«Mia moglie Penelope»: tra dinamicità e introspezione

La particolarità che rende il reading in musica interpretato da Muti e Quartullo tanto appetitoso sembra risiedere in un invisibiloe movimento che pervade molti degli aspetti solitamente caratterizzati da staticità e stabilità

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«Mia moglie Penelope»: tra dinamicità e introspezione
I costumi utilizzati nello spettacolo sono firmati dalla Maison Celestino. Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

Grazie alla collaborazione tra il Consolato generale d’Italia a Capodistria, la locale Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” e l’Università Popolare di Trieste, e al sostegno finanziario della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, è andata in scena presso il Teatro di Capodistria la performance “Mia moglie Penelope”, un reading in musica prodotto da La Città degli Artisti e La Pirandelliana che vede in scena due star del panorama cinematografico e teatrale italiano, Ornella Muti e Pino Quartullo (che firma pure la regia). Basato sull’adattamento teatrale del romanzo “Itaca per sempre” di Luigi Malerba firmato da Margherita Gina Romaniello, lo spettacolo – che vede il nostro quotidiano nel ruolo di media partner – porta in scena un’interessante reinterpretazione dell’incontro tra Ulisse e la moglie Penelope, uno dei più noti episodi narrati nell’“Odissea” di Omero. Oltre che rileggere la storia da una prospettiva femminile, “Mia moglie Penelope” ridimensiona la narrazione dell’evento a partire da un punto di vista introspettivo dei due protagonisti.

Un vortice di emozioni
La particolarità che rende il reading in musica interpretato da Muti e Quartullo tanto appetitoso, sembra risiedere in un incospicuo principio di dinamicità che pervade molti degli aspetti solitamente caratterizzati da staticità e stabilità. Rimuovendo l’azione in carne e ossa dalla scena, il reading ne concentra il dinamismo negli elementi latenti. L’aspetto più evidente, ovviamente, è quello dato dall’adattamento drammaturgico firmato da Romaniello, in cui sono gli sbalzi nell’umore dei personaggi – oltre che i brevi intermezzi didascalici dei loro “a parte” – a mettere in moto quella che in un tipico spettacolo di prosa sarebbe la funzione dell’azione scenica. I due protagonisti – e in particolar modo l’eroe greco, volontariamente consegnatosi alla mercé della moglie – attraversano un vortice di emozioni nel corso dell’intenso incontro. Penelope, scaltra e risoluta, trasforma con abilità la propria furia in forza per dare al coniuge un assaggio della sua stessa medicina, mentre Ulisse rimane sempre un passo indietro rispetto all’inganno tramato dalla moglie.

Il ruolo delle luci
Un’altra prova dell’intrinseca dinamicità della performance è quella riscontrabile nel disegno luci di Andrea De Luca che ridimensiona e amplifica lo spazio della scena in coerenza con la struttura drammaturgica. Tuttavia, per quanto riguarda il rapporto in scena tra i protagonisti, i numerosi cambi di luce non si limitano semplicemente a indicare la lontananza o la prossimità tra i due, bensì emanano l’intensità della loro interazione e, al contempo, quella dei loro rispettivi stati d’animo.

Musica, movimento invisibile
Allo stesso modo, è la musica eseguita dal vivo da Oscar Bonelli a fornire un’impronta fondamentale alla messinscena, azionando di volta in volta l’invisibile movimento che caratterizza la performance. Il poliedrico musicista crea un’immagine acustica che posiziona l’interpretazione attoriale all’interno dell’ambientazione indicata dalla drammaturgia, con la musica – realizzata con strumenti particolari come l’arpa birmana, il sitár, il dudúk e la tromba tibetana – che apre e chiude le porte che nascondono le inquietudini interiori dei protagonisti.

Vitalità della performance
Tuttavia, una componente altrettanto evidente, e particolarmente interessante, dell’intrinseco dinamismo della messinscena è quella costituita dall’interpretazione attoriale. La formula del reading, nella regia di Quartullo, costringe gli attori a muoversi tra l’immedesimazione nel personaggio e un totale straniamento dal ruolo, contribuendo quasi impercettibilmente alla vitalità della performance. Grazie alla straordinaria abilità di Ornella Muti e Pino Quartullo di mantenere il giusto equilibrio tra questi estremi, la percezione dello spettatore viene stuzzicata da una costante oscillazione del livello di partecipazione in prima persona all’“azione” scenica. Se è vero che i due interpreti offrono una lente d’ingrandimento sull’interiorità dei due protagonisti, è altrettanto innegabile la distanza che, a causa della lettura, viene a instaurarsi tra il ruolo e l’attore o l’attrice che gli dà vita.

Presenza scenica raffinata
In questo senso, Quartullo e Muti dimostrano una grande raffinatezza nell’utilizzo della propria presenza scenica, oltre a dare prova delle proprie qualità attoriali. A confermare il successo della replica capodistriana di “Mia moglie Penelope” sono state le ovazioni e i lunghi applausi della gremita platea del Teatro. La serata è stata introdotta dai saluti del Console generale d’Italia a Capodistria, Giovanni Coviello. “Abbiamo voluto dare visibilità al settore della cultura che – ha esordito –, unitamente a quello economico, caratterizza il Sistema Italia, in linea con la campagna BeIT – Italy is simply extraordinary, che da quest’anno caratterizza tutti gli eventi promossi dalla rete diplomatico-consolare italiana e che si continuerà e promozionare unitamente al sostegno di Roma, candidata a essere sede dell’Expo 2030”. Tra i presenti all’evento, l’Ambasciatore d’Italia a Lubiana, Carlo Campanile; il deputato della CNI alla Camera di Stato del Parlamento sloveno, Felice Žiža; il presidente e il segretario generale dell’UPT, rispettivamente Emilio Fatovic e Fabrizio Somma; il presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul; nonché il presidente della CI “Santorio Santorio” di Capodistria, Mario Steffè.

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