Matteo Moronzon, il Maestro del Quattrocento

Una serie di recenti attribuzioni riguarda opere realizzate nell’area dell’Adriatico da artisti veneziani attivi dal Veneto al Friuli e alla Dalmazia, ma anche nel Quarnero e in Istria

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Matteo Moronzon, il Maestro del Quattrocento

Ho pensato fosse opportuno portare all’attenzione dei lettori una serie di recenti attribuzioni riguardanti l’arte del Quattrocento nell’area dell’Adriatico, in particolar modo legate alla famiglia di intagliatori e scultori dei Moronzon (Moranzone). Artisti veneziani attivi dal Veneto al Friuli alla Dalmazia (ma vedremo anche nel Quarnero e in Istria), dal Trecento all’inizio del Cinquecento. Ci occuperemo in particolar modo del periodo successivo alla partenza di Matteo Moronzon per Zara (1418), o più precisamente al 1433, quando i fratelli Moronzon concordarono la divisione dell’eredità paterna. Lasciata Venezia, Matteo fondò la propria bottega a Zara. Molto attiva e importante non soltanto per la capitale dalmata, ma anche per una serie di città dalmate, da Traù a Sebenico, alle quali va aggiunta anche ad esempio Arbe che fu un punto d’incontro di massime maestranze istriane, venete e dalmate come Andrea Alessi, uno degli scultori più attivi del Quattrocento in Dalmazia e proveniente da Durazzo.

 

Una bottega a Zara

Dopo i primi tentativi fatti nel decennio precedente, le mie scoperte risalgono agli anni Novanta, quando i computer avevano già sufficiente memoria e potenza in termine di riproduzione di immagini di qualità. Con vari studi sui Moronzon dalla Marcham Schulz, agli zaratini Pavuša Vežić, Ivo Petricioli (ad esempio il suo articolo del 1975 pubblicato da Arte veneta), e in particolar modo ai lavori di Emil Hilje, che avendo discusso la disertazione sullo stesso tema, ha presentato online il libro sull’arte gotica a Zara del 1999. Tra le bellissime immagini che pure era possibile ingrandire (non a caso erano opera dello stimato fotografo Živko Bačić, a cui molti studiosi devono riconoscenza), c’era quella della Madonna con il Bambino, ma soprattutto c’erano le sculture lignee dipinte della Cattedrale di Zara. Nella chiesa di Santa Anastasia si trovava originalmente una Crocifissione con gli apostoli, opera documentata di Matteo Moronzon che oggi si trova nel Museo degli ori a Zara (Zlato i srebro Zadra).

Mi sembrò particolarmente interessante l’immagine dell’apostolo Giacomo il Maggiore. Ma la vera ragione del mio interessamento è un po’ curiosa; da anni stavo svolgendo degli immensi scavi archeologici a Parenzo lavorando nelle principali piazze, nella Strada grande (Cardo maximus) e in diverse vie trasversali, ma già da quasi un decennio uno stimato collega continuava a chiedermi con costanza la mia opinione sul noto trittico di Alvise Orso da Montona. Proveniente dalla chiesa di San Giacomo (Mondellebotte – Bačva) con affreschi (di fine Cinquecento) di Domenico da Udine residente a Dignano. Così un giorno mentre eravamo in compagnia dei nostri collaboratori archeologi, architetti e altri professionisti che contribuivano allo svolgimento delle indagini di protezione archeologica, il collega mi avvicinò a mi rifece la solita domanda sul montonese Alvise Orso. Io risposi: Non è da Montona, ma Moronzon. Forse non mi resi conto dell’importanza di questa attribuzione, anche perché all’epoca non mi occupavo del Quattrocento. Poi, naturalmente, anche se in verità molto tempo dopo, mi dispiacque di aver “perso” un artista istriano, perché era proprio quello l’unico suo lavoro.

Da Mondellebotte… a Parenzo

La figura dell’apostolo è completamente uguale ai due Giacomi (Maggiore e Minore) del trittico di Mondellebote, ma lo è pure la Madonna con il Bambino con Madonne e drappeggi del Moronzon a Zara. Poi, molto tempo dopo, guardando il coro ligneo della Cattedrale di Parenzo, mi resi conto che anche quelle figure scolpite nel legno, dipinte a tempera e doratura, specialmente dopo i restauri erano opera di una bottega e di una mano illustre. Erano della stessa bottega di Matteo Moronzon che, come già accennato, aveva sede a Zara. Generalmente, tutto l’ornamento gotico veneziano dei banchi, quello destro e quello sinistro, la Madonna, San Mauro, un altro santo dal volto giovanile corrispondono. Potrebbe comunque non essere Eleuterio, ma forse Accolito o Elpidio, difficilmente si tratta di Demetrio o di Giuliano, tutti Santi martiri parentini raffigurati in mosaico nell’epoca di Eufrasio (metà del VI sec.) e nel 1277 sul Ciborio del vescovo Ottone di Parenzo. Corrisponde ai dettagli anche l’interessante composizione di un vescovo orante, rilievo in doratura, inginocchiato e accompagnato da Santa Maddalena. Così per Matteo Moronzon abbiamo acquisito ancora un lavoro importante. Praticamente due, le sedie del coro sinistro e destro, più il terzo precedente, il trittico della Madonna con Cristo Gesù, e i Santi Giacomo Maggiore e Minore.

Le tracce ad Arbe

Anche se era chiaro già prima dei restauri del coro di Arbe, è indiscutibile che i banchi simili a quelli di Parenzo sono del Moronzon e della sua bottega. Il coro ligneo maggiore di questo tipo si trova a Zara ed è anche questo della stessa bottega. Il capomastro non poteva permanentemente essere presente a Zara, Arbe, Parenzo, e come vedremo in altre città. Visitava i cantieri e realizzava le immagini più importanti, in particolar modo i rilievi con le figure. Della stessa bottega è pure il coro ligneo di Pirano, con un bel San Giorgio protettore che proponiamo nel disegno di Giulio de Franceschi. Il libro di Giuseppe Caprin, Istria nobilissima del 1905, riporta questi gioielli grafici di un grande artista che già nell’Ottocento doveva ricevere una monografia dedicata, ma come è noto, rimaniamo in attesa di questo volume ancora oggi. Una monografia, cari lettori, ci vorrebbe anche per Matteo Moronzon (di Andrea) e per la sua importante bottega. Sarebbe utile in particolar modo in considerazione di queste attribuzioni, ma anche dei lavori realizzati in altre città e che qui non abbiamo citato. Ci soffermeremo però ancora una volta su tre lavori del coro della basilica Eufrasiana, unico monumento istriano tutelato dall’Unesco e che anche formalmente fa parte del Patrimonio mondiale. Ci sarebbero altri lavori sulla costa occidentale istriana – e anche nell’interno della penisola –, ma resteremo nel presbiterio della Basilica Eufrasiana.

Un frammento del coro ligneo nella chiesa di San Giorgio a Pirano nel disegno di Giulio de Franceschi

Un lavoro fatto in pietra

Esistono fonti, specialmente visitazioni della Basilica Eufrasiana che nominano il spostamento del coro ligneo nell’abside parietale e poi pure nella cappella. Naturalmente, noi crediamo che il coro ligneo di Parenzo fosse originariamente parte di un capolavoro molto più ampio. Spiego il perché di quest’affermazione. Come noto, il vescovo Giovanni da Parenzo non era soltanto vescovo di Parenzo, ma era originario del posto e gradiva farlo notare; si firmava Giovanni da Parenzo vescovo di Parenzo (Iohannes de Parentio episcopus Parentinus). La sua ultima firma è quella scolpita nel presbiterio della Basilica su una pietra tombale e risale forse proprio al periodo vicino alla data della sua morte avvenuta il 6 gennaio 1457. Potrebbe forse venir aggiunto all’elenco delle opere di Moronzon ancora un lavoro, questa volta realizzato in pietra (anche se siamo orientati a pensare trattarsi di marmo). Dottore in Teologia circondato da libri in perfetta prospettiva dettata dal primo Rinascimento, una serie di elementi come il volto che indica conoscenze della nuova arte e come in altri drappeggi le nuove proposte dei figli di Gentile Bellini e specialmente di Andrea Mantegna. La composizione è in gotico veneziano, ma doverosamente, anche questi elementi del primo Rinascimento devono essere presi in considerazione perché importantissimi. Tutti gli altri elementi dall’abito, al bastone, alla mitra, alle scarpe, alle colonnine tordate, ai capitelli, all’ornato sopra all’arco trilobato: sono perfettamente opera di Matteo Moronzon di Andrea. Se non furono scolpiti dalle sue stesse mani, furono eseguiti in modo preciso e con una qualità eccellente secondo un suo disegno. Non sarà pertanto un grave errore considerare il lavoro come opera di Moronzon perché l’immagine del vescovo orante del coro ligneo raffigura pure il vescovo Giovanni. Sono identici, anche se il secondo è inginocchiato e realizzato in noce e doratura, mentre il primo è disteso e realizzato in pietra (marmo?).

Una scoperta importante

Ma allora siamo davvero davanti a una scoperta importante. Giovanni da Parenzo era prima vescovo ad Arbe dove da committente fece costruire il coro ligneo. Attenzione, questo quasi certamente non è l’unico oggetto d’arte di questa origine nella Cattedrale di Arbe. Ci rendiamo conto che il vescovo Giovanni – istriano di Parenzo – ideò con il Moronzon un complesso arredo iconografico del presbiterio della Cattedrale di Parenzo. Non soltanto il coro dalle due parti, ma anche la tomba e l’altare al centro, che sostituì l’altare del vescovo Ottone da Parenzo con l’importante Ciborio che celebra il decennale della dedica della Città a Venezia avvenuta nel 1277. Grazie a queste conclusioni siamo fieri di dare una nuova lettura iconografica per il quattrocentesco presbiterio dell’Eufrasiana. Nell’abside centrale il sottofondo in mosaico giustinianeo commissionato da Eufrasio, forse grazie ad aiuti di San Massimiano, arcivescovo a Ravenna (supposizione suffragata da serie ragioni). Si tratta ovviamente di opere musive costantinopolitane risalenti alla metà del VI secolo, e molte immagini si riproporranno nel Ciborio e nel Cristo ligneo ottoniano del Duecento. Questa volta si tratta di opere delle botteghe di San Marco a Venezia (artisti veneziani e costantinopolitani, marmisti, pittori, scultori, mosaicisti e intagliatori). Qui va citato l’opus sectile di Eufrasio e di Ottone (pavimentale), che avevano commissionato pure l’altare (Eufrasio nell’undicesimo anno dell’episcopato e Ottone quello duecentesco).

L’altare della Basilica Eufrasiana

Una pavimentazione da studiare

Alla fine, arrivò il terzo programma iconografico di Giovanni da Parenzo e Moronzon Matteo di Andrea con la sua bottega: l’altare centrale, la Madonna con Cristo e con i santi locali (in oro e argento, pietre preziose e con cornici rinascimentali ancor visibili) e il vescovo Giovanni da Parenzo (sul coro ligneo) ritratto, come tutti gli altri personaggi, in adorazione di Dio, della Madonna e dei santi martiri locali vicino alla tomba dove riposa. La pavimentazione, i cui resti marmorei ricomposti necessitano di essere oggetto di seri studi e non di coperture fatte con l’ausilio di strani tappeti. È questa la nostra proposta di lettura per quanto riguarda la Basilica Eufrasiana che ci celebra nel mondo, ma speriamo anche nell’aldilà dove, come scrive la maggiore dedica epigrafica duecentesca del Ciborio, San Mauro si trova in aure.

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