Mobilità sostenibile tra sfide e innovazione

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Mobilità sostenibile tra sfide e innovazione
Il prof. Carlo Branzaglia durante la conferenza. Foto: RONI BRMALJ

In margine alla mostra “La grande bellezza” allestita nella Galleria Kortil, a Fiume, nell’ambito dell’Italian Design Day 2022, si è tenuta una conferenza sul ruolo e sulla funzione delle automobili nei secoli, sul loro aspetto estetico e sulla dimensione sociologica della vita nelle grandi città. L’evento ha visto in veste di relatore il prof. Carlo Branzaglia, docente all’Accademia di Belle arti di Bologna, coordinatore scientifico della Scuola Postgraduate di IED Milano, membro dell’International health design network e del Consiglio d’Amministrazione di Fondazione ADI Collezione Compasso d’oro, il quale ha presentato l’evoluzione del design italiano delle automobili, come pure quelle prodotte da altri Paesi nell’ottica del modo in cui l’industria automobilistica risponde alle esigenze della società in relazione al territorio. All’evento hanno presenziato il Console generale d’Italia a Fiume, Davide Bradanini, il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Marin Corva, il presidente del Comites Fiume, Federico Guidotto e altri esponenti delle istituzioni della CNI.

Lo sviluppo della produzione industriale

Bradanini ha voluto salutare i presenti e ricordare che la conferenza del prof. Branzaglia si inserisce nella cornice della sesta edizione della Giornata del design italiano nel mondo, che quest’anno si svolge con il motto “Ri-generazione. Design e nuove tecnologie per un futuro sostenibile”. Ha ribadito, inoltre, l’importanza del design italiano nello sviluppo della produzione industriale in Italia nella seconda metà del XX secolo.

Il prof. Carlo Branzaglia ha incentrato la sua conferenza sul tema “Rigenerare la mobilità, rigenerare la città”, nell’ambito della quale ha rimarcato l’importanza del design transdisciplinare in un mondo in cui è indispensabile trovare soluzioni sostenibili ed ecologiche nel campo della mobilità. “Questi temi hanno un forte impatto sulle nostre città, in quanto città e mobilità sono molto collegate – ha puntualizzato il relatore -. Le metropoli mondiali in cui si riscontrano problemi di spostamento non sono più in Europa, bensì nell’Estremo Oriente. Oltre alla mobilità, nelle grandi città è importantissimo avere dei quartieri autosufficienti, nel rispetto della regola dei 15 minuti, in cui i residenti possono raggiungere i negozi e altre istituzioni e servizi nell’arco di un quarto d’ora. Questo principio si è dimostrato importantissimo durante la pandemia, quando i cittadini potevano spostarsi soltanto pochi chilometri dalla loro casa e quindi era essenziale poter fare la spesa nei negozi di quartiere”, ha spiegato.

Il riuso di automobili vecchie

Il prof. Branzaglia ha parlato pure della rigenerazione il cui obiettivo è minimizzare lo spreco di risorse anche attraverso il riuso, ad esempio, di automobili vecchie. Una soluzione per ridurre lo spreco – ha osservato – è cambiare i pezzi delle vetture vecchie, adeguarli alle nuove esigenze e continuare a guidarle. L’iperproduzione, che caratterizza l’economia ormai da decenni, è insostenibile. Un altro aspetto importante del design sostenibile è la transdisciplinarità, uno strumento trasversale che dialoga con tutti nella ricerca di soluzioni ottimali. In questo contesto, ad esempio, nella produzione di un’automobile sono coinvolti ingegneri, responsabili del settore commerciale e pure i clienti.

La Vespa, un capolavoro

Il relatore ha quindi fatto alcuni esempi di vetture il cui design rispondeva alle esigenze dell’epoca. La prima è stata l’utilitaria. “Dopo la Seconda guerra mondiale, quando in Italia bisognava rimettere in piedi l’economia e il Paese era ancora piuttosto povero in seguito al conflitto, i designer della Piaggio avevano prodotto la Vespa, un capolavoro del design italiano che ha dato una spinta alla ripresa dell’industria italiana – ha spiegato il prof. Branzaglia -. Si trattava di una risposta economica all’esigenza di mobilità. Lo stesso vale per la 500, il Maggiolino della Wolkswagen, la Trabant, la Renault 4. Questi modelli di automobili erano economici e il loro design si rapportava al mondo circostante. Infatti, la 500, ad esempio, era progettata per gli ambienti urbani. La Renault 4, invece, era una macchina da campagna, in quanto in Francia la campagna era molto estesa sul territorio”, ha spiegato, enumerando altri modelli di vetture economiche che rispondevano alle esigenze della società dell’epoca. Negli anni Sessanta, ormai superate le difficoltà e i problemi causati dalla guerra, sul mercato arriva la Spider di Alfa Romeo, una “macchina completamente inutile, ma ornamentale” – come osservato scherzosamente dal relatore -, che racconta una società che ha superato la crisi e che desidera spendere.

L’impatto dei cambiamenti climatici

Negli ultimi due decenni, i cambiamenti climatici e la necessità di eliminare l’utilizzo di combustibili fossili hanno portato l’industria automobilistica a pensare a nuove soluzioni, producendo automobili elettriche, ibride, ma anche investendo in altre forme di trasporto. Il prof. Branzaglia si è soffermato sui sistemi di trasporto e sulle varie forme di mobilità, dal car sharing al car pooling, dall’Uber ai monopattini e alle biciclette, alle metropolitane che ampliano le loro reti ai treni su pneumatici. Si tratta di soluzioni che mirano a snellire il traffico stradale nelle grandi città e a ridurre la sua impronta carbonica. Si ricorda che il prof. Branzaglia terrà una conferenza anche a Zagabria (il 13 maggio) al Museo della Tecnica, dove sarà allestita la mostra “La grande bellezza”.

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