A quasi trecento anni dalla sua prima rappresentazione a Venezia, “La locandiera” di Carlo Goldoni è ancora tra i capolavori più noti e rappresentati del repertorio italiano. E se l’autore asserisce, nelle sue avvertenze al lettore, di voler fare della sua protagonista, Mirandolina, l’esempio della “barbara crudeltà” e dell’“ingiurioso disprezzo” delle donne che si burlano dell’amore degli uomini, l’effetto che sortisce “La locandiera” è quello di un’esaltazione sincera dell’intelligenza femminile.
Lo spettacolo “Mirandolina”, una coproduzione internazionale tra Italia, Croazia e Irlanda – il Teatro Stabile del Veneto, l’Abbey Theatre di Dublino e il Dramma Italiano del TNC “Ivan de Zajc” – debutterà a Fiume domani, giovedì 5 marzo, alle ore 19.30 sul palcoscenico dello “Zajc”. Dopo la prima assoluta a Treviso, quale parte ufficiale del programma culturale dei Giochi Olimpici Milano–Cortina 2026, lo spettacolo è stato rappresentato al Teatro “Goldoni” di Venezia, al Teatro “Verdi” di Padova e al Teatro “Nuovo” di Verona. Dopo le repliche fiumane sarà in scena anche al Teatro “Puccini” di Milano.
Violenza di genere
La celebre scrittrice irlandese ed europea Marina Carr, ispirandosi al capolavoro goldoniano “La locandiera”, ha firmato un adattamento contemporaneo che affronta il tema della violenza di genere, della paura femminile e del prezzo pagato dalle donne che osano opporsi. La regia è affidata a Caitríona McLaughlin, direttrice artistica dell’Abbey Theatre.
“Nel 1753 Carlo Goldoni scrisse ‘La locandiera’, creando Mirandolina, donna arguta, indipendente e intelligente, capace di muoversi in un mondo dominato dagli uomini. Il dramma di Goldoni celebra l’autonomia femminile, smascherando al tempo stesso, con discrezione, la misoginia e la fragilità dell’autorità maschile”, sottolinea Caitríona McLaughlin. Marina Carr ambienta la sua Mirandolina in un ristorante italiano a Dublino, evidenziando come fascino, spirito e resilienza restino strumenti indispensabili per le donne in un mondo che, purtroppo, è ancora colmo di pericoli e disuguaglianze.

Le profondità dell’animo umano
“Questa coproduzione è un promemoria del fatto che l’arte può fare ciò che la politica spesso non riesce a fare: attraversare i confini, aprire dialoghi e mettere in luce verità sul potere, sulla società e sul coraggio umano. ‘Mirandolina’ è un dialogo attraverso i secoli che ci sfida a confrontarci con strutture di potere che ci sono fin troppo familiari”, conclude la regista.
Marina Carr affronta temi quali l’abbandono, il tradimento, la vendetta, la marginalizzazione e la violenza attraverso una prospettiva fortemente contemporanea. Il dialogo tra epoche diverse – il mondo settecentesco di Goldoni e il presente – genera nuovi livelli di lettura e chiavi interpretative in un testo che esplora le profondità dell’animo umano.
Ma soprattutto la vicenda, essendo presente nelle opere dell’autore veneziano il concetto di rivalutazione della donna come figura ispirata e consapevole delle proprie scelte, è animata dallo smottamento di dinamiche di classe e relazioni sociali che risultano quantomai attuali. Nella commedia emerge chiaro il concetto illuminista di autodeterminazione dell’individuo, particolarmente significativo proprio perché portato avanti da un personaggio femminile, che nel testo di Marina Carr troverà nuove inedite aderenze con il presente.
L’arte che unisce
“Lo spettacolo ‘Mirandolina’ è un progetto che unisce Paesi, teatri, tradizioni e sensibilità artistiche diverse in una lettura contemporanea di un testo classico, confermando la forza della cooperazione teatrale europea e l’attualità dell’eroina goldoniana quale simbolo di indipendenza femminile, intelligenza e libertà di scelta”, sottolinea la sovrintendente del Teatro fiumano, Dubravka Vrgoč, aggiungendo che “siamo orgogliosi di partecipare a un progetto teatrale così importante che, in questi tempi di catastrofi globali, richiama il valore di un teatro che unisce e non divide, e che interpreta l’eredità culturale nel linguaggio della nostra contemporaneità”. Mirandolina è interpretata dalla giovane attrice italiana Gaja Masciale; completano il cast Alex Cendron, Denis Fasolo, Riccardo Gamba, Margherita Mannino, Giancarlo Previati, Massimo Scola, Andrea Tich e Sandra Toffolatti. Scene e costumi sono firmati da Katie Davenport, le luci da Paul Keogan e le musiche da Anna Mullarkey. Nell’agosto 2026 lo spettacolo sarà rappresentato a Dublino in occasione della presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea.
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