Marcello Dudovich: eleganza italiana e luce africana

All’IRCI una mostra descrive le due stagioni creative del maestro triestino della cartellonistica: dai manifesti che hanno segnato la grafica del Bel Paese alle atmosfere del Nord Africa

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Marcello Dudovich: eleganza italiana e luce africana
Le sedici tavole realizzate per l’”Itinerario Tripoli-Gadames”

Dalle eleganti figure femminili che hanno segnato la storia della cartellonistica italiana alle vedute immerse nella luce abbacinante del Nord Africa. È il percorso proposto dalla mostra “Le due età di Dudovich. Opere scelte da due grandi collezioni italiane”, inaugurata nelle sale dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriano Fiumano Dalmata (IRCI) di via Torino a Trieste. L’esposizione, a ingresso libero, sarà visitabile fino al 20 settembre prossimo e mette in dialogo due stagioni creative profondamente diverse del grande artista triestino, raccontandone l’evoluzione attraverso una selezione di dipinti, manifesti, bozzetti e materiali documentari provenienti da importanti raccolte private.

Manifesto per Cordial Campari, 1913 ca.

Diversi stili adottati
Il titolo della mostra sintetizza efficacemente il suo impianto. Da un lato il giovane Marcello Dudovich dei primi anni del Novecento, protagonista della nascente grafica pubblicitaria italiana; dall’altro l’artista maturo che, ormai negli anni Trenta, ritrova nella pittura una nuova fonte di ispirazione durante il soggiorno in Libia. Due momenti lontani nel tempo accomunati dalla capacità di trasformare l’osservazione della realtà in immagini di grande forza evocativa. Nato a Trieste nel 1878 da famiglia di origine dalmata, Marcello Dudovich si impose molto presto come uno dei maggiori interpreti del manifesto illustrato. Dopo gli esordi a Bologna approdò alle Officine Grafiche Ricordi di Milano, dove contribuì a ridefinire il linguaggio della pubblicità italiana. Abbandonando progressivamente gli ornamenti tipici del Liberty, sviluppò uno stile essenziale costruito su grandi campiture di colore, linee sintetiche e figure immediatamente riconoscibili.
I suoi lavori per marchi come Campari, Borsalino, Strega e soprattutto per i Magazzini Mele di Napoli contribuirono a trasformare il manifesto da semplice sostegno promozionale a vera opera d’arte destinata a influenzare intere generazioni di illustratori. Proprio questa fase accoglie il visitatore nelle prime sale dell’esposizione. I grandi manifesti dedicati ai Magazzini Mele restituiscono tutta la modernità del linguaggio di Dudovich: figure eleganti, silhouette nette, colori pieni e una composizione capace di comunicare con immediatezza senza rinunciare alla raffinatezza pittorica. Accanto ai cartelloni trovano spazio riviste illustrate e altri materiali che permettono di contestualizzare il ruolo dell’artista nella nascita della moderna comunicazione visiva italiana.

Manifesto litografico per Borsalino, 1911 ca.

Protagonista la luce
La seconda parte della mostra conduce invece in un universo completamente diverso. Negli anni Trenta Dudovich attraversa un periodo di crisi creativa, mentre il mondo della pubblicità guarda ormai alla fotografia, al fotomontaggio e ai nuovi linguaggi del design. È in questo contesto che il viaggio in Libia, dove viene invitato dalla nipote Nives Comas Casati e dove opera il governatore Italo Balbo, rappresenta una svolta inattesa. L’incontro con i paesaggi nordafricani e con la quotidianità delle città coloniali riaccende il suo interesse per la pittura e il disegno, dando vita a una produzione profondamente diversa rispetto ai manifesti che lo avevano reso celebre. Le opere esposte raccontano cortili silenziosi, architetture bianche investite dalla luce del deserto, palmeti, caravanserragli, scene di mercato e figure avvolte nei tradizionali abiti locali. Più che il resoconto documentario di un viaggio, questi dipinti restituiscono un’impressione sospesa, quasi contemplativa, nella quale la luce diventa la vera protagonista. Le forme si semplificano, i contorni si fanno morbidi e l’atmosfera assume un carattere quasi metafisico, lontano tanto dalla retorica celebrativa quanto dal dinamismo della produzione pubblicitaria. Il confronto tra le due sezioni evidenzia così la straordinaria versatilità di Dudovich. Se nei manifesti domina la ricerca dell’impatto immediato, nelle vedute africane prevale invece un ritmo più lento e meditativo nel quale il colore e la luce costruiscono spazi di quiete. Due linguaggi differenti che rivelano, tuttavia, una medesima sensibilità per l’equilibrio della composizione e per la sintesi delle forme.
L’esposizione rappresenta anche un’occasione per riscoprire il legame tra Dudovich e la sua città natale. Sebbene la sua fama sia legata soprattutto alla Milano editoriale e pubblicitaria, il percorso dell’IRCI restituisce la complessità di un artista che, oltre a essere il più importante cartellonista italiano del Novecento, fu anche un pittore capace di reinventarsi in una fase avanzata della propria carriera. La scelta di accostare i manifesti più celebri alle opere nate dall’esperienza libica offre così una lettura originale della sua vicenda artistica, mostrando come dietro l’immagine del maestro della réclame si celasse una personalità molto più ricca e sfaccettata.

Manifesto litografico per Salutis Soap, 1900 ca.

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