Passeggiando per il centro storico di Umago, tra le sue calli antiche a ridosso del mare sbuchiamo in piazza San Martino dove troneggia fiero il palazzo in pietra che oggi ospita il locale Museo civico. Un edificio imponente e suggestivo, risalente al XIV secolo, il quale al suo interno custodisce un patrimonio secolare suddiviso in cinque dipartimenti che si estendono su tre livelli. L’ente si divide nelle sezioni di archeologia, storia e cultura, galleria, restaurazione e infine in quella pedagogico-musicale, con l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare le tradizioni e l’identità del territorio di Umago, attraverso il mantenimento del legame con il passato.
Nell’edificio si può ammirare la mostra permanente dedicata alla barca cucita più antica del Mediterraneo, rinvenuta a Zambrattia nel 2008, ritrovamento unico nel suo genere. L’imbarcazione, infatti, risale al periodo degli Istri e il suo recupero, ma soprattutto i minuziosi e dettagliati studi svolti su di essa, hanno permesso agli esperti di rispondere a molti quesiti relativi alla civiltà che ancor prima dei Romani popolò la penisola istriana, dandole il nome. Tra l’altro vi potete immergere anche in una passeggiata virtuale tra le grue, strutture in legno atte ad appenderci sopra le piccole imbarcazioni e salvaguardarle così dalle mareggiate. Tali costruzioni fanno ormai parte integrante del paesaggio umaghese, soprattutto di quello salvorino, attirando la curiosità di turisti e visitatori, ma oltre alla loro suggestiva bellezza sono custodi di storie di vita di un passato nemmeno troppo lontano.

Le macchine da scrivere, tra le protagoniste di “Unità e progresso”
Al sapore di mare
Non ci sono solo gli allestimenti permanenti. In piazza San Martino 1, al momento, è possibile visitare contemporaneamente tre mostre, legate proprio a Umago, ai suoi abitanti, alle loro abitudini e al loro stile di vita. Al pian terreno ci si immerge nella rassegna intitolata “Al sapore di mare – La pesca a Umago”, dove attraverso pannelli informativi, immagini, oggetti esposti si ripercorre la storia di questa attività locale, ricordando le principali famiglie di pescatori, le imbarcazioni, i tipi di rete e molto altro ancora. Attraverso questa passeggiata nella storia il visitatore può tuffarsi in quella che era la vita di un tempo, scandita da ritmi lenti in sintonia con la natura. Nonostante Umago sia una località di mare, la pesca professionale non era l’attività principale dei suoi cittadini, così come il commercio del pesce era poco sviluppato. Solo per una minoranza di umaghesi e salvorini tale attività rappresentava un vero mestiere, mentre per la maggioranza era un’occupazione supplementare, accanto all’agricoltura, quindi è possibile parlare di agricoltori-pescatori. L’allestimento passa in rassegna pure il ruolo delle donne, in questo mondo apparentemente maschile, le tipologie di pesca e di pescato, senza tralasciare i piatti tipici della cucina locale.

Unità e progresso
Spostandosi ai piani superiori ci si imbatte in una mostra che ha preso vita recentemente, grazie a un attento lavoro di ricerca e interviste fatte ai diretti interessati o ai loro discendenti. Stiamo parlando di “Unità e progresso. Gli artigiani a Umago”, un ritorno al periodo complesso che seguì il secondo dopoguerra, prendendo in considerazione soprattutto gli anni ‘50 e ‘60 dello scorso secolo. Quel frangente storico rappresentò per Umago quasi un riassetto della località, tra chi andava altrove alla ricerca di un futuro migliore e chi lo trovava proprio nella realtà istriana. Allora fiorirono molteplici professioni e sorsero diverse attività, diventate con il tempo il cuore pulsante della cittadina. Tra l’orafo, l’orologiaio, il fotografo, la parrucchiera, il barbiere, il meccanico di precisione, le sartorie e il calzolaio, via Garibaldi, punto di ritrovo della vita quotidiana, si riempì di artigiani uniti dai comuni principi di unità e progresso. Due concetti, a cui le persone, soprattutto gli imprenditori, credevano fortemente in un’epoca che stava uscendo dagli stenti della Seconda guerra mondiale, in cui i ricordi della violenza e della miseria erano ancora ben impressi nella mente. Un allestimento nato anche grazie alla voglia di condividere delle famiglie dei protagonisti silenziosi di quell’epoca, che hanno aperto le porte delle loro case per far conoscere la propria realtà, i piccoli segreti del mestiere e aneddoti divertenti a noi e alle generazioni future. Una mostra con un grande potenziale, che prevede di crescere in futuro, grazie al contributi dei cittadini volenterosi nel voler spartire con l’ente museale, documenti, informazioni ma anche racconti che hanno modellato inesorabilmente Umago, permettendole di diventare la città turistica che è oggi. Ad allestire la rassegna e a raccogliere il materiale sono state le curatrici Biljana Bojić e Barbara Crnobori.

L’angolo del bassetto
All’ultimo piano invece è stato installato l’angolo del bassetto, tipico strumento musicale istriano, che fino a poco tempo fa caratterizzava le piccole orchestre locali, note come “gunjci” (“gunci”, “piščaci”, ovvero musicisti; in sloveno “godci”; in italiano “gunzi”). Questi musicisti suonavano musica da danza alle feste di Carnevale, ai matrimoni o alle sagre. Gli strumenti principali di questi musicanti erano il violino e il bassetto. Con il passare del tempo a questi si unirono strumenti quali la fisarmonica diatonica (triestina), l’armonica a bocca, il clarinetto, la tromba e il sassofono. Si trattava per lo più di componenti della banda di ottoni, i quali contribuirono a modificare la composizione delle orchestre di gunzi.
Le danze e i costumi di queste orchestrine di paese giunsero in Istria dalle zone delle Alpi dell’Italia settentrionale o dall’Austria, mentre le prime attestazioni nel territorio di Buie sono rintracciabili nei documenti d’archivio della metà del XVIII secolo.
Oggi il bassetto, il violino e la fisarmonica sono considerati strumenti locali recenti. Se da un lato, il violino e la triestina potevano essere acquistati nei negozi predisposti, dall’altro lato i bassetti venivano costruiti dai maestri falegnami locali. A volte i mastri riadattavano una vecchia viola con più corde trasformandola in un bassetto a due corde. Questo fu anche il destino del più antico bassetto di Umago, risalente al 1876. La viola originale era di proprietà della Banda di ottoni di Babici, mentre oggi appartiene al signor Nino Zacchigna. Un reperto unico nel suo genere, testimone di una tradizione che continua nel tempo, la quale caratterizzava e continua a caratterizzare la vita negli insediamenti istriani, soprattutto in quelli più piccoli. A dare vita a questo piccolo ma indispensabile angolo informativo, sono state Biljana Bojić e Barbara Crnobori, curatrici del Museo civico di Umago.
Il palazzo assieme alla ricchezza dei suoi contenuti è un piccolo gioiello custodito nel cuore del centro storico di Umago, uno di quei luoghi da cui si esce più ricchi di quanto lo si era prima di entrarci.

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