propri ribelli e i propri eroi. Con il tempo, questi giovani impararono a suonare e svilupparono canzoni musicalmente più complesse. La scena cresceva e diventava sempre più variegata. Mi sembra che fino al loro arrivo, la scena rock di Fiume fosse un po’ letargica, in generale in città non c’erano molti eventi culturali a confronto con Zagabria e Lubiana.
Anche se a distanza di decenni può sembrare che tutti i giovani dell’epoca avessero abbracciato questa nuova musica, ciò non è vero. Anche allora c’erano ragazzi che non appartenevano alla corrente punk e rock e venivano chiamati ‘šminkeri’ (damerini) dai primi. Una canzone dei Paraf parla appunto degli ‘šminkeri’ che andavano a vestirsi a Trieste, si prendevano molta cura del loro aspetto e avevano delle idee diverse rispetto alla subcultura punk e rock. I giovani punk erano giovanissimi, ma erano capaci di articolare con molta chiarezza e in maniera diretta i problemi nella società. E ciò meritava di venire documentato”.
È rimasto a Fiume qualcosa dello spirito punk? Negli ultimi decenni la scena punk e rock è stata elevata a uno status mitico, ma quanto di tutta questa energia creativa è ancora presente in città?
“Osservando le cose razionalmente, è un dato di fatto che nemmeno negli anni Settanta e Ottanta il punk e il rock non rientrassero nel mainstream musicale ed è così anche oggi. Mi fa molto piacere che oggi ci sia ancora una forte scena rock a Fiume, ci sono tante band di qualità che si sono affermate anche fuori dalla Croazia e sono presenti con i loro album nei servizi di streaming. Ritengo che ogni generazione debba dire la sua e che abbia bisogno di esprimersi. È normale che non lo faranno tutti, come non lo hanno fatto tutti nemmeno a quell’epoca, ma ci sono gruppi che articolano i problemi attuali. Questo tipo di musica deve esistere e deve lottare per i propri valori. Vediamo intorno a noi scomparire le libertà pezzo per pezzo e credo che qualcuno dovrebbe sentire il bisogno di parlarne. Questa mostra è nata come omaggio agli eroi che hanno parlato dei problemi dell’epoca”.

Ascolta ancora il punk?
“Ascolto ancora questa musica e frequento i concerti, anche se forse non come quando avevo sedici, diciassette anni. Non posso dire di essere molto informato delle novità musicali dei musicisti fiumani, ma seguo quello che posso. La scena musicale di Fiume è oggi più ricca che decenni fa perché è più variegata. Vi suonano anche gruppi di musica country, che in passato non esistevano, per non parlare del jazz, che è molto presente e che vanta tantissimi musicisti di qualità. Mi sembra, però, che manchi una musica di protesta”.
Si occupa ancora di fotografia?
“Sì, mi occupo ancora di fotografia. Porto sempre la macchina fotografica con me e quando qualcosa cattura la mia attenzione lo riprendo”.

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