«Mi chiamavano via dell’Industria». Tre secoli di storia dell’odierna via Barač

Al Museo civico è stato presentato il nuovo libro dello scrittore e saggista fiumano Velid Đekić, che racconta tre secoli di storia dell’odierna via Milutin Barač

Damir Grubiša, Velid Đekić ed Ervin Dubrović durante la presentazione del libro

Nella nuova sede del Museo civico nel complesso Benčić è stata presentata l’ultima fatica di Velid Đekić, il libro intitolato “Zvali su me Industrijska” (Mi chiamavano via dell’Industria), nel quale lo scrittore racconta tre secoli di storia dell’odierna via Milutin Barač. Instancabile appassionato di tutti gli aspetti della vita e della storia del capoluogo quarnerino, con all’attivo numerosi libri, racconti per bambini, saggi dedicati al rock fiumano e altri scritti, Đekić ha illustrato l’affascinante evoluzione e, negli ultimi decenni, il graduale degrado di una delle zone industriali di Fiume.

 

 

Un capitolo tradotto in italiano
Ricordiamo che un capitolo più corposo del libro è stato tradotto anche in italiano e pubblicato separatamente e che la sua presentazione avrebbe dovuto tenersi lo scorso autunno alla Comunità degli Italiani di Fiume, ma fu rimandata a causa delle restrizioni antipandemiche.

Il direttore del Museo civico, Ervin Dubrović, ha introdotto la presentazione dicendo di essere affascinato dal libro di Đekić. “Si tratta di una pubblicazione di notevoli dimensioni, ma è soprattutto un bel libro – ha osservato -. Oltre a vantare una bella veste grafica, è corredato da una serie di splendide fotografie, di cui molte sono state scattate dall’autore stesso. Questo libro racconta tre secoli di storia di via dell’Industria in maniera dettagliata, dimostrando il forte legame di Đekić con il patrimonio industriale fiumano”, ha concluso Dubrović.

La copertina del libro

Un libro che ha anche valore estetico
Il politologo Damir Grubiša, già Ambasciatore della Repubblica di Croazia a Roma, ha dichiarato di aver conosciuto Velid Đekić inizialmente in base alla sua vasta bibliografia. “Mi ha impressionato innanzitutto il valore estetico del libro e in seguito il suo contenuto – ha puntualizzato Grubiša -. Đekić è una figura polivalente, il suo spettro di interessi è molto vasto. Nel corso della sua carriera ha scritto libri di divulgazione storica incentrati su Fiume, racconti per bambini, ha esplorato la scena musicale fiumana, ha scritto saggi letterari e quant’altro. ‘Mi chiamavano via dell’Industria’ è un libro di proporzioni enciclopediche e racchiude in sé più libri. Vi possiamo anche trovare testi che sono già stati pubblicati su diverse testate. Questo libro è un omaggio alla prima zona industriale, nel senso moderno del termine, a Fiume. L’autore ha svolto una ricerca, per così dire, archeologica dei vari strati storici di via dell’Industria”, ha rilevato Grubiša. Il tutto inizia nel XVIII secolo, quando nella zona di Mlaka c’erano soltanto frutteti e vigneti, e prosegue con i primi stabilimenti dello Zuccherificio e di pilatura del riso. “La storia della Raffineria di oli minerali è elaborata in maniera dettagliata ed è proprio questo stabilimento il protagonista del libro, anche perché l’autore è stato dipendente dell’azienda per alcuni decenni – ha proseguito Grubiša -. Via dell’Industria, oggi via Milutin Barač, era una zona molto vivace fino a circa 25 anni fa, quando inizia il suo declino. I vari stabilimenti industriali cominciano gradualmente a spegnersi in seguito al processo di privatizzazione accompagnato dalla corruzione e oggi è una via silenziosa, quasi deserta”, ha osservato il politologo, il quale ha pure precisato che Đekić si approccia al materiale storico come uno scrittore, creando una storia, non soltanto elencando i fatti e i dati.

L’industria motore di sviluppo
“Questo libro è un omaggio a ciò che Fiume fu, al suo passato e alla sua ricca storia – ha rilevato Grubiša -. L’industria fu il principale motore di sviluppo della città e di conseguenza, questo libro provoca un senso di malinconia e tristezza perché parla di ciò che non c’è più. Tra le sue pagine troviamo anche un appello alla valorizzazione turistica della zona e alla costituzione di un Museo dell’industria”, ha concluso Damir Grubiša.

Velid Đekić ha spiegato che, durante i trent’anni di lavoro nella Raffineria si è occupato molto della storia dello stabilimento, fondato 140 anni fa. Un giorno si è chiesto che cosa ci fosse in quella zona prima della Raffineria e si è imbarcato in un’avventura negli archivi per scoprirlo. “Nella zona si trovava il primo stabilimento dello Zuccherificio, dopodiché altri complessi vennero costruiti in diverse parti della città, tra cui pure nella zona in cui oggi sorge il complesso Benčić”, ha precisato l’autore, aggiungendo che durante le ricerche d’approfondimento di un tema la cosa che più gli interessa sono le storie.

Velid Đekić con il suo libro

Storie innumerevoli
“Sono certo che tutte le fiabe e tutte le storie dell’orrore si sono già verificate nella realtà e che la nostra immaginazione spesso non sia all’altezza della vita reale”, ha commentato Đekić, il quale ha accennato ad alcuni fatti storici interessanti legati alla zona. “Le storie legate a via dell’Industria sono innumerevoli e potrebbero riempire centinaia di libri. Nella zona è nato e ha trascorso la sua infanzia il grande pittore Romolo Venucci, vi ha lavorato il nonno del celeberrimo giocatore di scacchi statunitense, Bobby Fischer, e via dicendo. Tutta questa storia merita di essere ricordata”, ha concluso Đekić.
Il libro conta 463 pagine ed è stato pubblicato dalla SAC Baklje e dall’associazione Pro Torpedo di Fiume, mentre la veste grafica è stata curata da Melina Mikulić.

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