«L’uomo, per vivere pienamente, ha bisogno di memoria»

Interessante tavola rotonda a Palazzo Bradamante dedicata alla trasmissione delle tradizioni e dei costumi popolari

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«L’uomo, per vivere pienamente, ha bisogno di memoria»
La presentazione del gruppo “Kerkent” di Agrigento. Foto: CI DIGNANO/VALTER ZANCO

Nella mattinata di sabato Palazzo Bradamante, sede della CI di Dignano, ha ospitato l’interessante tavola rotonda sul tema “Il ruolo dei gruppi folcloristici nella valorizzazione del passato e nella trasmissione delle tradizioni e dei costumi popolari”, moderata da Gaia Forlani assieme a Vanja Stoiljković e Maurizio Piccinelli, presidente del sodalizio. Un’occasione per apprendere come i vari gruppi di Italia, Portogallo, Croazia e Macedonia valorizzino il passato e trasmettano tradizioni e costumi, nonché conoscere le difficoltà che spesso devono affrontare.
“Chi dimentica le radici si trova spaesato, senza orientamento. Chi invece le custodisce, e sa reinterpretarle, diventa capace di affrontare la velocità del presente senza perdere sé stesso. C’è un paradosso meraviglioso, che solo il folclore riesce a incarnare: da una parte è memoria, dall’altra è futuro. È custodia del già stato e nello stesso tempo invenzione di ciò che sarà. Ogni esecuzione di una danza, ogni canto che si ripete davanti a un nuovo pubblico, non è mai identico a se stesso. È già trasformazione. È un passato che continua, e nel continuare si rinnova”, ha spiegato Gaia Forlani nell’introduzione.
Il gruppo macedone ha tenuto a rivelare come i gruppi folcloristici in Macedonia abbiano un grande significato nella conservazione e nella valorizzazione del patrimonio culturale nazionale. Rappresentano la prova vivente della ricca storia, tradizione e spirito del popolo macedone. Non solo insegnano ai giovani a ballare o cantare, ma li introducono alla storia e al significato di questi elementi, creando un senso di orgoglio e appartenenza.
Gli ospiti di Agrigento, da parte sua, hanno specificato come sia importante soprattutto il lavoro con i giovani, che spesso non sono attratti spontaneamente al folclore. Importantissimo, in questo senso, l’impegno verso le nuove generazioni, cioè bambini e adolescenti, per garantire la continuità: “Come nel nostro caso, è necessario realizzare attività educative nelle scuole e nelle comunità, promuovere la consapevolezza delle tradizioni e dei costumi popolari tra i giovani e favorire il dialogo intergenerazionale, in cui le persone più anziane possano trasmettere le loro conoscenze ai più giovani, creando un legame continuo tra passato e presente”.
Tutti d’accordo, poi, sul fatto che “i gruppi folcloristici ci donano molto più di uno spettacolo. Ci donano un’esperienza del tempo diversa, un tempo che non consuma ma rigenera. Ci donano radici che non chiudono, ma aprono. E così ci ricordano che il passato non è morto, che il presente non è soltanto fuga, che il futuro non è un abisso vuoto. Ci ricordano che l’uomo, per vivere pienamente, ha bisogno di memoria, di appartenenza, di bellezza. E che il folclore è una delle forme più alte con cui l’umanità ha saputo custodire e trasmettere tutto questo”, come ha brillantemente saputo catturare Gaia Forlani nella sua considerazione.

Maurizio Piccinelli con gli amici del Portogallo.
Foto: CI DIGNANO/VALTER ZANCO
Il pubblico alla tavola rotonda.
Foto: CI DIGNANO/VALTER ZANCO

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