L’Ungheria e la nostalgia romantica

A ispirare la prof.ssa Eszter Baričević Tamaskó, ideatrice del progetto e lettrice per la lingua ungherese alla locale Facoltà di Lettere e Filosofia, sono stati gli studenti stessi

Jana Ažić, János Dezső ed Eszter Baričević Tamaskó

L’Ungheria ha lasciato un’impronta profonda sulla storia e l’identità della città di Fiume, ma col passare dei decenni, anche a causa della burrascosa storia del secolo scorso, si è persa la consapevolezza di questo legame. Al giorno d’oggi le relazioni sono per lo più legate al turismo e ai viaggi di piacere, ma non per questo bisogna sorvolare sul ricco patrimonio culturale comune che fino a cent’anni fa ci univa.

Una materia opzionale

A esporre dati interessanti legati ai traguardi scientifici e gastronomici dell’Ungheria, ma anche all’arte, all’architettura e alle bellezze naturali, è stata la lettrice per la lingua ungherese alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Fiume, Eszter Baričević Tamaskó, la quale ha ideato la mostra ‘’Nije samo rigojanči… Istaknute vrijednosti Madžarske’’ (Non è solo rigojanči… I valori in evidenza dell’Ungheria), aperta ieri sui pannelli del Campus universitario di Tersatto.
Baričević Tamaskó ha parlato innanzitutto dell’inserimento dell’ungherese tra le materie opzionali alla Facoltà di Lettere e Filosofia, ma anche del rapporto sempre più aperto verso questa lingua e cultura non solo a livello universitario. Il rettorato di Fiume ha voluto, con questa novità linguistica, riallacciare in maniera simbolica, ma anche pratica, i legami linguistici tra i due Paesi.
“Lo scorso anno accademico è stata la prima volta che agli studenti è stata offerta la possibilità di studiare l’ungherese – ha esordito Baričević Tamaskó – e in quel primo anno sono stati dieci i ragazzi ad essersi cimentati in questa impresa. Ieri a mezzanotte sono state aperte le notifiche per quest’anno e in meno di dodici ore ben 25 studenti hanno scelto il mio Corso, il che mi rende estremamente felice. La mostra segna l’inizio della Settimana della cultura ungherese a Fiume ed è la prima attività in programma. A darmi l’idea per questa esposizione sono stati gli studenti stessi, in quanto mi sono accorta che il loro sapere in materia è scarsissimo. Tre anni fa abbiamo allestito una mostra dedicata al dolce rigojanči, mentre ora abbiamo posto sui pannelli i dati riguardanti l’Ungheria che reputiamo più accattivanti. C’è ad esempio il lago termale di Heviz, ci sono i dati legati a personaggi famosi, come l’inventore della penna Biro o il dado di Rubik o i 14 premi Nobel, ma ci sono anche tante ricette interessanti o dati riguardanti l’architettura. È stato proprio Ervin Dubrović, direttore del Museo civico di Fiume, a svelarmi che uno dei ponti di Budapest è stato progettato da Andrea Adamich. A ciascun pannello è stata aggiunta anche una piccola cornice linguistica in modo da far conoscere a chi vorrà fermarsi, le espressioni più comuni”.

La professoressa Diana Stolac si è soffermata davanti a uno dei pannelli

Nostalgia di un passato glorioso

A rivolgersi ai presenti, sia ai docenti dell’Ateneo fiumano, che agli studenti, è stato pure János Dezső, consigliere all’Ambasciata ungherese e direttore dell’Istituto Liszt – il Centro culturale ungherese a Zagabria. In un discorso molto sentito e lontano dagli interventi di circostanza che si usano fare in occasioni ufficiali di questo tipo, Dezső ha sottolineato tutti gli aspetti che ci legavano in passato e che ci legano ancora adesso.
“Non esistono rapporti politici o economici a lungo termine senza una base di scambio culturale – ha esordito Dezső -. Sappiamo bene quanto sia stata burrascosa la storia di Fiume e anche noi ne abbiamo fatto parte. Posso affermare che il nostro rapporto verso la città in questo momento è di nostalgia romantica e che in un certo senso Fiume resterà sempre uno sbocco verso il mare e verso il mondo per l’Ungheria. La città porta ancora i segni del nostro passato comune, come ad esempio Porto Baross, oppure lo splendido Palazzo del Governo, progettato da Alajos Hauszmann, l’architetto che ha realizzato pure il Palazzo Reale di Budapest. Anche se non facciamo più parte di una stessa nazione, gli ungheresi visitano volentieri non solo la città di Fiume, ma tutta la costa adriatica. Nel periodo prima della pandemia sono stati ben 670mila i turisti ungheresi ad aver villeggiato sull’Adriatico, in Croazia”. Dezső ha parlato pure del rapporto molto stretto degli ungheresi, un popolo da lui definito “di terra”, con il mare e il grande interesse in Ungheria, al giorno d’oggi, per tutti gli sport acquatici. In conclusione ha auspicato che la mostra fiumana possa venire presentata anche a Zagabria, in modo che un numero maggiore di persone possa vederla.
Jana Ažić, direttrice del Centro studentesco fiumano, il quale ha sostenuto finanziariamente l’iniziativa, in collaborazione col Ministero degli Affari Esteri dell’Ungheria, ha annunciato che la mostra rimarrà in visione fino al 13 ottobre e ha invitato tutti i presenti a degustare, per l’occasione, parte delle delizie gastronomiche menzionate nei pannelli.

A ciascun pannello è stata aggiunta una piccola cornice linguistica

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