Scrittrice, editrice e giornalista, Luisa Carretti ha fatto della letteratura per l’infanzia il fulcro del proprio percorso professionale. Di origine leccese, vive e lavora a Firenze e nel 2016 ha fondato la casa editrice Storie Cucite, specializzata in libri per bambini e ragazzi. Oltre a pubblicare narrativa e albi illustrati, ha ideato e dirige la collana “I Logogrifi”, un progetto editoriale che trasforma i giochi di parole in storie capaci di stimolare immaginazione e creatività. Questo mese è ospite della Casa dello scrittore di Pisino, dove sta lavorando ai suoi nuovi progetti. L’abbiamo incontrata per parlare del suo percorso, della passione per la letteratura per ragazzi, del valore dell’accessibilità alla cultura e del ruolo che i libri possono avere nella crescita delle nuove generazioni.
Quando ha capito che voleva fare la scrittrice di libri per ragazzi?
“Devo dire che è arrivato un po’ tardi, nel senso che io sono sempre stata una grande esploratrice del mondo della letteratura per l’infanzia, è qualcosa che mi ha sempre interessato, tant’è che quando ancora non avevo questa consapevolezza di voler scrivere per ragazzi comunque frequentavo la fiera Children’s Book Fair di Bologna perché sentivo che dovevo andarci. Poi anche dopo esser diventata giornalista ho sentito questa urgenza di scrivere, non articoli, perché scrivere qualcosa che fa riferimento alla realtà forse non era nelle mie corde, mi sentivo un po’ costretta ed è stato naturale per me scrivere racconti per l’infanzia e quindi tutta quella frequentazione del mondo della letteratura per l’infanzia ad un certo punto ha avuto un senso, ed ha avuto un senso così forte che poi ho voluto anche aprire la mia casa editrice, quindi l’avvicinamento alla letteratura per l’infanzia è avvenuto in modo spontaneo. Ho trovato estremamente interessante come gli autori per ragazzi riescano a raccontare la realtà ai bambini, fatti anche della vita quotidiana in un modo coinvolgente, a volte crudo, ironico e sincero, come Gianni Rodari che è stato il mio autore preferito durante l’infanzia, la sua prospettiva della vita ha modificato il mio sguardo sulla realtà in meglio”.
Quindi il suo libro preferito da bambina era uno di Gianni Rodari?
“Io mi perdevo nelle avventure di Giovannino Perdigiorno (‘I viaggi di Giovannino Perdigiorno’), per me questi mondi che lui visitava erano dei mondi in cui leggendo io pensavo ‘Ah però le persone sono così, però guarda un po’ come riesce ad approcciarsi a queste persone, a queste realtà in modo così leggero ma allo stesso tempo tagliente’. Incredibile il modo di stare in quei mondi così sbagliati. Il suo tentativo di aggiustarli era illuminante”.
Dal cinema alla pubblicazione di libri
Come si è sviluppato il suo percorso professionale?
“Dopo l’università volevo fare la critica cinematografica, avevo questa grande passione per il cinema e quello era il mio obiettivo. Effettivamente poi non lo era, perché dopo l’università ho iniziato anche un po’ per caso a scrivere per un mensile e poi per altre riviste fino a iniziare poi una collaborazione con una ONLUS, sempre per caso. La mia vita lavorativa si è sviluppata per caso, però poi tutto ha avuto un senso. E lì ho cominciato a occuparmi di comunicazione e ufficio stampa per il terzo settore, questa ONLUS si occupa della promozione della lingua dei segni e della cultura sorda. Da circa 20 anni lavoro anche a questi temi e sono specializzata nel tema dell’accessibilità che è effettivamente uno dei miei interessi che ho portato poi anche nel lavoro che faccio in editoria, lo faccio anche nel mondo della scuola, incontri che faccio con gli insegnanti, le formazioni anche con i ragazzi perché ho questa convinzione profonda che ai più fragili bisogna dare tutte le opportunità per avere accesso alla cultura in modo paritario. Tutti gli incontri professionali, che io ho percepito come casuali, ad un certo punto hanno avuto un senso. Poi ho aperto la mia casa editrice nel 2016. Ho cominciato a pubblicare le mie storie, ed è stato un viaggio meraviglioso nell’editoria, effettivamente è il mondo in cui voglio stare, in cui sento di avere un ruolo”.
Come è nata l’idea della casa editrice per ragazzi?
“Io sono quella delle sfide impossibili, quando voglio iniziare una cosa lo faccio sempre mettendomi delle spine, mettendomi in difficoltà. Gestire una casa editrice è qualcosa di enorme, bisogna avere anche le capacità di farlo, noi abbiamo fatto un ottimo lavoro, siamo riconosciuti come casa editrice di qualità”.
C’è stato un momento decisivo che l’ha spinta a dedicarsi alla letteratura per ragazzi?
“No, è stato un avvicinamento naturale, con la frequentazione della fiera, degli albi illustrati, questa lettura dei libri per ragazzi che ho trovato molto interessanti e divertenti. Leggo tanta letteratura per ragazzi proprio per interesse personale e quindi è venuto tutto un po’ per sé gradualmente”.
Studiarsi il mondo che ci circonda
Da dove nascono le idee per le sue storie?
“Questa è una domanda che faccio ai ragazzi quando faccio laboratori di scrittura e glielo chiedo. Le risposte dei ragazzi sono meravigliose, per quanto mi riguarda quando ero più giovane adoravo salire sui mezzi pubblici e spiare gli altri. Osservare gli altri è sempre stata una fonte di ispirazione per me e quindi osservare i loro tic linguistici, il modo in cui si muovono, le loro espressioni facciali, è sempre stata una fonte di curiosità e creatività. Ho sperimentato un metodo per cui l’immaginazione può essere solleticata e nutrita dall’utilizzo di giochi di parole, partendo dall’idea che nelle parole sono nascoste già delle storie. Quindi il tuo compito come autore è soltanto quello di dare voce a queste storie, di farle emergere. L’ho sperimentato in una collana che ho chiamato ‘I logogrifi’ in cui negli albi illustrati le storie nascono da questo lavoro sulla parola e questo lavoro lo porto anche nei workshop di scrittura e vedo che in effetti è un grande motore della fantasia”.
Si ispira alla realtà? Come nascono i suoi personaggi?
“Un autore ruba sempre dalla realtà, poi trasforma. Per esempio l’altro giorno ero nel paese di Corridico, dove esiste la leggenda del vampiro che tormentava il paese nel XVII secolo. Sono arrivata in macchina in questo piazzale. Ad un tratto è giunta una cinquantina di gatti, era incredibile, mi sono sentita a disagio, fuori posto. E poi erano tutti molto seri, come se stessero andando a fare un incontro pubblico dal sindaco del paese dei gatti, e si stavano riunendo, davvero confluendo tutti nello stesso punto; a parte che era spaventoso essere l’unico umano in una piazza piena di animali che io adoro. Quest’immagine mi è rimasta in testa e ci sarà in qualche mia storia”.
Esiste una routine di scrittura giornaliera?
“Purtroppo giornaliera no, perché la vita è frenetica e piena di mille cose da fare. Ho una routine nel senso che, quando scrivo, riesco a ritagliarmi il fine settimana per scrivere, oppure in questo periodo in questa meravigliosa residenza in cui sto vivendo. Parto sulla carta, inizio a scrivere su quaderni, per poi spostarmi sul computer, per poi, nel momento in cui ho la sensazione che quello spazio mi costringa, torno sulla carta. Quando sento che quello spazio è troppo stretto, ritorno”.
Qual è il libro a cui è più legata e perché?
“Sicuramente ‘Flavia uragano’ perché è uno dei miei primi libri, scritto sempre con il metodo dei giochi di parole come punto di partenza per la scrittura e l’immaginazione, e poi parla un po’ di me, perché io per tanti anni non ho accettato di essere una scrittrice, ho dovuto fare un grosso lavoro su di me per autorizzarmi a scrivere e per pensare che quello che io ho da dire possa essere interessante per qualcuno. È stato un lungo processo e Flavia racconta di questa bambina che immagina storie ma pensa che siano delle storie strampalate, inutili e le tiene tutte dentro, però poi attraverso una serie di piccoli eventi riesce a liberarsi e accettarsi come uragano di storie”.
Che tipo di messaggio vuole trasmettere ai suoi lettori?
“Io di messaggi non ne posso dare, nel senso che scrivo di cose che mi interessano e che spero possano interessare ai ragazzi, ma soprattutto di cose che li riguardano direttamente, la loro vita quotidiana. Scrivo appunto dall’osservazione, dal ‘rubare’ dalle vite degli altri; mi capita di scrivere su relazioni tra pari, bullismo, relazioni tra genitori e figli che osservo molto e trovo che ci siano delle strutture importanti. Quindi scrivo di questo e spero di fare come succedeva a me da bambina, che leggevo le storie e riflettevo, e mi davano l’occasione per migliorarmi, per formare la mia visione del mondo, e spero che possano dare ai ragazzi che mi leggono questa occasione e soprattutto che li divertano”.
Offrire consigli e prestare ascolto
Come si può avvicinare un bambino alla lettura e che consiglio darebbe ai bambini che vogliono iniziare a scrivere?
“Nella mia esperienza, nella scuola primaria i genitori leggono tanto con i bambini, un modo meraviglioso per introdurre la lettura nella vita quotidiana dei bambini, poi però non si può imporre nulla e con i bambini bisogna condividere ma anche accettare delle proposte dai bambini. Magari hanno visto un fumetto che gli piace, ci sono ancora persone con dei pregiudizi nei confronti dei fumetti, però se gli è piaciuto un fumetto e vuole parlartene e vuole dirti di leggerlo, quello è un buon modo per percepire che la lettura può essere una bella compagna di vita. Io a mia figlia lasciavo i libri che erano belli e interessanti un po’ sparpagliati per la casa, così in modo casuale, e magari lei poi li prendeva e li sfogliava. Lei ha sempre letto tanto senza che io imponessi niente, in modo naturale”.
Lei al momento risiede nella Casa dello scrittore di Pisino, come trova quest’esperienza?
“Io sono stata selezionata tra le varie candidature, 11 scrittori, come scrittrice residente per il mese di luglio, mese in cui potevo prendere una pausa dalla mia routine, e sono qui a scrivere accolta e coccolata dalla Biblioteca comunale di Pisino che mi ha fatto veramente sentire a casa; io sono lì per scrivere, quando è aperta la biblioteca vado lì e c’è un’atmosfera molto bella e accogliente, con lo staff gentile e disponibile, tutti ragazzi giovani. La direttrice è fantastica, mi ha accolta come una cara amica e devo dire che è un’esperienza che ha dato una nuova linfa alla mia creatività, nuova energia. Veramente un’occasione preziosa per tutti gli scrittori”.
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