“Opera di cuore e di mente”, espressione dell’anima sensitiva e razionale, specchio di sentimento e riflessione nella giustapposizione che unisce e trascende le parti per partorire la totalità e la sua “summa”. La splendida chiesa sconsacrata dei Sacri cuori trasformata in galleria d’arte nobile, ha accolto nel suo seno uno spaccato di vita e di arte di Gualtiero Mocenni, pittore, incisore e scultore, artista poliedrico ed eccezionalmente fecondo, fortunatamente longevo (presto festeggerà i novant’anni tondi), polese e mondiale al tempo stesso (a voler cavalcare la dicotomia del titolo, bisognerebbe dire polese di cuore e internazionale di mente), amico di tutti. Un sorriso accattivante coronato da baffi seduttori, Mocenni si è sbottonato davanti al suo pubblico per mostrare tutto, pensiero ed emozione. E che pubblico! Chi conosce l’anima del polese acculturato, sa benissimo che in gennaio non si esce di casa se non in occasioni speciali. Chi la conosce meglio, sa anche che difficilmente una mostra personale può contare su un’ammirazione collettiva che superi la mera cortesia delle maniere garbate. Insomma, una mostra coi fiocchi, un pubblico dalle grandi occasioni, un evento destinato a entrare negli annali della scena galleristica polese, e sicuramente un complimento al Museo archeologico e alle due curatrici Slađana Bukovac e Dunja Martić Štefan per aver offerto un compendio del corpus artistico rispettando tanto il criterio cronologico che è l’elemento distintivo di ogni mostra retrospettiva, quanto il criterio rappresentativo in termini stilistici e tematici che la rende antologica oltre che retrospettiva.

Foto: Daria Deghenghi
Quasi 70 anni di produzione artistica
In esposizione un centinaio di dipinti e oltre trenta sculture, una mole di opere davvero impressionante, che sarà difficile tornare ad ammirare sotto lo stesso tetto in un’altra occasione. In termini puramente numerici si tratta della mostra più ampia dell’autore, che pure ha avuto occasioni di esibire la propria arte in casa e nel mondo. Lo spaccato abbraccia quasi settant’anni di produzione figurativa, dal primo acquerello in chiave postimpressionista del 1948, realizzato a soli tredici anni, all’ultimo ciclo pittorico in ordine di tempo (“Viaggio a Ugarit”), con in mezzo una una selezione di opere che vanno dal realismo dei primi anni all’astrattismo geometrico dell’età matura. Astrattismo che il vasto pubblico conosce perfettamente per l’immensa presenza di sculture ciclopiche disseminate in tutto il mondo (tredici solo nella città natale).
Tre le allocuzioni del programma di inaugurazione e un breve intervento dell’artista. Il direttore del Museo Archeologico Istriano Darko Komšo ha ricordato gli altri appuntamenti del ciclo celebrativo in onore a Mocenni: la visita guidata alla mostra con concerto del figlio Simone il 31 gennaio, in occasione della Giornata dei musei e la festa di compleanno con presentazione ufficiale del catalogo il 6 febbraio. Secondo il sindaco Filip Zoričić, una mostra di questo valore in un tale ambiente è un orgoglio che possono vantare poche città del Paese. “Ciò che Tadijanović è stato in letteratura, Mocenni è nell’arte”, ha detto e augurato all’artista di vivere a lungo, almeno tanto quanto è vissuto Tadijanović, che sappiamo essere deceduto alla veneranda età di 102 anni. “Mocenni è l’anima di Pola, e questa mostra è un suo ritorno definitivo alla città natale”. Non è voluto mancare all’appello nemmeno il presidente della Regione Boris Miletić, che ha rievocato i tanti anni di conoscenza con l’artista, ormai una buona ventina, confessato la profonda ammirazione che nutre nei suoi confronti, e condiviso l’aneddotico particolare per cui due volte al giorno, tutti i giorni, saluta la sua “nave” di Monteparadiso, dove risiede, prima di recarsi al lavoro e dopo, al rientro a casa.

Foto: Daria Deghenghi
Charme inconfondibile
Nuovamente Mocenni ha ammaliato il suo pubblico con lo charme inconfondibile del galantuomo incapace di sentirsi “un illustre” tra i suoi conterranei: “Grazie a tutti di essere qui stasera: vi trovo in tanti e ho quasi cominciato a pensare di essere una persona importante, ma questo è davvero assurdo. Tutto nella vita è soggetto a misura. Per esempio, c’è un proverbio che dice: i soldi non sono tutto, ma per tutto ci vogliono i soldi. Si dice anche che è ricco colui che ha tanti amici. Ora io, quando vi vedo in tanti qui con me questa sera, ho motivo di considerarmi ricco. Oggi festeggio 77 anni di lavoro artistico: il primo quadro è del 1948. L’arte era in me dall’inizio. Ancora bambino, alunno della scuola popolare a Sichici, la mia insegnante era soddisfatta del modo in cui disegnavo, ma chi poteva immaginare che sarei diventato un pittore e uno scultore? Le mie opere sono il mio biglietto da visita”, ha concluso l’artista con l’umiltà dei grandi, richiamando l’attenzione del pubblico allo schermo in fondo alla galleria perché presenta un video che passa in rassegna le immagini di tutte le sculture per spazi pubblici che per ovvie ragioni non possono entrare in nessuna galleria d’arte del mondo. Tornando al “cuore” del titolo, questa mostra, e probabilmente tutto il corpus, è dedicato alla moglie Alisa, recentemente scomparsa. Alla città natale e alla sua collezione d’arte andrà una delle opere in esposizione, in segno di gratitudine per l’ospitalità e l’affetto avuta in tutti questi anni. La mostra sarà aperta fino a marzo.


Foto: Daria Deghenghi

Foto: Daria Deghenghi
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