Murtić 100: una pittura esuberante ed edonista

Il curatore della mostra, Branko Franceschi, spiega l’evoluzione dell’arte pittorica del grande artista, rappresentata nell’ambito dell’esposizione allestita nel Padiglione di Meštrović a Zagabria

La sala centrale, la cosiddetta Galleria Bačva Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

Il 4 maggio ricorreva il centesimo anniversario della nascita di Edo Murtić (Velika Pisanica, 1921 – Zagabria, 2005), uno dei più grandi artisti nella storia dell’arte croata e un nome noto e apprezzato anche fuori dai confini della Croazia. L’importante ricorrenza è stata celebrata con una mostra che illustra l’operato dell’artista dagli anni Quaranta del secolo scorso fino ai primi del Duemila, allestita nel Padiglione di Meštrović, oggi sede dell’Associazione nazionale degli artisti figurativi (HDLU). Il percorso espositivo, curato dallo storico dell’arte e direttore del Museo nazionale dell’Arte moderna (NMMU) di Zagabria, Branko Franceschi, non è – a detta del curatore – una retrospettiva vera e propria, ma una celebrazione, un assaggio dell’evoluzione dell’arte di Murtić e una dimostrazione dell’inesauribile energia con la quale per tutta la vita si è dedicato alla pittura.

Branko Franceschi

L’esposizione, che si estende sia al pianterreno che nell’”anello” del secondo piano del Padiglione (straordinaria anche l’architettura che ospita la splendida mostra), conta più di cento delle sue opere tra dipinti a olio e quelli realizzati con gli smalti, guazzi e mosaici dalle quali traspare una personalità esuberante, sicura di sé e pronta anche ad andare contro le tendenze del momento se ciò è dettato dalla sua sensibilità artistica.

Sintesi tra opere e spazio

Il compito di selezionare le opere di Murtić è stato affidato allo storico dell’arte Branko Franceschi, il quale ha osservato che è stato facile, ma al contempo una sfida, curare una mostra avendo a disposizione le opere di un grande come Murtić e uno spazio come il Padiglione progettato da un altro grande, Ivan Meštrović. Ogni curatore – puntualizza – deve “ascoltare” lo spazio in cui verrà allestita la mostra, per cui è necessario creare una sintesi tra l’architettura che ospita il percorso espositivo e le opere che lo compongono. “L’allestimento comprende opere realizzate tra il 1941 e il 2004 in tutte le tecniche artistiche di cui Murtić si è occupato nel corso della sua carriera – rileva Franceschi –. Anche se un anniversario importante viene di solito celebrato con una retrospettiva, il Padiglione di Meštrović è comunque troppo piccolo per ospitare tutte le opere che meriterebbero di essere incluse in un’esposizione del genere. Per questo motivo, la mostra è una celebrazione del genio di Murtić, mentre il suo intento è quello di presentare tutte le particolarità e la qualità eccitante della sua pittura”, precisa il curatore. All’ingresso nel Padiglione, di pianta circolare, è possibile abbracciare con lo sguardo le opere esposte nella sala centrale dell’edificio, nella cosiddetta Galleria Bačva, dove l’altezza delle pareti è di nove metri.

Il Padiglione di Meštrović

Opere iconiche

“Il visitatore può così ammirare contemporaneamente tutte le opere iconiche di Murtić e individuare i cambiamenti che la sua arte ha vissuto nel corso dei decenni – rileva Franceschi –. Al secondo piano del Padiglione, nell’’anello’ che circonda la sala centrale, c’è la Galleria dei media allargati, dove abbiamo presentato un Murtić diverso da quello a cui siamo abituati, ovvero edonistico, dal gesto espressivo, dai colori sgargianti, esuberante. Qui vediamo, invece, un Murtić oppresso dall’angoscia, rivelatosi negli anni Ottanta con il ciclo ‘Paura’ e negli anni Novanta con il ciclo ‘Cadaveri’. Per la prima volta abbiamo unito i due cicli creando una specie di Danza macabra, un tema molto diffuso negli affreschi delle chiese in Istria, la sua seconda casa”.

Il ciclo “Paura” è un presentimento della guerra che segnerà la fine della Jugoslavia, mentre “Cadaveri” è una testimonianza degli orrori della Guerra patriottica. “Questo è il destino tragico della generazione di Murtić, la cui carriera artistica iniziò nella Seconda guerra mondiale e volgeva al suo termine nella Guerra patriottica”, osserva Franceschi.

Al primo piano del Padiglione sono invece presentati gli esempi di stampe, dipinti a smalto, guazzi e lavori in ceramica, mentre un’installazione video, realizzata da Ivan Marušić Klif, presenta diversi esempi di monumenti e opere pubbliche create da Murtić per diverse istituzioni, alberghi, chiese, tra cui anche il mosaico, del 1969, che adornava il Palazzo della posta a Fiume ed è stato smantellato qualche anno fa per dare spazio all’emporio Zara.

Un ciclo di dipinti a smalto

Rapporto tra figurativo e astratto

“Nella sala centrale del Padiglione, come detto prima, sono allestite le opere più emblematiche di Murtić, in cui è visibile il rapporto tra il figurativo e l’astratto nel suo operato – prosegue Franceschi –. Nelle sue opere, questo rapporto si sviluppava in grandi amplitudini. Come sappiamo, Murtić iniziò la sua carriera come pittore figurativo, per poi diventare il volto dell’astrattismo, fare ritorno al figurativo qualche decennio dopo e riprendere a occuparsi di pittura astratta nei suoi ultimi cicli.

Dopo la Seconda guerra mondiale, Murtić è il volto dell’alto modernismo in questa parte d’Europa. L’ex Jugoslavia, infatti, era un territorio molto particolare in questo contesto, in quanto dobbiamo ricordare che già negli anni Cinquanta, Murtić era stato invitato a partecipare alla Biennale di Venezia e alla Documenta di Kassel, due importantissime manifestazioni di stampo internazionale. Sempre negli anni Cinquanta, venne insignito del premio Carnegie per la pittura negli Stati Uniti, mentre negli anni Sessanta gli venne conferito il prestigioso Premio Lissone, all’epoca uno dei maggiori riconoscimenti per l’arte figurativa in Europa. Per non parlare del fatto che le sue opere sono custodite nelle collezioni delle più grandi istituzioni museali regionali e mondiali. È importante anche ribadire che, sedici anni dalla sua morte, è ancora grande l’interesse per la sua arte”, spiega il curatore.

Cicli di guazzi dedicati alla poesia “Jama” di Ivan Goran Kovačić e al bombardamento di Dubrovnik negli anni Novanta

Artista di calibro mondiale

Trattandosi di un artista di calibro mondiale, è lecito chiedersi se Murtić abbia eredi. “Ci sono alcuni artisti che sviluppano un’astrazione gestuale, di cui uno, Spartak Dulić, vive a Subotica – spiega Franceschi –. Anche Gordana Bakić si occupa di grandi installazioni pittoriche. Non bisogna dimenticare nemmeno Vatroslav Kuliš, che è uno dei pittori astratti di maggior spicco oggi. Bisogna, però, rilevare che negli ultimi quindici anni i giovani artisti si sono dimostrati più interessati alla pittura figurativa e narrativa che a quella astratta. Ultimamente, però, si nota che l’arte astratta sta ritornando sulla scena mondiale e di conseguenza lo stesso fenomeno si sta verificando anche in Croazia. Storicamente, l’espressionismo astratto, di cui Murtić fu uno dei rappresentanti, era uno stile all’insegna della libertà e permetteva agli artisti di lavorare a modo loro. Avevano in comune soltanto la tendenza alla decomposizione della forma. Oggi, l’espressionismo astratto è percepito ormai come uno stile storico e forse si crede che in un certo senso i grandi pittori dell’epoca avessero esaurito lo spazio dell’astrattismo. Sappiamo, però, che l’arte dipende sempre dall’immaginazione dell’individuo, per cui non è possibile esaurirla”.

L’installazione di Ivan Marušić Klif

Sempre presente sulla scena culturale

In quale misura l’operato di Murtić è studiato e presentato, soprattutto alle nuove generazioni?

“Credo che Murtić sia sempre presente sulla scena artistica attraverso mostre, ma anche progetti che presentano il suo operato, in quanto si tratta di un ‘territorio’ inesauribile – rileva Franceschi –. Sarebbe ideale, però, che venga realizzata la proposta della famiglia, ovvero della Fondazione Murtić, di fondare un’istituzione che avesse come base l’operato del pittore, ma che si occupasse anche del periodo dell’alto modernismo. Infatti, questa corrente artistica, diffusa soprattutto alla fine degli anni Cinquanta e negli anni Sessanta, fu molto forte a Zagabria e in Croazia, dove diede dei frutti importanti a livello internazionale. Una parte della donazione riguarderebbe anche l’Istria, ovvero Orsera, dove Murtić soggiornava regolarmente a partire dagli anni Sessanta e fino alla morte. Lì nacquero alcune delle sue opere più importanti. Quindi, se si riuscisse a realizzare due allestimenti permanenti delle opere di Murtić, a Zagabria e a Orsera, credo che questo sarebbe un grande contributo alla cultura croata nel XXI secolo”, sottolinea Franceschi.

Uno dei dipinti più riconoscibili di Murtić

Il mosaico dell’ex Posta di Fiume

Parlando di Murtić, non si può non menzionare l’infelice mosaico che ha adornato per decenni gli spazi dell’ex Posta in Corso, a Fiume e che qualche anno fa è stato rimosso dal palazzo e riposto nell’atrio della nuova sede del Museo d’Arte moderna e contemporanea di Fiume (MMSU) in attesa di un collocamento adeguato. Di recente è stato presentato il progetto di assetto dello spazio pubblico nel complesso Benčić, nell’ambito del quale è prevista la costruzione di un padiglione che accoglierà il succitato mosaico.

“È senza dubbio importante che il mosaico venga presentato e che il progetto abbia ottenuto il consenso dei conservatori e della famiglia – osserva Franceschi –. D’altro canto, è tragico che una simile opera d’arte sia stata rimossa dal suo posto originale per accogliere un centro commerciale. Si tratta di un mosaico che venne pensato appositamente per lo spazio in cui è stato creato, che tra l’altro è uno spazio chiuso, per cui a prescindere dal modo in cui questo verrà presentato nel Benčić, non possiamo dire che si tratti della stessa cosa. Purtroppo, il mosaico di Murtić è stato vittima della nostra mentalità servile nei confronti del capitale privato. Credo che un atto simile non sarebbe stato possibile in Spagna (a gestire l’emporio in questione è la catena Zara, nda) nel caso in cui in un palazzo destinato a un esercizio commerciale si trovasse un’opera di Picasso. Anzi, in quel caso si tratterebbe di un’attrazione culturale. Invece di percepire il mosaico come una particolarità, è stato dimostrato il nostro livello di considerazione e rispetto verso il patrimonio storico-culturale, che lascia molto a desiderare”, afferma Franceschi.

Le opere risalenti agli anni Cinquanta e Sessanta

Successo anche sul mercato

L’opera di Murtić, sostiene Franceschi, è particolare perché il pittore è riuscito a mantenere il suo pubblico con ogni cambiamento del paradigma artistico, che avveniva ogni cinque o dieci anni. “Si tratta di un artista di successo anche sul mercato, sia quello nostrano che internazionale, il che gli ha permesso di vivere della sua arte. Uno dei segmenti più importanti del suo operato sono i dipinti scaturiti dal suo soggiorno negli Stati Uniti nel 1953, con il quale ha offerto al pubblico jugoslavo dell’epoca un modo nuovo di dipingere. Infatti, in quegli anni era ancora in voga, anche se non troppo pronunciato, lo stile di pittura del socialrealismo e il ruolo dell’artista quale sostenitore dello sviluppo della società. Egli ha invece proposto una pittura nuova, un gesto libero che lo ha conquistato negli Stati Uniti.

Un altro segmento importante della sua arte è l’espressionismo astratto che caratterizzava la sua arte a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta”.

Branko Franceschi davanti ad alcune opere di Murtić

Un ottantenne dall’energia inesauribile

“Negli anni Ottanta, invece, Murtić riprende a esprimersi nel figurativo, il che all’epoca rappresenta uno shock e una delusione per molti critici dell’arte – prosegue –. Non sapevano, però, che l’arte figurativa avrebbe ben presto fatto ritorno nel contesto del postmodernismo. Bisogna infine menzionare la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, quando si diceva che la pittura non avesse più nulla di nuovo da offrire. Ed ecco che Murtić riprese a esprimersi in dipinti astratti di enormi dimensioni. Un ottantenne dall’energia inesauribile. Credo che queste siano state le tre fasi importanti della sua carriera. Egli è stato sempre capace di assorbire tutto ciò che di importante accadeva in un determinato momento e di reinterpretarlo a modo suo. Questa è la sua grandezza. Infatti, già nel 1945, come membro della lotta partigiana e un intellettuale di spicco che appoggiò i valori della sinistra per tutta la vita, negli anni in cui il socialrealismo era dominante e il ruolo dell’artista nella società era ben definito, egli decise invece di lavorare da libero artista e di essere un individualista in una società che tendeva al collettivo. Dal punto di vista esistenziale, scelse la via più difficile in quanto non accettò mai di insegnare all’Accademia di Belle arti o di occuparsi di design nelle varie fabbriche. Egli fu sempre sé stesso e libero di creare ciò che voleva”, conclude Branko Franceschi.

La mostra si può visitare fino al 18 luglio.

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