Memorabile concerto in onore di Bernstein

Ivor Hreljanovic

FIUME | Negli ultimi anni le serate sinfoniche al TNC “Ivan de Zajc” stanno offrendo soddisfazioni sempre maggiori al suo foltissimo e fedele pubblico. Maestri di alto livello, il ricambio generazionale dei professori d’orchestra, repertori sempre più arditi e impegnativi, autori di rara esecuzione, sono alcuni degli elementi che contrassegnano l’attività sinfonica nel capoluogo quarnerino. Venti e linfa nuova stanno ravvivando e facendo crescere ulteriormente il segmento musicale nel Teatro fiumano, dilatando e affinando gli orizzonti e i gusti dei fruitori, adempiendo così alla missione musicale propria di un Teatro significativo quale lo “Zajc”.

Dopo le felici serate bruckneriane e verdiane, mercoledì sera, in omaggio ai cent’anni della nascita di Leonard Bernstein, ha avuto luogo “Brah ms, Bernstein, Bartok”, il concerto sinfonico – una perla di evento per l’Orchestra dell’Opera – diretto dall’eccellente Ville Matvejeff, con solista lo straordinario violinista cinese Dan Zhu.
L’Ouverture accademica di Brahms (1880) nacque da una matrice occasionale. L’11 marzo 1879 Brahms fu insignito della laurea honoris causa da parte dell’Università di Breslavia. Il prestigioso titolo gli era stato conferito in filosofia, a dimostrazione di quale credito Brahms godesse nel mondo culturale tedesco. In risposta a questo alto onore, il Maestro compose un omaggio musicale, L’Ouverture accademica, appunto. Scritta per grande orchestra, essa è struttura in maniera rapsodica, ossia come una sequela di celebri canti goliardici tedeschi che vengono coronati dal festoso “Gaudeamus igitur”. Fin dall’inizio Matvejeff ha palesato il suo inconfondibile stile fatto di incisiva disciplina, grande esuberanza e di piena comprensione ed espressione della materia musicale, restituendo, in virtù della pronta risposta dei validissimi musici, i gustosi contenuti di questo brano.

Dan Zhu, violinista geniale

Che dire di Dan Zhu? Definire questo giovanissimo e affermato artista del violino “geniale”, non ci pare un epiteto lontano dalla realtà. Anzi. Nonostante i tanti e talentuosi violinisti passati per il Teatro di Fiume, non ricordiamo uno che gli sia uguale. Non ricordiamo un violinista di una tale estrema intelligenza e sensibilità musicali, di tale dominio sullo strumento e siffatta raffinatezza. Il suo impegno era la “Serenade” di Leonard Bernstein in cinque movimenti, composizione ispirata al “Simposio“ di Platone, per violino, archi, percussioni e arpa che rimane una delle sue composizioni più liriche per orchestra. Dedicata a Serge e Natalie Koussewitzky, scritta nel 1954 – potremmo intitolarla “Après une lecture du Platon” – Bernstein in queste pagine disquisisce in musica i pensieri delle tante dimensioni dell’Amore attribuiti a vari pensatori greci dell’antichità. Recuperando proprie citazioni da precedenti lavori, l’autore riesce ad ottenere un impasto variegato e leggero in cui predomina il violino solista. La cantilena di Dan Zhu è di un nitore e plasticità perfette; con essa riesce a restituire in maniera straordinaria anche le sfumature liriche più “sospirate”, non meno che le potenti drammaticità angosciate, specie sulla quarta corda, e in genere riesce a dar vita in maniera personalissima a ogni fibra del tessuto musicale, vivificandolo nella sua specifica spiritualità, dando così respiro e slancio alla complessiva narrazione. Molto buona la collaborazione dialettica con l’Orchestra e dei singoli musicisti rivelatisi all’altezza dell’impegno. Due bis a furor di popolo. Il primo, un tema con variazioni in cui Dan Zhu ha sciorinato come niente fosse tutte le diavolerie tecniche “paganiniane” del pezzo; il secondo, l’Andante dalla Sonata in do magg. di Bach, offerto quale raccolta e intima meditazione.
Nella seconda parte della serata l’Orchestra ha fatto “faville”, sotto l’illuminata direzione di Matvejeff con il Concerto per Orchestra, che fu composto da Béla Bartók tra il 1942 e il 1943 per la Fondazione Musicale “Koussevitzky”, ed eseguito per la prima volta dalla Boston Symphony Orchestra diretta da Serge Koussevitzky, il 1º dicembre 1944. In questa composizione – lontana figlia del “concerto grosso” – ogni gruppo strumentale trova un momento di effettivo protagonismo: una scrittura altamente virtuosistica viene riservata ora agli archi, ora a i legni, ora agli ottoni. E anzi, nel secondo movimento, Gioco delle coppie, Bartok moltiplica i piani strumentali e contrappone, dividendoli, fagotti, oboi, clarinetti e trombe.

Un insieme colorato e fantasioso

Il Concerto presenta ritmi e figure proprie della tradizione popolare, spunti descrittivi e umoristici che denotano l’influsso russo, ma anche formule e cadenze più moderne, aperte alle prospettive ritmico-sonore che saranno proprie della musica americana, ad esempio di quella di Aaron Copland. Insomma, un’autentica Babele di stimoli ritmici, formali, modali, di contenuto che Bartok ha fatto confluire in un insieme coloratissimo e caleidoscopicamente fantasioso e che il Maestro Matvejeff ha puntualmente colto, valorizzato, messo in rilievo con la sua caratteristica trascinante esuberanza, vigore, acume ed eloquenza del gesto. Recepiti prontamente dagli esecutori con coerenza, bravura e viva partecipazione hanno dato luogo alla creazione di un enorme puzzle, timbricamente vivacissimo, coeso, ricco di sfaccettature espressive (anche contrapposte) e pulsante di vita.
Vanno elogiati singolarmente i legni, ma anche gli ottoni, le percussioni, gli archi, i quali hanno dato prova di solida preparazione e indiscutibile professionalità.
Applausi prolungati e pubblico entusiasta.

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