Memorabile serata di musica con Egel

L’Orchestra sinfonica di Fiume è stata diretta in modo egregio dal giovane Maestro tedesco, vincitore di numerosi Concorsi noti a livello internazionale

Foto: Željko Jerneić

Quasi dieci minuti di applausi serrati per l’appagante e raffinata serata sinfonica di ieri l’altro al TNC “Ivan de Zajc” con l’Orchestra sinfonica di Fiume diretta dal giovane ed eccezionale Maestro tedesco Valentin Egel. Il concerto intitolato “Dal Nuovo mondo” ha proposto due None sinfonie; la n.9 in Do magg., scritta da un giovanissimo Mozart, e l’altra, la celebre partitura “Dal nuovo mondo” di Antonin Dvorak.
Fin dale prime battute mozartiane Egel ha palesato la sua non comune caratura direttoriale e musicale offrendoci un Mozart terso, vezzoso, lieto e fluente, perfettamente inquadrato nella forma, vivo in ogni brillante cellula del suo tessuto, chiaramente identificato nella sua tematicità, a sua volta declinata in una miriade di raffinate sfumature espressive. Cadenzato nel suo gagliardo minuetto, brioso nel Molto allegro finale, il Mozart di Egel ha conquistato con il suo fascino spumeggiante e l’impeccabile dosaggio del tutto. Insomma, un Mozart d’eccellenza.

Applausi infiniti alla fine del concerto

Il «direttore del domani»
Facciamo notare che Valentin Egel è nato (1994) in una famiglia di musicisti e si è accostato alla musica fin dalla più tenera età studiando pianoforte, violino e cantando nel Coro di voci bianche della cattedrale di Friburgo.
Egel si è formato nella prestigiosa all’Accademia di Musica “Franz Liszt” di Weimar e a Bloomington negli USA. Ha diretto l’ Orchestra della Radio di Lipsia, la BBC Manchester Philharmonic, la Norimberga State Philharmonic, la Berlin Philharmonic, la Bulgarian Chamber Orchestra, la Belgrade Philharmonic, la Croatian Radio and Television Symphony Orchestra, ecc.
Rileviamo che Valentin Egel, ha vinto l’anno scorso il Concorso internazionale per giovani direttori “Lovro von Matačić” a Zagabria, il Concorso di tutte le accademie musicali tedesche, la competizone di direzione della Leipzig Radio Symphony Orchestra, ed è stato incluso nella lista dei “direttori del domani” del Forum tedesco dei direttori d’orchestra.
Melodie, armonia e ritmo
A proposito della Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mindo” Dvorak illustrò il titolo dell’opera spiegando che si riferiva semplicemente a “impressioni e saluti dal nuovo mondo”; ancora nel corso della stesura affermò che “l’influenza dell’America può essere avvertita da chiunque abbia ‘fiuto’”. E molti compositori si domandarono se, con la nuova Sinfonìa, Dvorak intendesse inaugurare una nuova maniera, segnata dalla presenza di melodie ispirate al composito folklore americano. E in effetti la presenza di tali melodie è innegabile; nel primo tempo appare lo spiritual “Swing low, sweet chariot”, mentre una generica ispirazione “indiana” hanno alcune melodie dei movimenti centrali. Le melodie pentatoniche e l’armonia modale, la vitalità ritmica, sono caratteristiche proprie di tutta la musica di Dvorak; inoltre non mancano nella partitura chiari tratti del folklore boemo.
In quest’occasione il giovanissimo Maestro ha avuto modo di palesare chiaramente le peculiarità della sua marcata personalità d’artista; vale a dire la sua profonda e acuta intelligenza musicale, l’alta scuola, il carisma personale, il perfetto dominio della partitura che gli hanno permesso – sempre con grande disciplina costruttiva – di trasmettere tutta l’elaborata ricchezza, lo slancio, la liricità, lo spirito “epico”, la potenza di questo grande affresco musicale americano, in una lettura tanto mirabilmente cesellata, quanto intensamente vissuta e plasticamente espressa. Commosso, quasi religioso il “Largo”.
Ed infine, o in primis, Egel ha la capacità e il dono di vivere la musica assieme agli orchestrali, di creare quella complicità e quell’intesa “misteriosa” tra musicisti senza la quale non può “succedere l’arte”. Il nostro plauso va pure ai bravi professori d’orchestra, e ai fiati in particolare.

Gli spettatori hanno occupato ogni seconda fila del parterre

In conclusione, facciamo notare lo sfruttamento irrazionale del parterre, del quale solo ogni seconda fila viene occupata da alcuni spettatori. Pure in presenza delle limitazioni dovute alla situazione particolare ed atipica del momento, si potrebbero tranquillamente usare anche le file intermedie, dietro un’adeguata disposizione dei posti.
Gli artisti, in fondo, fanno arte per gli spettatori; non per le sedie vuote.

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